Guardami, di Jennifer Egan

Arriva in libreria Guardami di Jennifer Egan, tradotto da Matteo Colombo e Martina Testa. Pubblichiamo qui l’incipit, ringraziando tutti i lettori di minima&moralia per i commenti e i suggerimenti con cui hanno accolto il lancio del nuovo sito. (Immagine: Necklace or Anatomy, Man Ray.)

di Jennifer Egan

Dopo l’incidente, diventai meno visibile. Non nel senso ovvio che andavo a meno feste e non mi si vedeva più in giro. O almeno non solo. Nel senso che, dopo l’incidente, diventò letteralmente più difficile vedermi.

Nel ricordo, l’incidente ha acquisito una sua aspra e abbagliante bellezza: la luce bianca del sole, un lento e ripetuto volteggio nello spazio, come su una di quelle giostre i cui abitacoli ruotano su una piattaforma rotante a sua volta (da sempre le mie preferite), la sensazione che il mio corpo si muovesse più veloce del veicolo che lo conteneva e in senso opposto. Quindi una luminosa, ramificata incrinatura, io che sfondo il parabrezza e volo all’esterno, insanguinata e terrorizzata e confusa.

Teoria e pratica del primitivismo

Pubblichiamo un articolo di Paolo Pecere uscito su Orwell. (Immagine: Man Ray.)

«Ogni volta che nell’anima mi scende come un Novembre umido e piovigginoso […] allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto». Così Ismaele, il narratore di Moby Dick, descriveva il viaggio verso i mari del Sud come antidoto allo spleen delle città occidentali. Era l’epoca in cui le società primitive venivano visitate e studiate dagli antropologi, che vi rinvenivano le tracce di una cultura arcaica su cui stabilire la misura del progresso, o metterlo in discussione. Che si trattasse soprattutto di un mito, funzionale a un’ideologia coloniale, è stato gradualmente acquisito nell’antropologia del Secondo Dopoguerra. Ma Jean-Loup Amselle, tra i massimi esponenti dell’etnologia francese, ha mostrato quanto questo mito sopravviva nella difesa delle «società indigene» tipica delle ideologie post-coloniali, e svolga una funzione classificatoria nei documenti UNESCO privilegiando, tra le molte popolazioni oppresse del pianeta, quelle che vantano un’“autoctonia”.

Clément Chéroux – L’errore fotografico

Questo articolo è uscito nella rivista Alias del 12 dicembre. In una lettera del 1929 indirizzata al fratello una giovanissima Lee Miller, all’epoca assistente (e amante) di Man Ray, racconta di come un giorno, nella camera oscura, sentendo qualcosa sfiorare la sua gamba – probabilmente un topo – e spaventandosi per il contatto inaspettato, abbia […]