Anime Arabe al Salone del Libro di Torino. La parola oltre i confini

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di Lucia Sorbera

“Mille Volte No” è il titolo di un’istallazione curata nel 2010 da Bahia Shehab, storica dell’arte e artista libanese-egiziana, nonché vincitrice dell’ultima edizione del Premio Unesco-Sharjah per la cultura araba. Invitata dal museo Haus Der Kunst di Monaco a realizzare un progetto artistico che usasse la lingua araba come mezzo d’espressione,[1] Bahia Shehab decise di raccogliere una serie d’iscrizioni della parola “NO” dall’ampio repertorio della storia dell’arte islamica. Ne trovò migliaia: “Come essere umano che vive nel mondo di oggi, come artista, come donna araba, pensai di avere solo una cosa da dire: NO […] Poi, a nove mesi dall’inizio della rivoluzione, capii che ogni no aveva una sua ragione d’essere. Fu così che mi ritrovai nelle strade del Cairo a disegnare graffiti sui muri della città: no al governo militare, no allo stato d’emergenza, no a spogliare le persone, no a picchiare le donne, no ad accecare gli eroi, no al rogo dei libri, no alla violenza, no a scippare la rivoluzione, no a un faraone dietro l’altro.”

Oltre le marce delle donne. Il femminismo alla prova dei regimi autoritari

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di Lucia Sorbera

Alla Marcia delle donne che si è tenuta a Washington il giorno successivo alla cerimonia d’insediamento di Donald Trump la studiosa e attivista Angela Davis ha lanciato un appassionato invito alla resistenza contro la supremazia del patriarcato bianco. Una resistenza che, ammonisce Davis: “Dovrà avvenire quotidianamente nei prossimi 1459 giorni, sul terreno, nelle aule scolastiche, nei luoghi di lavoro, nella nostra arte e nella nostra musica” (enfasi aggiunta da chi scrive).

Il nesso tra espressione artistica e resistenza civile non è nuovo alle femministe egiziane. Se la rivoluzione del 2011 ha aperto una rinnovata stagione di attivismo femminista, già negli anni Novanta del secolo scorso la scrittrice Nawal al-Saadawi analizzava la lunga tradizione delle culture del dissenso, e dedicava un saggio proprio al tema Dissidenza e Creatività (1995), in cui sottolineava la necessità di contestualizzare nel tempo e nello spazio le tecniche di oppressione e sfruttamento, enfatizzava il bisogno di demistificare le parole chiave del Ventesimo secolo, come pace, democrazia, diritti umani, privatizzazione, globalizzazione, società civile, fondamentalismo religioso e postmodernità, e concludeva che la creatività è intrinsecamente dissidente.

I confini? Sono stati innalzati per essere attraversati

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Questo intervento di Paola Caridi e Lucia Sorbera è uscito su Jadaliyya. Ringraziamo la testata e le autrici, che hanno tradotto il testo per minima&moralia (fonte immagine).

di Paola Caridi e Lucia Sorbera

Non più un paese, ma una cultura. Non più l’Arabia Saudita, bensì la letteratura araba. Non più un criterio geopolitico, ma uno geoculturale. La decisione presa dal Salone Internazionale del Libro di Torino, lo scorso ottobre, rompe una tradizione consolidata negli anni: in ogni edizione, la più importante fiera del libro d’Italia (la seconda in Europa) sceglieva di concentrare l’attenzione su di un paese in particolare, in stretta collaborazione con le istituzioni, l’ambasciata, e laddove presente il ministero della cultura dello Stato indicato come ospite d’onore. La letteratura, dunque, veniva conchiusa nei limiti statuali, all’interno di confini ben delimitati.