Fra le pagine chiare e le pagine scure. “Rimmel” di Francesco De Gregori

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Pubblichiamo, ringraziando casa editrice e autore, un estratto dal libro Romantic Italia (minimum fax), di Giulia Cavaliere: un racconto della canzone italiana che va da Domenico Modugno ai Baustelle, includendo artisti diversi come Piero Ciampi e Antonello Venditti. Questa sera al Monk di Roma, alle ore 19, l’autrice presenterà il libro con Niccolò Fabi.

di Giulia Cavaliere

È il 1975 quando Francesco De Gregori fa di testa sua, si chiude segretamente nello studio meno moderno della RCA e dà vita a Rimmel. È il suo quarto album in studio e segna l’inizio della seconda rivoluzione romantica della storia della canzone italiana, rivoluzione più specifica ma analoga nella portata a quella innescata quasi vent’anni prima da Domenico Modugno.

Gabbie

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal capitolo 4 dell’ultimo libro di Luigi Manconi, Non sono razzista ma, pubblicato da Feltrinelli.
Non si può escludere che dietro il mancato scandalo per l’“ingabbiamento” di due persone, come è avvenuto a Follonica, vi possa essere un oscuro e temibile retropensiero. Se la gran parte delle persone intervistate nei giorni successivi tenderà a ridimensionare l’episodio, definendolo “una burlonata” attribuita a “ragazzi” (definiti sempre ed esclusivamente con tale termine), forse c’è di che riflettere. I due tratti che abitualmente vengono attribuiti da una parte rilevante del senso comune a rom e sinti – una certa ferinità e una sostanziale irriducibilità alla vita sociale – possono suggerire come sola forma di disciplinamento la soggezione in cattività. Dunque, l’idea che quel tipo di etnia possa/debba essere “chiusa in gabbia”. Si tenga conto che oggi l’etichetta “zingaro” (o, più diffusamente, “rom”) risulta al primo posto nella classifica della riprovazione sociale. A seguire, l’elenco dei “nemici” subisce variazioni continue dovute in genere all’influenza di fatti di cronaca che abbiano avuto una eco particolare e nei primi posti si alternano soggetti nazionali o regionali, destinatari, di volta in volta, dell’ostilità sociale. Non si dimentichi, infatti, che almeno tre gruppi regionali italiani si sono trovati, nell’ultimo mezzo secolo, a contendersi il primato, o almeno le piazze d’onore, in questa speciale competizione: “i siciliani”, “i sardi”, “i calabresi”. Ma il dato costante è che “gli zingari”, persino nei momenti di maggiore successo degli “albanesi” e dei “romeni” (corrispondenti all’incremento dei flussi di queste nazionalità verso l’Italia), hanno sempre saldamente occupato il primo posto nel podio (dell’odio).

La difesa del crocifisso non aiuta l’inclusione

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Questo articolo è uscito su Repubblica, che ringraziamo.

Da cristiano, prima ancora che da cittadino, sono stato profondamente colpito da un passaggio dell’incalzante meditazione con cui papa Francesco ha chiuso la Via Crucis del Venerdì Santo.

Con una scelta davvero molto forte, il pontefice ha incluso tra i peccati devastanti di un’umanità che torna a crocifiggere Cristo (stragi, terrorismo, vendita di armi, pedofilia, corruzione, distruzione dell’ambiente…) anche un’opinione: «O Croce di Cristo – ha detto Francesco – ti vediamo ancora oggi in coloro che vogliono toglierti dai luoghi pubblici ed escluderti dalla vita pubblica, nel nome di qualche paganità laicista, o addirittura in nome dell’uguaglianza che tu stesso ci hai insegnato».

Corpo e anima. Se vi viene voglia di fare politica

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Pubblichiamo in anteprima un estratto da Corpo e anima. Se vi viene voglia di fare politica, libro-intervista di Luigi Manconi a cura di Christian Raimo, in libreria in questi giorni per minimum fax. L’autore presenta il libro domenica 20 marzo alle 15 a Libri come a Roma (spazio Garage – Officina 3) in una conversazione con Vito Mancuso. Modera Pietro Del Soldà

Non so altrove, ma in Italia il Politicamente Scorretto rischia di rappresentare davvero «l’estremo rifugio delle canaglie». Esagero un po’ ma è certo che per molti si tratta solo di un pretesto per poter finalmente tornare a chiamare «froci» gli omosessuali e «negri» gli africani. E magari, un domani, «mongoloidi» le persone affette da sindrome di Down. Naturalmente, in nome della lotta più rigorosa «contro tutte le ipocrisie e tutti gli eufemismi». Fin qui, le «canaglie». Ma la cosa sarebbe scarsamente significativa se quella tendenza non fosse diventata un vero e proprio «fenomeno culturale», ormai largamente maggioritario, e se non riguardasse ormai anche tante brave persone, e persino amici intelligenti e avversari leali.

La sinistra italiana e Israele

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Riprendiamo un intervento di Alessandro Leogrande apparso su Lo Straniero.

C’è una linea di frattura che corre attraverso Israele e il mondo della diaspora ebraica, in questi anni. Essa può essere illustrata da due episodi recenti.

