Letture d’autore: Cristiano Godano

cristianogod

La prima e la seconda puntata di Letture d’autore sono qui e qui. (fonte immagine)
Cristiano Godano, da venticinque voce e chitarra dei Marlene Kuntz, è uno dei migliori parolieri del rock italiano. Dai numerosi riferimenti letterari disseminati nel suo canzoniere si è capito da tempo quanto grande fosse il suo amore per la narrativa oltre che per la poesia, per Vladimir Nabokov innanzitutto, e per autori molto diversi tra loro come John Updike e Carlo Emilio Gadda. Una chiacchierata unicamente incentrata sui libri ci permette, però, di scoprire anche le altre sue passioni, le insospettabili idiosincrasie e di ricordare il suo tentativo, speriamo non isolato, di misurarsi con la prosa.

Come hai conosciuto Nabokov? A che età, con quale romanzo? Che ricordi hai del tuo primo incontro con la sua opera?

Fu “Lolita” il primo suo romanzo. Ricordo molto bene quando avvenne: ero in ospedale a Fossano in attesa di non ricordo più cosa (nulla di grave in ogni caso, probabilmente attendevo gli esiti di alcuni esami, ancor più probabilmente non miei), e iniziai a leggere. Erano pochi giorni primi della mia partenza per Calenzano, dove avremmo iniziato a registrare ufficialmente “Catartica”, il nostro primo disco. Dunque avevo 27 anni. Ricordo che quello che leggevo era tanto affascinante quanto strano, poiché avevo come l’impressione, istintiva più che razionale, che Nabokov giocasse a qualche livello con il lettore (e non alludo al fatto che “subodorai” fin da subito che ero al cospetto di un incredibile autore metanarrativo – lo avrei scoperto con calma, sia che lui lo fosse sia che la metanarrativa fosse una sorta di ramo consistente della letteratura del novecento – quanto al fatto che il tono delle parole pareva sempre voler alludere, sottindendere, nascondere, parodiare, fingere, esagerare). Un altro flash mi riporta invece nello studio di registrazione, qualche settimana dopo, quando fra una sessione e l’altra, in pausa, mi imbattei con emozione in una delle tante descrizioni paesaggistiche che appaiono qua e là nel libro: erano sensazionali, magnifiche, sensuali. Inarrivabili.

Dalla parte di Alice – Il corpo e l’immaginario cinematografico 11: Inland Empire

01-rabbits

“Che cosa ci avviene quando assistiamo a un film e dimentichiamo di essere seduti nell’oscurità? Che cos’è l’immaginario cinematografico oggi? Quale attrazione esercita su di noi? (E: “noi” chi?). La rubrica di Paolo Pecere esamina alcuni film esemplari in cui il cinema sembra affrontare dal suo interno queste domande, collegati dal tema della fantasia di un altro mondo e un’altra vita. Una passeggiata “dalla parte di Alice”, che passa per film più e meno recenti, da Avatar a 2001. Odissea nello spazio, da L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog a Inland Empire di Lynch. Qui le puntate precedenti.

Luce su Inland Empire

«Harry, non ho idea di dove questo ci porterà, ma ho la netta sensazione che sarà un posto meraviglioso e insieme strano»
(l’agente Cooper in Twin Peaks, 1990)

Mentre girava Inland Empire, nel 2005, Lynch confessò di lavorare senza un copione, e di scrivere il film «scena per scena», concludendo: «non ho un’idea precisa di dove andrà a finire. È un rischio, ma ho la sensazione che, poiché tutte le cose sono collegate, quest’idea qua, in quella stanza, si collegherà in qualche modo con quell’idea che sta nella stanza rosa». Il risultato, uscito nel 2007 con la lunghezza di 180 minuti, è forse il film strutturalmente più complesso della storia del cinema. È facile scambiare questa complessità per confusione, pressappochismo improvvisativo, bricolage d’“autore”[1]; così, alla luce di dichiarazioni come quella citata, anche il più accanito ammiratore del cinema di Lynch è tentato di arrendersi: «stavolta hanno ragione; il maestro si è lasciato andare all’autocompiacimento. Chi vuole prendere in giro? Si è ridotto come il vecchio Dalì che firmava litografie di orologi sciolti con la mano rattrappita. È finito».

