Un sedicesimo: cieli dal collezione

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Questo articolo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Ha collezionato cieli come antidoto contro la malinconia. E adesso i cieli blu di carta del giovane scrittore, illustratore e designer inglese Joe Rudi Pielichaty sono diventati il bellissimo libro tascabile Blue Skies pubblicato come nuovo numero della rivista di grafica “Un Sedicesimo” (Corraini in collaborazione con Arti Grafiche Castello, pagg. 16, 5 euro).

Pielichaty ha iniziato la sua collezione un giorno del 2008, quando studente all’Edinburgh College of Art come surrogato alla desiderata fuga (dagli studi, dall’ansia, dallo spleen, dal cielo grigio di Edimburgo) ritagliò un cielo blu da una rivista di viaggio. Da lì in avanti, un cielo dopo l’altro, ha incollato e custodito cieli di mezzo mondo dentro quaderni e album di foto a mo’ di souvenir di viaggi immaginari.

Intervista a Luigi Ontani. Del cinema, della provincia, dei curatori…

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Questo articolo è uscito su Artribune.

di Santa Nastro

Arte e cinema. Se ne è discusso il 1° dicembre al Cinema Trevi di Roma in un incontro a cura di Alessandra Mammì. In questa intervista Luigi Ontani racconta il suo rapporto con il cinema, e molto altro ancora.

Qual è il suo rapporto con l’immagine in movimento, dai primi video in Super 8 a oggi?

Il Super 8 è stato un momento avventuroso – ovviamente non l’unico nella mia vita. Aveva senso per me la dimensione del gioco, la ripetizione del gesto, il rito. Era anche un momento in cui, pur avendo già partecipato a molte mostre, non avevo ancora delle prospettive espositive precise. I primi Super 8 sono nati nel contesto di Palazzo Bentivoglio, dove le condizioni di ripresa erano simpaticamente dilettantesche. Ho però cercato di esprimere una mia idea in quei comportamenti. Con tutto l’amore per il cinema, tuttavia, non stavo pensando ad esso. Le mie erano già delle performance fatte e registrate come testimonianza sulla pellicola.

Cronache emiliane d’epica geografia artistica

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Vasco Brondi aka Le luci della centrale elettrica sarà a Roma, alla Pelanda del Macro a Testaccio, il 17 e 18 ottobre alle 22 per il Romaeuropa Festival con “Cronache emiliane”. Lo spettacolo è un reading-viaggio musicale in Emilia con foto di Luigi Ghirri, testi di Gianni Celati, Roberto Roversi, Pier Vittorio Tondelli, Cesare Zavattini, Giorgio Bassani e canzoni delle Luci. Musiche originali composte e sonorizzate dal vivo da Federico Dragogna. Quest’articolo di Vasco Brondi è uscito su pagina99we. (Immagine: Luigi Ghirri, Ostiglia, Centale Elettrica, 1987)Quest’articolo di Vasco Brondi è uscito su pagina99we. (Immagine: Luigi Ghirri, Ostiglia, Centale Elettrica, 1987)

di Vasco Brondi

Lungo lo stradone una fila di negozi con tutti i sacramenti moderni, e donne che vanno a far la spesa pedalando come se il tempo per loro non avesse peso. Una chiesetta in stile gotico d’epoca fascista, fioriture di antenne televisive sui tetti, e anche qui quel tono da vita nelle riserve. È un po’ come essere sotto il livello standard del progetto finanziario di vita universale. 

Gianni Celati, Verso la foce

Mi sono accorto all’improvviso di vivere in Emilia attraverso le cose che leggevo, le canzoni che ascoltavo, i film che guardavo.

Sull’avventura di “PIANISSIMO”

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Sull’avventura di “Pianissimo – libri sulla strada”, Filippo Nicosia ha scritto un libro adesso pubblicato da Terre di mezzo. Per gentile concessione dell’editore, condividiamo un estratto del libro con i lettori di minima&moralia. In apertura, un breve “cappello” di Nicosia in cui dà conto di alcune novità, come l’apertura della libreria Colapesce a Messina. di […]

Perché ci piace Wes Anderson

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Dio è nei dettagli.

