La mafia garganica non è solo un film

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Questo pezzo è uscito sul Corriere del Mezzogiorno.

In quest’epoca di sovresposizione drammaturgica della malavita, tra Gomorre e Suburre fin troppo glamour, allignava da tempo, nella penombra garganica, una mafia quasi ignorata dai media. Il sangue innocente, versato all’improvviso, ha spianato i riflettori sull’efferatezza di questa congrega di ex allevatori, assurti a trafficanti internazionali. Arcaicamente dediti a smaltire i cadaveri dei nemici nei trogoli dei maiali, o sul fondo delle locali gole carsiche.

Una strage di mafia, trent’anni fa

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Trent’anni fa, il 2 aprile 1985, un’autobomba esplose a Pizzolungo, vicino Trapani, uccidendo Barbara Rizzo, 31 anni, e due dei suoi tre figli, Giuseppe e Salvatore, entrambi di 6 anni. Il tritolo era destinato al magistrato Carlo Palermo, sopravvissuto alla strage.
Pubblichiamo un estratto dal libro Sola con te in un futuro aprile, pubblicato da Fandango e scritto da Michela Gargiulo e Margherita Asta, figlia di Barbara scampata all’attentato.

di Michela Gargiulo e Margherita Asta

La cattedrale di San Lorenzo è piena di gente, io e mio padre non riusciamo a passare. Entriamo da un ingresso laterale. Il nostro posto è davanti all’altare.

Davanti a noi ci sono le bare di mia madre e dei miei fratelli. Al centro quella scura di mogano, con i gladioli rosa sopra, accanto a lei quelle più piccole e bianche, con i gigli, di Salvatore e Giuseppe. Quando sono uscita di casa, questa mattina, ho trovato il pallone di Giuseppe, era dietro la magnolia.

Segreti di Stato e romanzo delle stragi

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Il governo Renzi ha deciso di aprire gli archivi sulle stragi. E’ cioè stata firmata la direttiva che consente la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904. E’ dubbio se tutto questo potrà davvero ricompattare (e rendere leggibile) il lungo agghiacciante incredibile romanzo delle stragi che fa dell’Italia un paese unico in Europa. C’è la speranza che si decida a questo punto di pubblicare anche i documenti secretati sulle stragi di mafia. Come auspicio e monito ripubblichiamo un’intervista di Antonello Castellano, uscita su Narcomafie, a Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta e autore insieme a Saverio Lodato del libro «Il ritorno del principe» (Chiarelettere).

«Pensare un’azione antimafia realmente efficace in un contesto di sgretolamento dei diritti è una contraddizione in termini». Ne è convinto Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta, che abbiamo intervistato a Torino in occasione della presentazione del suo ultimo libro, «Il ritorno del principe». Per Scarpinato la lotta alle mafie sarà poco incisiva finché il potere continuerà a tutelare il suo lato “osceno”. «Si potrebbero arrestare tutti i giorni centinaia di affiliati con la certezza che il giorno dopo verrebbero prontamente sostituiti».

La strana mafia fantasma del Tavoliere delle Puglie

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Immagine: funito@.)

A Foggia non si parla mai di mafia. Non lo si fa mai, come se non esistesse, come se non avesse colpito una vastissima provincia, dal Gargano al Basso Tavoliere, con una lunga scia di sangue. Come se non si fosse fatta – anche qui, come in altre lande – sistema. A lanciare l’allarme è Domenico Seccia, ancora per poco procuratore di Lucera, paesone a Nord di Foggia. Ancora per poco, perché quello di Lucera (sinora competente su una porzione notevole della Puglia settentrionale) è uno dei tribunali che a metà settembre verrà soppresso. In epoca di spending review giudiziaria, non si va per il sottile: tuttavia Seccia è convito che ci sia uno strettissimo legame tra la soppressione, gli effetti nefasti che avrà e la lunga sottovalutazione della mafia garganica.