Da Tolstoj a Nabokov, le opere salvate dalle mogli

leo-tolstoy-sophia-tolstoy

Questo pezzo è uscito su Repubblica. (Immagine: Sofia e Lev Tolstoj.)

Per quanti romanzi russi possiamo avere letto e amato, è sempre poco quel che sappiamo dei loro autori e soprattutto delle loro mogli. Abbiamo notizia e memoria di Sofia Tolstoj e Anna Dostoevskij. Delle signore Nabokov, Bulgakov, Mandelstam e Solzhenitsyn riconosciamo facilmente i cognomi e fatichiamo a ricordare i nomi. Nella migliore delle ipotesi diamo loro merito di essere state compagne e muse, ignorando spesso l’effettiva portata che la loro presenza ha avuto nella storia della letteratura russa. A colmare la lacuna arriva dall’America un importante libro dal titolo The Wives: The Women Behind Russia’s Literary Giants (Pegasus Book, $ 27,95), ovvero ‘Le mogli: le donne dietro i giganti della letteratura russa’. A firmarlo è Alexandra Popoff, giornalista e scrittrice russa che attualmente vive in Canada, figlia a sua volta di una scrittore e cresciuta con la convinzione che “tutte le mogli degli scrittori fossero coinvolte nel lavoro creativo del marito tanto quanto lo era mia madre”. Ovvero, che quella di “moglie di scrittore” fosse in sé un mestiere.

Dalla parte di Alice – Il corpo e l’immaginario cinematografico 6: Kubrick, quarta parte

the-shining-carpet

“Che cosa ci avviene quando assistiamo a un film e dimentichiamo di essere seduti nell’oscurità? Che cos’è l’immaginario cinematografico oggi? Quale attrazione esercita su di noi? (E: “noi” chi?). La rubrica di Paolo Pecere esamina alcuni film esemplari in cui il cinema sembra affrontare dal suo interno queste domande, collegati dal tema della fantasia di un altro mondo e un’altra vita. Una passeggiata “dalla parte di Alice”, che passa per film più e meno recenti, da Avatar a 2001. Odissea nello spazio, da L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog a Inland Empire di Lynch. Qui la prima, qui la seconda, qui la terza, qui la quarta e qui la quinta puntata.

Kubrick – desiderio e visione IV

1980 – Dell’infanzia come padronanza dell’immaginario

Con Shining Kubrick conclude la riflessione sull’immaginario sviluppata nei film precedenti e indica finalmente una via di fuga da quell’intreccio di sessualità coatta, violenza e repressione che imprigiona i suoi personaggi (i due film successivi di Kubrick rimoduleranno e svilupperanno ulteriormente i temi già comparsi, senza aggiungere sostanziali novità di contenuto). È significativo che il pessimismo storico variamente intessuto nel cinema di Kubrick sia lacerato soltanto qui e in Lolita, con la presenza di protagonisti ancora al di qua dell’adolescenza (per tacere dell’enigmatico feto di 2001, che come il Danny di Shining ha in sé qualcosa di sovrannaturale).

Dalla parte di Alice – Il corpo e l’immaginario cinematografico 3: Stanley Kubrick

kubrick

“Che cosa ci avviene quando assistiamo a un film e dimentichiamo di essere seduti nell’oscurità? Che cos’è l’immaginario cinematografico oggi? Quale attrazione esercita su di noi? (E: “noi” chi?). La rubrica di Paolo Pecere esamina alcuni film esemplari in cui il cinema sembra affrontare dal suo interno queste domande, collegati dal tema della fantasia di un altro mondo e un’altra vita. Una passeggiata “dalla parte di Alice”, che passa per film più e meno recenti, da Avatar a 2001. Odissea nello spazio, da L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog a Inland Empire di Lynch. Qui la prima e qui la seconda puntata.

