Tutti gli esuberi del finanzcapitalismo. Intervista a Luciano Gallino

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Luciano Gallino, tra i più autorevoli sociologi italiani, è morto ieri, 8 novembre 2015, a Torino. Lo ricordiamo con un’intervista apparsa nello speciale “Democrazia al lavoro”, a cura de il manifesto e di Sbilanciamoci.info, in occasione dello sciopero generale della Fiom dell’11 febbraio 2012 (fonte immagine).

Nel suo ultimo libro, Finanzcapitalismo, analizza la trasformazione del passato capitalismo produttivo nell’attuale capitalismo dei mercati finanziari. Una trasformazione durante la quale come nuovo criterio guida dell’azione economica viene adottata la massimizzazione del valore per l’azionista. In che termini questo paradigma ha dato vita a una nuova concezione dell’impresa, favorendone quell’irresponsabilità da lei già criticata ne L’impresa irresponsabile?

La concezione dell’impresa è stata trasformata con grande rapidità, non solo sul piano teorico ma anche nella pratica della gestione e del governo delle imprese, soprattutto dopo gli anni Ottanta del Novecento, quando si è passati da una concezione che potremmo definire istituzionale dell’impresa – per cui essa è o dovrebbe essere un insieme di complessi rapporti sociali tra proprietari, dirigenti, dipendenti, fornitori, comunità locali – a una concezione prevalentemente contrattualistica. Secondo quest’ultima concezione, l’impresa viene intesa come un fascio, un insieme di contratti – stipulati con tutti gli attori che concorrono a vario titolo alla produzione – che hanno una precisa data di scadenza e che possono essere, quali più quali meno, rescissi in ogni momento.

Il desiderio di morte come progetto politico

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Quello che la prima volta si manifesta in tragedia, la seconda lo fa in farsa. E la terza – la definitiva, la terminale – come lettera da Parigi. Lo psicodramma Spinelli e l’esperienza della Lista L’Altra Europa con Tsipras sono finiti ieri, nel modo peggiore che si poteva immaginare: un suicidio mascherato da sopravvivenza. Barbara Spinelli, dopo giorni di silenzio andropoviano, ha inviato una mail da Parigi, che potete leggere qui. E invito a farlo, a leggerla, dico, per intero; perché è uno dei documenti più rappresentativi della sinistra italiana, della sua incapacità a comunicare, della sua deresponsabilizzazione patologica, del suo narcisismo laschiano conclamato, del suo desiderio di morte, della sua fame saturnina.

La Costituzione, in prima persona.

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Oggi, martedì 28 gennario alle 17 e 30, presso il Dipartimento di Filosofia, a Villa Mirafiori, nell’aula XII, Via Carlo Fea 2, 00161 Roma, Tomaso Montanari terrà una relazione dal titolo Patrimonio artistico e democrazia come primo incontro del seminario permanente, organizzato dalla Cattedra internazionale Emilio Garroni dedicato al tema di una “Topologia del senso comune”. Questo è il sito del progetto. Chi non ha avuto la fortuna di ascoltare Emilio Garroni quand’era vivo, si guardi almeno questo video. Questo qui sotto è l’abstract dell’intervento.

Il più importante repertorio di immagini della prima età moderna – l’Iconologia di Cesare Ripa – contiene un’allegoria della Conservazione il cui senso è che la «durazione» delle cose si può assicurare solo a condizione di una «trasmutazione».
È proprio così: l’ambiente e il patrimonio storico e artistico della nazione italiana dureranno solo se gli italiani «trasmuteranno» la loro mentalità. Per farlo abbiamo bisogno di pensieri diversi, di parole che non siano quelle – fruste, inefficaci, fallimentari – che affondano ogni giorno il discorso pubblico italiano. Di un altro modo per guardare alla funzione della cultura.

Life in Technicolor

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Questo pezzo è uscito in una versione leggermente più breve su Repubblica del 31 dicembre 2013. di Christian Raimo Qualche settimana fa, quando mi è capitata sotto gli occhi la notizia che lo stabilimento della Technicolor di Roma sarebbe chiuso definitivamente il 31 dicembre, licenziando gli ultimi 94 dipendenti e abbandonando la sede storica di […]

Se il futuro sono i grillini…

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Riprendiamo questo articolo di Alessandro Leogrande uscito sull’ultimo numero de «Lo straniero» (luglio, n.145), di cui segnaliamo – tra le altre cose – anche una “Lettera da Parma” di Alberto Grossi, l’epistolario tra Andrea Caffi e Nicola Chiaromonte, due lunghe interviste a Luciano Gallino e Walter Siti.

Se si votasse oggi per le elezioni politiche, dice l’ultimo sondaggio Swg pubblicato prima della chiusura di questo numero di “Lo straniero”, il Movimento 5 stelle prenderebbe il 21% dei voti. Un’enormità, dopo il crollo della Prima repubblica. Sarebbe il secondo partito d’Italia, dopo il Partito democratico, fermo al 24%. Il Pdl, sempre secondo il sondaggio Swg, sarebbe in caduta libera, intorno al 15% dei voti. Tutti gli altri (Udc, Lega, Idv, Sel) si aggirerebbero tra il 5 e il 6%. I sondaggi sono sondaggi: vanno presi con le pinze, soprattutto a molti mesi di distanza dalle elezioni reali. Tuttavia quello che si va delineando è molto più di un terremoto politico. Si tratta di una vera e propria frattura del corso costituzionale.