La aporie del materno nel movimento delle donne

Les-Demoiselles-d’Avignon

Relazione al convegno “Madri senza tempo?”, Milano, 2011. (Immagine: Pablo Picasso, Les Demoiselles D’Avignon, particolare)

Aporia è un termine poco usato ma, in questo caso, più preciso che “contraddizioni”. Si usa quando si possono attribuire a uno stesso concetto ragionamenti opposti.

La domanda da cui sono partita è la seguente: il materno (maternità reale, simbolica, doti femminili, ecc.), così come è comparso in varie fasi del movimento delle donne, è una permanenza, un’invariante, cioè un’identità, un ruolo che ereditiamo da quella che è stata considerata tradizionalmente la “differenza femminile” – una differenza desunta più o meno de terministicamente dalla capacità biologica di fare figli -, oppure un fattore di cambiamento? Ma, soprattutto, ed è qui che vedo l’aporia, si può pensare che quella che è stata la ragione dell’esclusione delle donne dalla vita pubblica – la riduzione a un tutto omogeneo come il genere, l’identificazione attraverso il sesso di appartenenza, il corpo, la sessualità, la cura necessaria  alla conservazione della vita – possa, con un semplice capovolgimento, dal negativo al positivo, diventare un’opportunità di emancipazione, di liberazione o di potere femminile?