Il dettaglio è sapido, croccante, sfida l’idea astratta che l’immagine sia un blocco compatto e univoco: apre fessure, link, rivelazioni che sfuggono alla composizione dell’insieme. Perciò il dettaglio è idealmente contrario alla saturazione: se ce ne sono troppi rimbalziamo tra uno e l’altro come la pallina del flipper in una specie di nevrotico andirivieni che ci impedisce di fermarci e gustare il piacere di ogni singolo particolare. Questo rimpallo, tuttavia, non è soltanto frustrante: rimanda al piacere della dissipazione, al gusto di fondersi nell’immagine, con l’immagine. È il segreto di pulcinella del barocco: l’oggetto nascosto di un quadro di Bosch (o di una tavola di Jacovitti) è il nostro inconfessato desiderio di perderci e sparire. Anderson appartiene in qualche modo a questa famiglia. Le sue visioni frontali formicolanti di dettagli, le sezioni degli edifici e l’azione contemporanea su diverse porzioni dello schermo, tutte quelle combinazioni simultanee ci trasmettono il piacere bulimico del troppo pieno.

L’ambigua gloria postuma di Ghirri

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Il 24 aprile si inaugura presso il MAXXI di Roma Luigi Ghirri. Pensare per immagini, una mostra antologica che raccoglie più di 300 fotografie dell’artista emiliano. Questo pezzo è uscito su Orwell lo scorso dicembre. (Immagine: Luigi Ghirri, Bastia, 1976.)

Nel pantheon dei padri fondatori della fotografia contemporanea italiana Luigi Ghirri ha sempre occupato un posto di primo piano. Nel corso della sua carriera, interrotta bruscamente dalla morte nel 1992, Ghirri ci ha consegnato un catalogo di visioni familiari e al tempo stesso stranianti, frammenti di luoghi conosciuti ma trasfigurati dalle sue composizioni. Una poetica dello stupore per le piccole cose, della scoperta celata dietro al banale e all’ordinario che ha lasciato un segno profondissimo nell’evoluzione del discorso fotografico in Italia.

Nel 1978 Ghirri pubblica Kodachrome, un libro che raccoglie 92 fotografie realizzate nei sette anni precedenti, accompagnate da testi scritti da lui stesso e da Piero Berengo Gardin. Trentacinque anni dopo la prima edizione, andata esaurita molti anni fa, la casa editrice inglese MACK  ha finalmente pubblicato lo scorso novembre una seconda ristampa fedele in tutto e per tutto all’originale, ridando una forma fisica a un oggetto che era diventato mitico, fino a ieri sfogliato con venerazione da pochi fortunati. La nuova edizione si presenta quasi come una copia anastatica, la copertina illustrata con gli stessi quadretti da quaderno scolastico dell’originale, l’aria retrò del carattere tipografico dei testi, e soprattutto le immagini, con quel sapore di pellicola, di fotografia fisica che ben si sposa con il titolo del libro.

Recensioni in forma di suggestione – 07

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Questa rubrica racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli. (Immagine: Luigi Ghirri.)

In questo lavoro ho voluto compiere un viaggio nel luogo che invece cancella il viaggio stesso, proprio perché tutti i viaggi possibili sono già descritti e gli itinerari già tracciati. Le isole felici care alla letteratura e alle nostre speranze sono ormai tutte descritte, e la sola scoperta, o viaggio possibile, sembra quello di scoprire l’avventura scoperta.

(Luigi Ghirri, Atlante)

Finito di leggere Entromondo, o qualsiasi altro racconto di Antonio Castelli, mi viene voglia di mettermi alla finestra. E provare a imitarlo. Più volte mi è stata rimproverata questa strana attitudine, più volte sono stato accusato di feticismo letterario, ma la travolgente forza del ricordo – che vibra durante tutto lo scritto – ha smosso qualcosa che, a volte, ho pensato sedato. «Paese come cosmo», e, per i cittadini, quartiere come paese e quindi come cosmo, nel districare i colori di un profilo architettonico, muovendo d’analogia.

Ricordo il bordò del palazzo dove vivevo, un’allegria di cemento armato a sei piani, in fondo allo stradone di Mezzo Monreale. Palazzo come quartiere, quartiere come paese, e dunque palazzo come cosmo. Mi metto in disparte – come Castelli – e intuisco appena la funzione che si è ritagliata all’interno del paese. Deve essere stata dura fare pace con il proprio ruolo di osservatore, defilarsi dalla vita per registrarne i battiti più soavi, con «genio di polpastrelli» e impercettibile pedinamento.

Intervista a Fulvio Bortolozzo

Fotografo torinese, autore di lavori dedicati al paesaggio urbano della sua città (e non solo), Fulvio Bortolozzo viene qui intervistato da Fabio Severo di Hippolyte Bayard. di Fabio Severo Quali sono stati i primi stimoli verso la fotografia? Puoi dirci qualcosa della tua formazione fotografica? I tuoi lavori che abbiamo potuto vedere, seguendo il filo […]