Tutti al mare, a sognare la montagna. Uno sguardo geografico sull’attualità letteraria

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L’ultima estate italiana, afosa e da record per quanto riguarda gli incassi delle strutture balneari e degli esercizi commerciali delle località marittime, è sembrata dilatarsi oltre ogni limite e proseguire oltre i propri confini naturali, ma che cosa ne resta, nel bel mezzo di quest’inverno? Ricordi sfocati, nell’attesa della bella stagione che il 2018 vorrà offrirci, e la certezza che la preferenza degli italiani per il mare sia definitivamente consolidata: non che fosse necessaria un’ulteriore conferma, poiché le immagini e le canzoni della nostra mitologia vacanziera, sin dagli anni del boom economico, hanno in larghissima parte come sfondo le spiagge della nostra penisola e delle nostre isole. La lunghissima estate del 2017, però, coi suoi sconfinamenti, coi fine settimana al mare da tutto esaurito anche ad autunno inoltrato – almeno finché le temperature sono state clementi –, ha significato l’accentuazione di una tendenza: nel turismo costiero sembra ormai radunarsi ogni possibilità di distrazione, tanto che l’assalto ai lidi è stato messo in atto non appena gli obblighi della città lo abbiano permesso, e non è stata d’ostacolo l’alzataccia causa partenza (e coda autostradale) del sabato mattina, per i più sfortunati che non siano riusciti ad anticipare alla sera prima e per chi non sia stato abbastanza spudorato da darsi alla fuga addirittura attorno all’ora di pranzo del venerdì, riuscendo a farsi sostituire sul posto di lavoro, insistendo un po’.

Su scrittori, soldi e privilegi

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di Lorenza Pieri

Qualche settimana fa è uscito su salon.com un articolo della scrittrice Ann Bauer, romanziera e saggista, che mi ha abbastanza stupito. Perché parla di un tema insolito per la cultura americana, cioè il pudore della ricchezza e dei privilegi. Se c’è una cosa di cui gli americani non si vergognano sono i soldi, se c’è un argomento che non è considerato tabù è essere ricchi di famiglia e men che meno avere uno stipendio molto alto. Nessuna remora riguardo ai finanziamenti privati per le cose pubbliche, gestiti da lobbisti di professione, e una certa forma di vanità nell’elargire; anche la beneficenza è tutt’altro che un’attività da tenere preferibilmente anonima.

Intervista a Susanne Bier

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Pubblichiamo un’intervista di Lorenza Pieri, uscita su Doppiozero, alla regista danese premio Oscar Susanne Bier.

di Lorenza Pieri

Quiz: quante registe donna riconosciute internazionalmente conoscete, di quelle che hanno vinto un Oscar con un loro film? Forse ai più verrà in mente un nome solo.

Ecco, l’altro è quello della danese Susanne Bier, una delle più importanti registe contemporanee, vincitrice nel 2011 con In un mondo migliore dell’Oscar come miglior film straniero, di un Golden Globe e dell’European film Award, più di un’altra sfilza di riconoscimenti per i suoi film precedenti.

Perché non sia famosa come merita verrà fuori in qualche modo anche dalla conversazione che ho avuto il piacere di fare con lei a Roma, per il lancio del suo nuovo film, Love is all you need, una commedia romantica originale e non priva di risvolti drammatici, con Pierce Brosnan come protagonista insieme alla bella Trine Dyrholm, eclettica musa della Bier.

Quanto è difficile chiedere scusa

Sono passati sei mesi dal naufragio della Costa Concordia. Pubblichiamo una riflessione di Lorenza Pieri.

di Lorenza Pieri

Sono sei mesi esatti che il panorama della mia infanzia è inquinato. Sei mesi che affacciandomi dalla finestra di casa (la casa dove non vivo stabilmente ma in cui sono cresciuta e abito d’estate), provo la stessa sensazione di sbalordito smarrimento che se vedessi un ufo atterrato in giardino. Sei mesi, che anche se il germe dell’assuefazione ha provato a fare il suo mestiere, ogni volta che alzo gli occhi, anche in questo preciso momento, proprio dalla scrivania a cui sto seduta adesso, prima impreco e poi mi faccio la stessa domanda “Com’è possibile?”

Lucio Dalla: Il futuro? Non c’è. Ma bisogna essere pronti a tutto

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Un’intervista inedita di Lorenza Pieri a Lucio Dalla, fatta in occasione del cinquantenario della morte di Tazio Nuvolari, per cui il cantautore bolognese scrisse l’omonima canzone. Nelle parole di Dalla intervistato ravvisiamo i cambiamenti di un’epoca, la nascita dei miti contemporanei e la solitudine degli idoli, la sua idea di globalizzazione e la sua visone del futuro, piena di speranze. Salutiamo con questo pezzo, per l’ultima volta, un grande artista italiano.

di Lorenza Pieri

La sua è una delle più belle canzoni dedicate a un mito sportivo. Come è nata «Nuvolari»? È stata un’idea sua o di Roversi?
L’idea è venuta a Roversi. Roversi a livello letterario era ed è uno dei poeti più importanti d’Italia. La sua presenza per me è stata fondamentale. È stato il mio maestro. La sua è stata un’educazione letteraria e umana. In questo senso il testo che lui ha scritto non è neanche stato rivisto da parte mia perché sapevo che veniva “dall’alto” nel vero senso della parola.