Il primo. L’11 gennaio 2015, a pochi giorni degli attentati terroristici nella redazione di Charlie Hebdo e nell’Hyper Cacher di Porte de Vincennes, si tiene a Parigi l’imponente manifestazione cui partecipano oltre tre milioni di persone. A sera, il premier israeliano Netanyahu si reca per una commemorazione delle vittime nella grande sinagoga, e qui ricorda a “ogni ebreo e ogni ebrea che vorrà fare l’aliyah in Israele” che “verranno ricevuti da noi a braccia aperte e con calore. Non arriveranno in un Paese straniero, ma nella Terra dei Padri.”

Quanto è “prezioso” il mio nemico?

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Pubblichiamo una recensione de Il libro dell’incontro. Vittime e responsabili della lotta armata a confronto, a cura di Guido Bretagna, Adolfo Ceretti, Claudia Mazzuccato (Il Saggiatore).

di Gabriele Della Morte

«Il direttore del carcere mi ha detto: “sei un illuso. Non capisci che se non gli fregava di Moro non gliene frega di te?”. E io ho detto: “voi siete un potere democratico: vi deve fregare di me”» (p. 126).

È questo il tenore dei dialoghi che s’incontrano se si decide di affrontare la lettura di un poderoso volume (che con le preziose note e la bibliografia conta quasi 500 pagine, oltre ad un e-book con materiali di corredo che tuttavia non è stato ancora licenziato al momento in cui si scrive).

Si intitola Il libro dell’incontro, e racconta il percorso affrontato da un ‘Gruppo’ (che gli autori ammettono di non riuscire a chiamare altrimenti) nell’arco di ben sette anni e più di cento incontri, tra Milano e Roma.

Erri De Luca è stato assolto

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«Il fatto non sussiste». Il tribunale di Torino ha così assolto Erri De Luca, accusato di istigazione al sabotaggio. La richiesta del pubblico ministero era di otto mesi di reclusione. Nel settembre 2013 lo scrittore aveva rivendicato l’azione di sabotaggio verso la costruzione del TAV in val di Susa, dichiarando all’Huffington Post: «la TAV va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti».

«Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua». Questa è stata la dichiarazione spontanea letta da Erri De Luca all’inizio dell’udienza.

Il processo contro De Luca era iniziato il 28 gennaio 2015. Oggi ripubblichiamo un’intervista rilasciata da De Luca a Gabriele Santoro nei primissimi giorni del dibattimento.

di Gabriele Santoro

«(…) Intanto riesci sempre a farmi sorridere. Il tuo mancato arresto dopo la battuta sui sospetti che stanno nei comitati centrali dimostra un po’ di inefficienza nell’apparato di polizia. È abbastanza normale stare in prigione nei regimi dispotici per reati di pensiero e di opinione. È ben più strano e amaro il carcere per gli stessi reati sotto le belle luci della ribalta democratica», scrisse qualche anno fa Erri De Luca all’amico fraterno, poeta bosniaco Izet Sarajlić.

Volete un’idea per il Presidente della Repubblica? Luigi Manconi

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Ho un’idea per il Presidente della Repubblica. Ce l’ho ormai da mesi, e non capisco perché a nessuno sia venuta in mente. Dopo il pasticcio di due anni fa, i centouno, le candidature di Rodotà, Marini e Prodi trattate in modo talmente sciatto da far tornare sui suoi passi il quasi novantenne Giorgio Napolitano, dopo questo secondo mandato vissuto come un’emergenza patria, e ora l’evocazione di nomi condivisi, superpartes, società civile, riccardimuti, casta ma non troppo tipo Veltroni o Mattarella, davvero mi meraviglio che nessuno abbia fatto un nome talmente semplice come quello di Luigi Manconi.

Luigi Manconi, classe 1948, sardo di Sassari, attuale senatore del Pd, per me è l’uomo perfetto per svolgere un ruolo complicato come quello di Presidente della Repubblica, e dall’altra parte ha tutte le caratteristiche per ottenere un consenso vasto di una vasta schiera di parlamentari.

La rivoluzione di Gino Paoli

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Oggi, 23 settembre, Gino Paoli compie 80 anni. Lo ricordiamo con un estratto da La musica è leggera di Luigi Manconi, edito dal Saggiatore, ringraziando l’autore e l’editore. di Luigi Manconi Così fu che, nella mia vita, entrò Gino Paoli. Paoli merita, palesemente, un monumento. Di gratitudine, innanzitutto, ma anche di studi, analisi, elaborazioni, tanto è […]

Bisogna proprio trattare Provenzano in modo inumano?

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Questo articolo è uscito sull’Unità.

di Luigi Manconi

Che ne facciamo di Bernardo Provenzano? L’uomo, gravato da molti ergastoli, attualmente si trova nel reparto protetto di un ospedale milanese, sottoposto al regime di 41bis. Questo circuito speciale rappresenta l’estremo del nostro sistema penitenziario.
Una condizione di isolamento pressoché assoluto, prorogabile per tutta la durata della detenzione: dieci, venti, trent’anni. O per l’intera vita terrena. Quando si trattò di prevederne l’istituzione, il Parlamento – prudentemente – ne fece una norma provvisoria. Poi, con il tempo e con i limiti imposti dalla Corte costituzionale e dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura, il 41bis è diventato parte integrante e stabile del nostro ordinamento.