“Regreso” a un notturno messicano

8751989755_551127e5a0_z

di Alessandro Raveggi

Un italiano che vada in Messico ritorna indietro nel tempo di 7 ore, questo è scontato. Ma la parola che uso, regreso, parola che per un italiano che parli spagnolo non può suonare che ambigua e feconda assieme, è più adatta per me di ritorno. Regresar significa in spagnolo“tornare indietro”, ma anche ridare qualcosa che si era preso in prestito, “rendere”. Ha poi in sé il tono della regresión, della regressione fisica: tentativo di vedere con occhi regrediti, infantiliti, ciò che si è preteso di aver abbandonato da maturi, con le spalle protette dello scafato straniero residente. Si ritorna indietro nel tempo, rendendo e regredendo.

Altri schiavi

prostituted'autore

Oggi nel mondo ci sono più schiavi di quanti ve ne fossero prima della Guerra di Secessione, più che in qualsiasi altra epoca del passato. Ci sono schiavi del lavoro forzato. Ci sono schiavi del sesso, o meglio “schiave del sesso” perché nella quasi totalità sono donne, e sono le ultime tra gli ultimi. Vi sono schiavi per debito, e schiavi bambini. Sono milioni. Da questo assunto inquietante muoveva un paio di anni fa il corposo reportage di E. Benjamin Skinner, Schiavi contemporanei. Un viaggio nella barbarie, tradotto in italiano da Einaudi.