Suspiria di Guadagnino: non un horror ma un saggio sul male

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Confesso che, fin dall’inizio, avevo nutrito una forte perplessità sull’idea di Suspiria diretto da Luca Guadagnino.

Che senso poteva avere un’operazione (in un’epoca di reboot, remake, cover, ologrammi di cantanti morti, edizioni deluxe) rifare il film concettualmente più irripetibile di Dario Argento (per mera questione tecnica, visto la scelta magistrale del Technicolor di Luciano Tovoli), unicum estetico non solo nel cinema italiano o nel genere horror ma della storia cinematografica tout court?

Suspiria, 1977

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Qualche giorno fa alla settantacinquesima edizione della Mostra del cinema di Venezia è stato presentato Suspiria, il remake di Luca Guadagnino dall’omonimo film girato da Dario Argento nel 1977. Di seguito vi proponiamo due pezzi usciti sul Mucchio che raccontano il film originale, con un’intervista al regista romano.

di Rosario Sparti

Il 1977 non è un anno come gli altri. In Italia si apre il processo per la strage di Piazza Fontana; il sindacalista Luciano Lama viene duramente contestato durante un comizio a La Sapienza; le morti di Francesco Russo e Giorgiana Masi danno vita al Movimento del ’77; la televisione avvia le trasmissioni a colori mentre Carosello va a nanna; la legge 903 sancisce la parità di trattamento tra uomo e donna in materia di lavoro; Monicelli sopprime la commedia all’italiana con il suo Un borghese piccolo piccolo. Intanto, alla guida del paese resiste il “Governo di solidarietà nazionale” presieduto dall’immancabile Andreotti. Si respira ancora un’aria che puzza di stantio, ma qualcosa sembra essere cambiato definitivamente. Il paese è giunto al capolinea.

Scrivere di cinema: Chiamami col tuo nome

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di Lorenzo Ciofani

Sui titoli di testa, immagini di reperti archeologici. In una parentesi di grazia, il professore fa vedere ad Oliver, lo studente americano accolto in casa per motivi di studio, diapositive di sculture greche appena riapparse dal passato. Ai suoi occhi, il motivo per cui il ragazzo ne rimanga incantato non è indecifrabile: in quelle statue ci sono l’armonia e la sinuosità di Prassitele, uno dei maestri della classicità.

“Non so bene chi sono”: intervista a Elio Germano

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Questo pezzo è uscito sul numero di ottobre di GQ. Ringraziamo l’autore e la testata.

di Malcom Pagani

Indeciso tra Shakespeare e i fratelli Vanzina, Elio Germano decise di essere. Accadde molto tempo fa quando scegliere tra il palcoscenico offerto da Giancarlo Cobelli e il set de Il cielo in una stanza, dice: «Non mi fece dormire per qualche settimana». Quasi vent’anni dopo, tra un David di Donatello e un premio a Cannes, le stanze non hanno più pareti e l’unico architetto del proprio futuro è lui: «Avevano ragione i miei insegnanti di recitazione: “Se hai fatto l’attore protagonista al cinema essere chiamati in teatro non è improbabile, l’ipotesi contraria, il salto dal teatro al cinema, è molto più difficile”». Dopo aver lavorato in ordine sparso con De Matteo, Vicari, Franchi, Salvatores, Luchetti, Martone, Guadagnino, Scola, Virzì e Abel Ferrara, il giovane favoloso che sa trasformarsi in cattivo tenente, in operaio e in giocatore d’azzardo, ha puntato su Stefano Sollima.

Lode al film perfetto e al film più imperfetto di Venezia 2015

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C’è un filo extratestuale che accomuna Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson e A Bigger Splash di Luca Guadagnino, quello di essere stati eletti al ruolo dei più “esposti”di un festival del cinema. Si è parlato di tutti i film del concorso Venezia 72, ma nessuno quanto questi è affiorato all’attenzione di critica e pubblico, determinando una equivalente suscettibilità di opinione. Due storie che guardano al privato, differenti per cifra narrativa, in cui il racconto si realizza in modo così personale, radicale nella forma, da risaltare agli occhi di chi guarda. Compiuto ed essenziale il film d’animazione di Kaufman/Johnson, accolto con consensi pressoché omogenei; magmatica e spezzata è invece l’opera di Guadagnino, che ha offerto il fianco a dissidi e malumori. Ma è anche in virtù di una risonanza mediatica – è mancato il film scandalo quest’anno, a qualcosa ci si doveva pur attaccare – che Guadagnino e Kaufman/Johnson sembrano stati gli unici a osservare le oscillazioni dell’intimo umano in maniera altrettanto diretta ed efficace. Dunque, esiste anche un filo testuale che lega A Bigger Splash ad Anomalisa: raccontare quanto possa essere complessa e stratificata l’elaborazione del desiderio; e mostrare come l’emotività umana possa inframmezzarsi, talvolta avvicendarsi, alla realtà, al punto da alterarne i connotati, da rifondarne la parvenza.