La geografia della memoria cinematografica – Parte II

di Roberto Manassero

Questo intervento riprende alcune riflessioni sulla memoria cinematografica e una sua possibile geografia nello spazio, già apparse su questo blog qualche settimana fa. (Vedi l’articolo)

Ripartiamo da Mad Men – da dove se no? – dal sentimento nostalgico chiamato in causa dall’ambientazione anni ’60 della serie tv e, soprattutto, dal racconto, in quel periodo e grazie a quel capitalismo d’avanguardia, della nascita di un sentimento del tempo, di un desiderio e una malinconia che la cultura pop ha trasformato in prodotto.
Nell’ultima puntata della prima stagione (The Wheel), Don Draper presenta l’idea pubblicitaria per lanciare sul mercato la macchina per diapositive Kodak, un carrello circolare che fa scorrere a scatto le fotografie e le proietta su uno schermo.

Mad Man Myself

Questo articolo è uscito su D-Repubblica.

di Tiziana Lo Porto

Rispondete, senza pensarci troppo, alle seguenti domande. Amate Mad Men? Trovate che sia la miglior serie televisiva che sia mai stata prodotta? Trovate che sia di gran lunga migliore degli ultimi dieci film italiani che avete visto al cinema? Meglio del cinema? Siete innamorati di Joan Holloway? Di Betty Draper? Di Don Draper? Siete innamorate dei vestiti di Joan Holloway e Betty Draper? Dei vestiti di Don Draper? Vi siete fatti un vestito come quello di Don Draper? Fumate Lucky Strike? Bevete rye whiskey? Vi sentite un po’ Peggy Olson? Vi sentite totalmente Peggy Olson? Vi pettinate come Peggy Olson? Vi pettinate come Betty Draper? Avete letto tutto Francis Scott Fitzgerald dopo avere visto un suo libro in mano a Betty?