Quando la vittoria è illegale. Intervista a Valerio Mastandrea

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Questa intervista è uscita su Rivista Undici, che ringraziamo (fonte immagine).

di Malcom Pagani

Conti, Chinellato, Maggiora, Boni, Peccenini, Santarini, Di Nadai, Di Bartolomei, Pruzzo, De Sisti, Scarnecchia. Allenatore, Ferruccio Valcareggi. Arbitro Michelotti. «Roma-Atalanta, sei maggio del 1979, la prima partita che vidi allo stadio» dice Valerio Mastandrea che è dell’inverno 1972 e con la squadra fondata nello stesso quartiere in cui abita si è accompagnato – mese più mese meno, molti dolori, qualche sparuta gioia – per trentasette anni.

Dopo la sconfitta con la Lazio nel derby di Coppa Italia del 2013 – quella che nel sintetico Lulic 71, riempì di graffiti celesti i muri di mezza città omaggiando in cinque sole lettere e due numeri, giustiziere dei nemici e momento chiave della gara – Mastandrea tornò a casa, accese il computer e scrisse “Peggio”. Una sintesi del destino di chi soffre.

“Fosse stato per me non sarei mai diventato regista”: intervista a Ettore Scola

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Ieri sera è mancato Ettore Scola, uno dei grandi maestri del cinema italiano e mondiale. Per ricordarlo riproponiamo un’intervista di Malcom Pagani e Fabrizio Corallo uscita sul Fatto Quotidiano, che ringraziamo. (Fonte immagine)

di Malcom Pagani e Fabrizio Corallo

Del tessuto giovanile rammenta le striature: “Lo sceneggiatore deve essere un po’ sarto e un po’ puttana. Se vuole che il vestito venga bene deve tener conto di chi lo indosserà, regalargli delle gioie, farlo sentire amato”. Del mestiere di regista che lo ha candidato all’Oscar 4 volte e reso venerato maestro (“ma non mi ci sento, in fondo Arbasino e Berselli li avevo letti poco”) ricorda il timbro dei suoi eroi minori: “Anche se nei progetti che scrivevamo non pulsava mai il pregiudizio, non si può negare che i protagonisti dei nostri film non fossero spesso degli stronzi” e il sollievo di abbandonarlo a tempo debito: “Il regista è uno schiavo. Fa un lavoro lungo, noioso, ripetivo e scandito da orari canini. Si sveglia all’alba e quando è buio, trotta ancora per preparare il giorno successivo. Appena potevo fuggire, fuggivo. Con l’età, la pigrizia ha superato qualunque altra considerazione. Quando mi chiedono perché non giro più rispondo seccamente: ‘Mi sono preso un decennio sabbatico’”.

Le stelle mancanti di Loredana Bertè

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Questa intervista è uscita su La lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo.

Loredana Bertè torna con un nuovo singolo scritto da Luciano Ligabue Amici non ne ho… ma amiche sì, titolo anche del disco in uscita a gennaio. Intanto ha da poco pubblicato la straordinaria autobiografia scritta con Malcom Pagani: Traslocando (Rizzoli) dove racconta la sua vita che no, non spiega come si diventa Loredana Bertè, come nessuno può spiegare come si diventa Marilyn Monroe, Janis Joplin, Jimmy Hendrix. Nascita, arte e vita che coincidono, destino forse, o forse no, nemmeno l’infanzia buia che accomuna molti di questi miti pop. “La nostra infanzia è fatta di tutte stelle mancanti” dice Loredana, riferendosi a se stessa e a Mimì, la sorella.

Mai un regalo?

Il Padre e La Madre erano due statali, prendevano lo stipendio il 27, noi siamo nate il 20.

