Pavolini nonno e nipote

Questo articolo è apparso sullo Straniero di aprile Per chi ne scrive oggi, a oltre sessant’anni di distanza, è difficile non associare il nome di Alessandro Pavolini ai corpi dei partigiani impiccati o infilzati a ganci da macello e lasciati lì a decomporsi in strada. Pavolini è il fondatore delle Brigate nere, il più fanatico […]

I sette peccati capitali della critica italiana

Una sezione della rivista Lo Straniero del mese corrente è dedicata allo stato di salute della critica. Mi è stato chiesto cosa ne pensavo dell’argomento. Questo è il mio contributo. Relativamente alle faccende di creatività quando non addirittura di genio, ho sempre detestato gli apparati prescrittivi validi a priori. I «si scrive così o cosà», […]

Non posso smettere di continuare, continuerò

Questo pezzo è apparso nel numero di marzo dello Straniero. Coltivare l’idea che il sistema culturale di un paese del primo mondo possa stringere rapporti puerili con il mondo del potere è una pia illusione o – al massimo – il rifugio degli ipocriti. Competizione, prevaricazione e narcisismo ci inchiodano sempre più spietatamente alla croce […]

Inventario di Perec

Vi proponiamo un testo inedito e un po’ particolare di George Perec, già apparso tempo fa sulla rivista Lo Straniero, con una breve introduzione di Carlo Mazza Galanti che serve per capire. Nel gennaio del 1969 Georges Perec intraprende un vasto progetto di scrittura che sembra prefigurare l’impresa del miliardario Percival Bathelbooth, il personaggio principale […]

I libri da leggere a vent’anni

Non credo, come ogni tanto qualcuno sostiene, che i libri che hanno più segnato il nostro modo di pensare e di sentire li abbiamo letti prima dei vent’anni. Credo che a vent’anni una persona sia ancora decisamente potenziale, e quindi suscettibile di essere bene o male indirizzata. Ecco perché, nonostante qualche dubbio, il titolo di […]

Autobiografia di una repubblica

Riprendiamo il discorso di un nostro precedente post, in cui avevamo teorizzato come le tesi di Piero Gobetti nel suo Elogio della ghigliottina fossero ancora pericolosamente attuali e attuabili nel nostro Paese. Una conclusione molto simile sembra arrivare dal nuovo saggio di Guido Crainz, come ci racconta Nicola Lagioia in un suo articolo apparso sullo […]

Intervista a Eraldo Affinati

Da Veglia d’armi al recente Berlin, l’opera di Eraldo Affinati mostra una compattezza e una coerenza che ne fanno, piuttosto che una collezione di libri indipendenti, un campo di ricerca poetica, etica e politica in continuo movimento. Invece di fermarmi sulle soste obbligate, sui tagli che il momento della pubblicazione rappresenta all’interno della continuità di questo già lungo percorso letterario, nella mia intervista ho preferito osservare il disegno complessivo. Quello che mi è parso più interessante, nel lavoro di Affinati, è il modo in cui esigenze e pulsioni apparentemente contraddittorie si affrontano, confliggono e agitano una scrittura tra le più originali e stimolanti della nostra attuale scena letteraria. Il tema del meticciato, dell’ibridazione, dell’intersezione dei modi e delle misure antropologiche, culturali e stilistiche, è forse il tratto più caratteristico di una visione che dal piano delle forme letterarie si riflette in una viva volontà di scommettere, nonostante tutto e senza rinunciare a sciogliere i grovigli più inquietanti, sul futuro del mondo e della globalizzazione. La vocazione pedagogica di Affinati, la sua esperienza d’insegnamento alla Città dei ragazzi e alla scuola Penny Wirton, da lui recentemente fondata nella capitale, riassume e rilancia la «promessa di felicità» che riconosciamo nei suoi libri. Forse per questo, oltre che per la ancora recente pubblicazione del romanzo, La città dei ragazzi è il libro al quale nell’intervista lo scrittore si rivolge con più frequenza, premura e fiducia. Non soltanto è uno dei suoi libri migliori, è anche quello dove «le ragioni del ritorno» si presentano con più chiarezza, più calore e con la fermezza che soltanto la coscienza di un’esperienza assolutamente necessaria può donare alla parola scritta.

Il pensiero politico di Obama

A oltre sei mesi dall’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, vorrei tirar fuori un commento che scrissi a caldo per Lo straniero (n. 102-103, dicembre 2008-gennaio 2009) sulla sua vittoria elettorale di novembre 2008, e sulla campagna elettorale che ha portato alla sua elezione. Perché? Perché credo che, anche a distanza di tempo, bisogna […]

Piccoli segnali europei

Una riflessione di Alessandro Leogrande all’indomani delle elezioni per il Parlamento Europeo, caratterizzate da un significativo crollo dei consensi sia per il Partito Democratico in Italia, che per tutto il centrosinistra europeo. Se l’opposizione della sinistra in Europa si fa sempre più debole, è altresì vero che forze nuove e ostinate stanno emergendo dal suo […]