L’importante è quel che non si vede

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(Fonte immagine) di Evelina Santangelo  Nel saggio intitolato Writing short story, Flannery O’Connor scrive: «Forse la questione fondamentale da prendere in considerazione in ogni discorso riguardante il racconto breve è cosa intendiamo con l’espressione “breve”. “Breve” non significa “insignificante”, “esile”. Un racconto breve deve essere lungo in profondità e deve farci misurare con un senso». E […]

“La parola si scolpisce sul silenzio”: ricordando Vincenzo Cerami

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Oggi se ne è andato lo scrittore Vincenzo Cerami. Lo ricordiamo pubblicando il dialogo con Giordano Meacci tratto da Improvviso il Novecento. Pasolini professore.


Verso la fine degli anni Ottanta, in libreria, l’epigrafe di un romanzo mi colpì tanto da farmi invaghire della storia che non avevo ancora letto. Erano gli anni delle infatuazioni narrative, i libri erano un’eterna ricerca di risposte. Solo più tardi avrei capito che quello che nei libri si deve scovare sono le domande; allora c’ero solo io, i miei sedici anni, una libreria, un particolare dell’Incubo di Louis Yanmot, un’epigrafe: «Leone o Drago che sia, / il fatto poco importa. / La Storia è testimonianza morta. / E vale quanto una fantasia». Nel romanzo, poi, trovai una storia d’amore, le vette dell’«Appennino più scemo d’Italia», l’età di trapasso tra la lebbra e la sifilide. Che era poi l’idea dell’eterno sovrapporsi delle malattie alle cure degli uomini, in quegli anni di AIDS conclamato, il male assoluto, per noi.

Il ritorno del commissario Magrite di Gianni Mura

Magritte-Decalcomanía

Un omaggio di Fabio Stassi per festeggiare il ritorno del commissario Magrite, protagonista di Ischia (Feltrinelli), il nuovo romanzo di Gianni Mura. Oggi alle 18 Gianni Mura incontrerà i lettori alla libreria Feltrinelli di Galleria Colonna a Roma e il 27 novembre sarà ospite della libreria minimum fax insieme a Giuseppe Smorto per un appuntamento speciale di Punto e Svirgola, la rubrica di Repubblica.it. (Immagine: René Magritte, Decalcomania.)

Bentornato, commissario Magrite 

Magrite lo vedo arrivare sotto i portici di Piazza Vittorio, all’ora stabilita. Sono cinque anni che non ci incontriamo e ho l’impressione che nasconda qualche chilo di troppo sotto una vistosa maglietta a righe, i jeans, e un giaccone che ricorda vagamente un eskimo. Ma la prima cosa che riconosco di lui è la sua andatura basculante, da orso che si è volontariamente licenziato da un circo, e quello sguardo spaesato che si posa su tutto, e di tutto è curioso: di un gruppo di asiatici che fumano, delle felpe dei pakistani, dei banchi di abiti usati… Sembra di essere a Marsiglia, mi dice allegro appena gli sono a tiro. Volevo farla sentire a casa, rispondo. Grazie, ma spero che lei abbia scelto bene anche il ristorante, Non sono un esperto, ma se non ha nulla in contrario la porterei dal nepalese, è un posto alla buona, si mangia bene e si spende poco, Si può scegliere il vino? No, ma stamane gli ho fatto mettere in frigo un rosso di Montefalco, Approvato allora, andiamo a vedere.