“Non so che farmene di tutti questi supereroi”: Intervista a Peter Bogdanovich

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Questo articolo è uscito sul Fatto quotidiano, che ringraziamo (fonte immagine).

di Malcom Pagani

Peter Bogdanovich ha settantasei anni: “Wes Anderson, Quentin Tarantino e Noah Baumbach mi chiamano ‘nonnetto’. Gliel’ho concesso perché non mi dà nessun fastidio e perché in fondo e in superficie, i miei amici di oggi- affetti veri e costante fonte di ispirazione- sono loro. Quelli che avevo da ragazzo appartenevano a una generazione precedente: Orson Welles, Howard Hawks, James Stewart, John Huston. Tutti più grandi di me, più adulti, più vecchi. Tutti morti, purtroppo”. La voce roca, gli occhiali, il foulard. La vita romanzesca, la curiosità, i mestieri. Bogdanovich è stato attore, sceneggiatore, documentarista, giornalista, giocatore d’azzardo, Casanova, critico e regista di una ventina di film.

Bob Dylan secondo Francesco De Gregori

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Questa intervista è uscita sul Fatto Quotidiano. Ringraziamo l’autore e la testata (fonte immagine)

di Malcom Pagani

A Roma immaginava topi attraversare Via Frattina, a Milano trova gatti nei navigli: “Ne ho appena visto uno passato a miglior vita, scorreva nel canale” dice serio, mentre altra acqua sta per scendere dal cielo e i lampi del suo nuovo disco – De Gregori canta Bob Dylan-Amore e furto – promettono più tempesta che consolazione. Non c’è quiete nelle 11 magnifiche canzoni che Francesco De Gregori manda nei negozi da oggi con Caravan/SonyMusic, iniziando un tour nelle Feltrinelli che precede quello nei teatri, al via dal 5 marzo dell’anno che verrà. Si scrive a un amico anche qui, in questa perfetta fusione tra le melodie di Dylan e la traduzione di De Gregori: “Che non è mai interpretazione perché tradurre è un conto, penetrare in quel che voleva dire Dylan è un altro. Non lo sa nessuno e il mio disco non lo svela. Io ho cercato di restituire la fedeltà dei testi e ho curato la musica al solo scopo di farla viaggiare”.

“Non so bene chi sono”: intervista a Elio Germano

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Questo pezzo è uscito sul numero di ottobre di GQ. Ringraziamo l’autore e la testata.

di Malcom Pagani

Indeciso tra Shakespeare e i fratelli Vanzina, Elio Germano decise di essere. Accadde molto tempo fa quando scegliere tra il palcoscenico offerto da Giancarlo Cobelli e il set de Il cielo in una stanza, dice: «Non mi fece dormire per qualche settimana». Quasi vent’anni dopo, tra un David di Donatello e un premio a Cannes, le stanze non hanno più pareti e l’unico architetto del proprio futuro è lui: «Avevano ragione i miei insegnanti di recitazione: “Se hai fatto l’attore protagonista al cinema essere chiamati in teatro non è improbabile, l’ipotesi contraria, il salto dal teatro al cinema, è molto più difficile”». Dopo aver lavorato in ordine sparso con De Matteo, Vicari, Franchi, Salvatores, Luchetti, Martone, Guadagnino, Scola, Virzì e Abel Ferrara, il giovane favoloso che sa trasformarsi in cattivo tenente, in operaio e in giocatore d’azzardo, ha puntato su Stefano Sollima.

A Gianni Mura, per i suoi primi 70 anni

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Oggi, 9 ottobre, Gianni Mura compie 70 anni. Pubblichiamo per l’occasione l’intervista concessa a Malcom Pagani per il Fatto Quotidiano in occasione dell’uscita del suo ultimo libro. Festeggiamo e ringraziamo un grande maestro di giornalismo e scrittura e un grande amico di minima&moralia.