III. Kubrick: desiderio e visione

Mary per sempre

jack4602

Pubblichiamo un’intervista di Tiziana Lo Porto, uscita su «D – La Repubblica delle Donne», a Mary Gaitskill.

Mary Gaitskill è una delle scrittrici che tutti dovrebbero conoscere. Leggendo, in blocco, l’opera completa: per ora due romanzi e tre raccolte di racconti abitati prevalentemente da ragazze più o meno giovani dirette in caduta libera ma a testa alta verso l’età matura, disposte alla resa a un mondo di adulti contorti, sbagliati, politicamente molto meno corretti di quanto vorrebbero far credere, al loro meglio pornografici. C’è Debbie, arrendevole al sesso e al dolore prima ancora che all’amore, divenuta celebre in Italia (e altrove) una decina d’anni fa come personaggio principale del film di Steven Shainberg Secretary, tratto da un omonimo impeccabile racconto di Bad Behavior, fulgida antologia d’esordio di Gaitskill (oggi parzialmente tradotta e pubblicata in Italia da Einaudi in Oggi sono tua, sorta di best of delle sue tre antologie di racconti). C’è Veronica, musa e personaggio del romanzo a cui dà il nome (Veronica, da metà giugno in libreria per Nutrimenti) e in cui morirà di Aids malgrado l’amore. C’è Alison, modella coprotagonista e struggente voce narrante di Veronica, che inconsapevole della propria bellezza si muove in un mondo in cui “anche se siamo in guerra con il terrore, le riviste di moda dicono che ora siamo solari, indossiamo abiti dai colori chiari e preferiamo essere moralmente limpidi”. Ci sono frasi che si stagliano piene e dense da sembrare interi romanzi, dialoghi che presagiscono commozione e struggimento, e promettenti dichiarazioni d’intenti. Così Leisha, nel racconto Legame: “Appena finisco di studiare voglio trovare un lavoro da Dunkin’ Donuts. Voglio ingrassare. O darmi all’eroina. Voglio essere un disastro”.

E se Lolita l’avesse scritta Groucho Marx?

di Fabio Stassi

In un saggio intitolato Groucho e il sigaro, Italo Calvino si inchina alla memoria di Groucho Marx, e aggiunge:

lo associo nel mio rimpianto a un altro grande cinico che se n’è andato questa estate, un altro spietato osservatore del genere umano come spettacolo comico e sgradevole, un altro manipolatore dell’elasticità della lingua

Personaggi da romanzo

Dopo l’uscita l’anno scorso di Holden, Lolita, Zivago e gli altri, Fabio Stassi continua il suo lavoro di riscrittura e archiviazione dei personaggi di romanzo.

Jacques Deza (Javier Marias, Il tuo volto domani)

Per la verità, la mia voce fu già registrata in un altro libro, tredici anni fa, ma non avevo nome e nessuno sapeva ancora chi fossi. Ora posso finalmente dire di chiamarmi Jacques, anche se in molti mi conoscono come Jaime o Jacobo o Santiago o Diego o Yago.

Dalla parte del personaggio

Fabio Stassi continua il suo lavoro di riscrittura e archiviazione dei personaggi di romanzo dal dopoguerra a oggi, anche dopo l’uscita, l’anno scorso, di Holden, Lolita, Zivago e gli altri.

di Fabio Stassi

Bärlach, commissario (1953)
Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia

Dalla finestra di questa clinica per ricchi, su una collina, vedo la luce acida dell’alba illuminare i contorni borghesi del mondo. Zurigo è una città senza odore.

L’originale di Nabokov

nabokov

È il 1977: malato, costretto a letto da una caduta e dalle sue complicazioni, sentendo probabile la morte, Vladimir Nabokov chiese alla moglie di bruciare quanto aveva finora scritto di un romanzo intitolato L’originale di Laura. La moglie promise, ma perso il marito non riuscì a mantenere l’impegno. E neppure il figlio Dmitri che, corteggiato dal potentissimo agente Andrew Wylie, si è oggi convinto a dare alle stampe l’embrione dell’ultima opera nabokoviana.