Luca Mercadante e i ruggenti anni novanta di “Presunzione”

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Era da tempo che non compariva, tra quelli di casa nostra, un romanzo politico intelligente, ben scritto, dotato di strafottente vitalità. Luca Mercadante ce ne ha donato uno – Presunzione –, di cui già avevamo avuto un assaggio grazie alla menzione del Premio Calvino dell’anno scorso. Un libro che si affaccia nel panorama degli esordienti con coraggio, e con una storia – quella di un giovane ambizioso e arrogante che schifa la provincia e le ipocrisie di quelli che lo circondano, famiglia compresa – che bene inquadra l’Italia dei primi anni Novanta, quella della leva obbligatoria, dell’istituzionalizzazione della camorra, ma anche quella più ruggente e assoluta di un diciottenne in rotta con gli ultimi avamposti illusori dell’adolescenza.

Bruno Guida, cresciuto a Villa Literno, non si fa incantare dalle promesse facili di una vita d’obbedienza e d’ufficio: si aspetta grandi cose dalla vita, le pretende; e benché non gli occorrano autorizzazioni cerca di meritarsele, mordendo sempre la mano di chi vuole addomesticarlo.