Gianni Mura: ciò che so dell’amicizia l’ho imparato a tavola.

di Malcom Pagani

A 69 anni, tra un’ammissione e l’altra: “Non so cucinarmi neanche due uova, ma il naso mi permette di salvarmi. È nelle zone impervie che si vede il vero rabdomante” Gianni Mura si è impegnato a ricordare. I ristoranti di ieri, quelli di oggi e anche certi antichi gruppi figli della passione per sigle, anagrammi e crociate che alla lancia, preferivano la forchetta: “Fondai per gioco il GRAS, il gruppo resistenza anti sushi. Amo il Kebap, non sono un purista e non ho niente contro il cibo giapponese. Il sospetto mi viene quando anche il pizzaiolo che mai avrebbe pensato di offrire crudo si inventa teorico de ll’Ikizukuri su mandato degli art director o delle fotomodelle ”. Da oppositore senza cartelli delle mode, Mura ha scritto un libro in cui raduna ostriche, bettole e memorie. Si intitola Non c’è gusto e il sapore è quello dello della nostalgia: “Cerco di combatterla, ma c’è. Per le persone e per un modo di stare insieme ormai scomparso”.

“L’arte non tradisce”: intervista a Leopoldo Mastelloni

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Questa intervista è apparsa su Il Fatto Quotidiano.

di Malcom Pagani

Una foto dei tempi in cui Anna Maria Mazzini si metteva ancora in posa: “A un meraviglioso pazzo furioso, a Leopoldo che mi lascia a bocca aperta. Un bacio, Mina”. “Avevo compiuto sessant’anni, mi sentivo solo e decisi di scrivere una lettera alla sua casa discografica: ‘Sono un ammiratore, sarei felice di avere un tuo autografo’”. Dopo quindici giorni squillò il telefono. ‘Pronto, Leopoldo Mastelloni?’. ‘Aspetti un momento, è appena svenuto’. Era lei. Lei veramente. Non ci siamo più persi di vista”.

Ho conservato la libertà del dilettante. Intervista a Ferzan Ozpetek

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Questa intervista è uscita sul Fatto quotidiano. Ringraziamo l’autore e la testata. di Malcom Pagani Ferzan cucina: “Sono il re della frittata”, crede nella scaramanzia: “Ho messo un piccolo Buddha sui miei libri, porta bene”, vive ancora nel palazzo con vista sul Gasometro che lo ospitò al tempo in cui lasciata Istanbul per Roma, insieme ai […]

“Ho fatto sempre quel che mi piaceva”. Intervista a Franca Valeri

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Questa intervista è uscita sul Fatto quotidiano il 3 giugno. Ringraziamo l’autore e la testata. (fonte immagine)

di Malcom Pagani

Fa caldo e in giro non c’è un cane. Quelli presenti e passati di Franca Valeri occupano in nutrita formazione le memorie dell’appartamento in cui tra locandine di Parigi o cara e quadri di un Garibaldi in giubba blu: “Me lo regalò Visconti. Luchino aveva immeritata fama di altero, ma con gli amici sapeva essere intelligente e generoso” l’attrice medita un’altra rivoluzione che omaggi degnamente settant’anni di palco. Vorrebbe recitare, viaggiare, riannodare i fili con il pubblico: “E invece fatico a lavorare e mi dispiace”. Iniziò nel ’46 e adesso con la stessa età della Repubblica sulla scheda professionale, è costretta al referendum da impresari dubbiosi. Protetta dall’ironia: “Forse hanno paura che muoia sul palco ed è tecnicamente possibile, anche se ricordo che può accadere a tutti. O forse temono che non arrivi in fondo alla recita, ma per ora ho sempre visto tirare il sipario” Valeri lo riapre all’Argentina da stasera. Fino a domenica, interpretando Cambio di Cavalli per la regia di Giuseppe Marini, la signora Norsa che divenne Valeri perché una sua amica letterata apprezzava i versi di Paul Valéry, dividerà la scena con l’amico Urbano Barberini e Alice Torriani in una commedia in cui la poesia lascia spazio al desiderio di ricchezza e ambizione e senso del possesso si danno la destra come vecchie conoscenze.