Da Pascoli a Busi, critica in contropiede

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Questo articolo è uscito, in forma abbreviata, sul quotidiano Europa.

Da alcuni anni a questa parte, il trentaquattrenne Matteo Marchesini, conosciuto anche come poeta e narratore, si è imposto come una delle voci più acute e stimolanti della nostra critica letteraria. Impresa tutt’altro che facile in un mondo in cui la critica ha ormai perso la propria tradizionale autorevolezza e lo spazio dedicato alla letteratura nelle pagine culturali dei quotidiani è sempre più esiguo. Oggi i critici acquistano una qualche visibilità soltanto quando sono coinvolti in qualche (più o meno oziosa) polemica, per esempio quella innescata recentemente da un discusso articolo di Franco Cordelli.

Bartolo Cattafi a trentacinque anni dalla sua morte

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Questo pezzo è uscito sul numero di marzo della rivista Poesia.

di Diego Bertelli

Trentacinque anni rappresentano un arco di tempo sufficientemente adeguato per fare (o rifare) un bilancio, specie nel caso di un poeta come Bartolo Cattafi. Al di là di un consenso quasi dovuto e con l’eccezione di alcuni casi rari, il riconoscimento nei suoi confronti è stato sempre sommesso, se non sospettoso, anche in tempi recenti. Andrea Inglese, in un suo intervento apparso nel 2008 su «Nazione Indiana», ha descritto in modo eloquente questo atteggiamento riferendosi nello specifico agli anni Novanta, quando la diffidenza nei confronti del poeta raggiunge uno dei suoi momenti più espliciti: «Cattafi era conosciuto da tutti, ma nessuno ne parlava. Se proprio se ne doveva parlare, se ne parlava bene, ma per subito passare ad altro». Pensando alla stolida maniera in cui il poeta è stato «ideologicamente» ridotto ai minimi termini viene in mente la parte conclusiva di una battuta salace di Leo Longanesi: «uno stupido è uno stupido, due stupidi sono due stupidi, ma diecimila stupidi sono una forza storica».

Social network e critica militante: Antonio Di Grado, un italianista aforista

critica letteraria

Questo articolo è apparso su Alias/ il manifesto.

Chi voglia tracciare un panorama attendibile della critica letteraria attuale non può assolutamente evitare di fare i conti con i social network, e in particolare con facebook. Non solo perché quasi tutti i principali lit-blog si affidano a questo mezzo, ma anche perché un numero sempre crescente di critici delle più diverse generazioni ha ormai un account su facebook, utilizzato, fra l’atro, per diffondere valutazioni politiche, culturali o più strettamente letterarie. Cosicché, piaccia o meno, facebook è diventato oggi un luogo fondamentale per l’esercizio della critica cosiddetta militante. Tuttavia nessun critico italiano, che io sappia, aveva mai pensato finora di raccogliere in volume i propri “stati”, cioè gli scritti frammentari diffusi attraverso il social network in questione. Ecco perché vale senz’altro la pena leggere Chi apre chiude. Dispacci e cimeli arenati nel web (Le Farfalle, pp. 128, € 12) di Antonio Di Grado, italianista di meritato prestigio.