L’intimità delle nostre battaglie. Intervista a Claudia Durastanti

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di Livia De Paoli

Misurare le parole; le distanze; la durata di un amore; lo spazio che offre una città; e poi perdere il conto di tutto. Claudia Durastanti scrive da molteplici punti di rottura, interruzioni del tempo; e da un luogo dislocato appena sotto la soglia del visibile. Fading. Lì dove le cose si stanno dissolvendo e perdono forma, e tuttavia si possono ancora rintracciare i contorni e interrogarli così come si interroga un oracolo: senza risposte certe. La straniera è un romanzo che accoglie l’eco di una genealogia femminile, da cui l’autrice discende, e diventa poi anche il brusio proveniente da una generazione che viaggia e sposta continuamente il proprio punto di vista sul mondo e non smette di sentirsi straniera, di cercare casa, e finisce con familiarizzare proprio con questo senso perenne di estraneità, di non completa appartenenza.

Corpi vigili. Su “Un giorno verrà” di Giulia Caminito

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di Livia De Paoli

I corpi che dovevano comunque mangiare, bere, dormire, i corpi che sentivano la voglia di altri corpi, anche se inermi e supini, anche se stesi nei fossi, la guerra non sapeva spegnerli, finché respiravano erano vigili, chiedevano attenzione.

Cos’è un corpo? Di cosa è fatto? Che cosa può o che cosa gli è precluso?

«La terra resta» mentre i corpi degli uomini e delle donne vanno via, un giorno saranno anche loro terra. Ma, fintantoché sono vivi, i corpi resistono alla terra: la calpestano, la coltivano, la usurpano; in questo rapporto quotidiano con la terra si va definendo il destino di ciascuno, ogni corpo prende forma.

Tre anni dopo La grande A (Giunti, 2016), Giulia Caminito ritorna sulle radici storiche e familiari per narrare una vicenda ambientata nell’Italia di inizio Novecento a Serra de’ Conti, il paesino di origine del nonno materno, anarchico e marchigiano.