Il conte Leinsdorf

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Insieme a Flaubert, Robert Musil è il moderno cantore della stupidità umana. Che alimenta guerra e pace, tirannidi e stati democratici con equanime spirito etologico. Basta leggere questo brano da “L’uomo senza qualità” e ricondurre il succo del discorso a ciò che accade nelle piazze, sui giornali, in Rete, sugli scranni e tra i tanti vicoletti del condominio Italia. Il quale non è così diverso da Cacania né Cacania dallo scemo del villaggio globale che si agita in ognuno di noi. Naturalmente in Musil trovate molto altro. Ben altri segreti nasconde (man mano che si voglia avanzare nella lettura) “L’uomo senza qualità”. E’ più che un libro iniziatico. Ma intanto – senza arrivare al cuore segreto degli ultimi capitoli – questo estratto del capitolo 38 (nella traduzione di Anita Rho) rende l’idea di certi comportamenti che conosciamo per averli, almeno qualche volta nella vita, sentiti addosso alle nostre non pur del tutto stupide persone.

da L’uomo senza qualità

di Robert Musil

Il conte Leinsdorf aveva mandato in ogni direzione quegli inviti che dovevano “sollecitare il pensiero”, ma forse non avrebbe avuto così buon successo se un autorevole pubblicista che aveva fiutato qualcosa nell’aria non si fosse affrettato a stampare sul suo giornale due grandi articoli in cui esponeva come proprio suggerimento quell’iniziativa di cui sospettava la formazione. Non sapeva gran che, come l’avrebbe saputo? – ma nessuno se ne accorse, anzi, fu proprio quell’ignoranza che gli ispirò parole d’effetto irresistibile.

Se l’umanità fosse capace di fare un sogno collettivo, sognerebbe Moosbrugger

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Forse solo un impero sull’orlo del collasso poteva concepire un’opera così piena di futuro come L’uomo senza qualità di Robert Musil. E forse solo il fantasma di un continente alla comica ricerca della propria identità, com’è l’Europa di questi anni, può compiere il miracolo di calzarlo, simile all’animale fantastico partorito dai deliri di un insonne che trovi finalmente una pozza in cui specchiarsi. Di là il punto d’arrivo, di qua la garanzia che c’è vita oltre la morte, quindi magari anche una risurrezione. E tuttavia non nel segno per adesso di Giovanni ma di Cacania. Soldati che diventano maialini da latte? Vecchi dittatori trasformati in insegne luminose? E cos’è quel fiore, se non il destino di Grete Trakl?

Bentornati in Cacania!

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Nel giorno delle elezioni europee, a un secolo da quel 1914 che torna in forme sempre nuove e sorpendenti, ho piacere di condividere con i lettori di m&m questo celeberrimo brano da L’uomo senza qualità. L’invito – per chi non l’ha mai fatto – è ad accostarsi a questo libro dal respiro sempre più continentale.

La traduzione è quella superba di Anita Rho, Gabriella Benedetti e Laura Castoldi dell’edizione Einaudi.

di Robert Musil

Nell’età in cui sarti e barbieri han­no ancora un’enorme importanza e ci si guarda con piacere allo spec­chio, s’immagina anche sovente un luogo dove si vorrebbe passare la vita, o almeno un luogo dove sa­rebbe di stile vivere, pur sentendo magari che non ci si starebbe vo­lentieri. Così da tempo si è giunti necessariamente al concetto di una specie di città super-americana, dove tutti corrono o s’arrestano col cronometro in mano. Aria e terra costituiscono un formicaio, attra­versato dai vari piani delle strade di comunicazione. Treni aerei, tre­ni sulla terra, treni sotto terra, po­sta pneumatica, catene di automo­bili sfrecciano orizzontalmente, ascensori velocissimi pompano in senso verticale masse di uomini dall’uno all’altro piano di traffico; nei punti di congiunzione si salta da un mezzo di trasporto all’altro, e il loro ritmo che tra due velocità lanciate e rombanti ha una pausa, una sincope, una piccola fessura di venti secondi, succhia e inghiotte senza considerazione la gente, che negli intervalli di quel ritmo uni­versale riesce appena a scambiare in fretta due parole. Domande e ri­sposte ingranano come i pezzi di una macchina, ogni individuo ha soltanto compiti precisi, le profes­sioni sono raggruppate in luoghi determinati, si mangia mentre si è in moto, i divertimenti sono radu­nati in altre zone della città, e in al­tre ancora sorgono le torri che con­tengono moglie, famiglia, gram­mofono e anima.

Seminario sui luoghi comuni

In questa descrizione di Agathe, la sorella dell’uomo senza qualità, Musil fa il ritratto di una donna molto particolare, che vive in uno stato di articolata passività, direi quasi di attiva passività; una donna che stando immobile a osservare il mondo dell’altro sesso riesce a farsi un’immagine chiara