Ricordando Giuseppe Fava

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Il 5 gennaio del 1984 moriva Giuseppe Fava. Lo ricordiamo con un pezzo di Mario Valentini. (Fonte immagine: Coordinamento Fava.)

di Mario Valentini

Nel mese di maggio del 2012, durante i giorni del ventennale della strage di Capaci, ero impegnato a progettare un evento pubblico su Giuseppe Fava all’interno di una rassegna su Werner Schroeter, uno dei principali autori del Nuovo Cinema Tedesco. Tra i film di Schroeter programmati c’era Palermo oder Wolfsburg, mai circolato in Italia, un film sull’emigrazione siciliana in Germania che nel 1980 vinse l’Orso d’oro a Berlino. Il film era stato sceneggiato dallo stesso Schroeter con Giuseppe Fava, che poi aveva rimesso mano alla sceneggiatura e ne aveva tratto il suo ultimo romanzo, Passione di Michele. È forse il suo romanzo più bello e non parla, direi quasi per nulla, di mafia. Speravo che l’evento palermitano potesse essere una buona occasione perché qualcuno cominciasse a riconsiderare in sede critica una parte della sua opera forse troppo frettolosamente accantonata.

Trova i nomi mancanti: un piccolo gioco enigmistico a partire da un articolo di Roberto Saviano

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Nel seguente articolo uscito ieri contemporaneamente sul New York Times e su Repubblica, Roberto Saviano usa 14 volte la parola banche, 10 la parola banca, 8 la parola capitali. Sottolinea i punti nel testo dove questo accade, e – se sei un bravo solutore – scopri se accanto a ognuna di queste o altre occorrenze simili, ci siano dei nomi propri.

Mafie, i padroni della crisi

di Roberto Saviano

I capitali mafiosi stanno traendo profitto dalla crisi economica europea e, più in generale, dalla crisi economica dell’Occidente, per infiltrare in maniera capillare l’economia legale. Eppure i capitali mafiosi non sono solo l’effetto della crisi globale, ma anche e soprattutto la causa, perché presenti nei flussi economici sin dalle origini di questa crisi. Nel dicembre 2009, il responsabile dell’Ufficio Droga e Crimine dell’Onu, Antonio Maria Costa, rivelò di avere le prove che i guadagni delle organizzazioni criminali fossero l’unico capitale d’investimento liquido che alcune banche avevano avuto a disposizione durante la crisi del 2008 per evitare il collasso.

Via D’Amelio 19, 19 luglio 2012

Questo video è tratto dal lavoro “Corpi di reato” di Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco, a cura di Fabio Severo.

Corpi di reato. Un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi

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(I faldoni del Maxiprocesso 1986-’87, Centro di Documentazione sulle Mafie, Corleone)

Da tempo la mafia viene percepita come una realtà dispersa, multiforme, quasi invisibile. Dopo gli anni ’90 e il culmine della stagione stragista, la criminalità organizzata in Italia ha progressivamente cambiato volto, confondendosi sempre di più nel tessuto politico e economico del paese.

Corpi di reato vuole contrastare questa dispersione, per ridare alle mafie un orizzonte visibile seguendo i tanti segni lasciati sul territorio, ma anche mostrare il vuoto, l’assenza provocati dall’azione criminale: aule deserte di comuni commissariati, cantieri sequestrati, tutta la geografia disegnata dalle indagini di polizia, dagli avvistamenti dei latitanti, la ricerca dei covi.

Criminalità dei potenti e deriva del sud

CAPACI

In occasione del ventennale della strage di Capaci, pubblichiamo un’intervista di Antonello Castellano, uscita su Narcomafie, a Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta e autore insieme a Saverio Lodato del libro «Il ritorno del principe» (Chiarelettere).

di Antonello Castellano

«Pensare un’azione antimafia realmente efficace in un contesto di sgretolamento dei diritti è una contraddizione in termini». Ne è convinto Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta, che abbiamo intervistato a Torino in occasione della presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno del Principe. Per Scarpinato la lotta alle mafie sarà poco incisiva finché il potere continuerà a tutelare il suo lato “osceno”. «Si potrebbero arrestare tutti i giorni centinaia di affiliati con la certezza che il giorno dopo verrebbero prontamente sostituiti».

Un libro sull’Italia o parla di mafia o non ha successo

Gay Talese, 79 anni, pioniere del new journalism con Mailer e Capote, è stato ospite qualche settimana fa al Festival di Massenzio e in quella occasione Stefano Ciavatta lo ha intervistato per Linkiesta. Noi vi riproponiamo la sua intervista.

Gay Talese, l’ex fattorino del New York Times figlio di immigrati dalla provincia di Catanzaro, pioniere del new journalism insieme a Norman Mailer, Truman Capote e Tom Wolfe, giornalista per il NYT, Times, New Yorker, Haper’s Magazine, Esquire, sta girando l’Europa per un ciclo di incontri e lezioni.