Andare al cuore delle cose. Gli scritti politici di Elvio Fachinelli

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Curato con grande precisione filologica da Dario Borso, la raccolta di scritti politici di Elvio Fachinelli Al cuore delle cose è un insieme prezioso di scritti dello psicoanalista di Luserna, che ha la grande importanza di mettere insieme per la prima volta testi apparsi su riviste e quotidiani, la cui gran parte era divenuta, oggi, praticamente introvabile.

I saggi sono stati scritti tra il 1967 e il 1989, anno della morte di Fachinelli, ed è allora naturale intuire l’importanza di tale raccolta per addentrarsi nel pensiero di un dei più importanti psicoanalisti italiani, tanto importante da essere indicato, non a caso, da Lacan come suo miglior erede (investitura che, a titolo di cronaca, Fachinelli rifiutò). Il sottotitolo Scritti politici non deve però trarre in inganno: non si tratta di articoli che avevano un ruolo comprimario rispetto alla sua produzione psicoanalitica, ma si tratta invece, come sottolinea Borso nella sua prefazione, di testi importanti per indagare l’analisi più difficile di Fachinelli, quella condotta su un paziente imprevedibile e molto complesso, l’Italia.

La aporie del materno nel movimento delle donne

Les-Demoiselles-d’Avignon

Relazione al convegno “Madri senza tempo?”, Milano, 2011. (Immagine: Pablo Picasso, Les Demoiselles D’Avignon, particolare)

Aporia è un termine poco usato ma, in questo caso, più preciso che “contraddizioni”. Si usa quando si possono attribuire a uno stesso concetto ragionamenti opposti.

La domanda da cui sono partita è la seguente: il materno (maternità reale, simbolica, doti femminili, ecc.), così come è comparso in varie fasi del movimento delle donne, è una permanenza, un’invariante, cioè un’identità, un ruolo che ereditiamo da quella che è stata considerata tradizionalmente la “differenza femminile” – una differenza desunta più o meno de terministicamente dalla capacità biologica di fare figli -, oppure un fattore di cambiamento? Ma, soprattutto, ed è qui che vedo l’aporia, si può pensare che quella che è stata la ragione dell’esclusione delle donne dalla vita pubblica – la riduzione a un tutto omogeneo come il genere, l’identificazione attraverso il sesso di appartenenza, il corpo, la sessualità, la cura necessaria  alla conservazione della vita – possa, con un semplice capovolgimento, dal negativo al positivo, diventare un’opportunità di emancipazione, di liberazione o di potere femminile?