Proust a vent’anni: i racconti dell’amore corrotto

marcel proust

Da ragazzi, i genii sono almeno un po’ più umani? Sì, ma è bene non illudersi: sono genii giovani, semplicemente. La tentazione, nel prendere in mano i Racconti di Marcel Proust pubblicati dall’editore fiorentino Clichy nella collana Père Lachaise, dedicata a testi inediti o perduti degli autori più rilevanti della letteratura moderna e contemporanea, è quella di aggirarsi per queste pagine, monocolo sull’occhio, alla ricerca di segni premonitori della Recherche: farlo, però, o limitarsi a farlo, significherebbe non rispettare l’autonomia artistica di queste nouvelles e non sapere apprezzare la loro perfetta conclusività.

Laura Lepetit e Liliana Rampello: un dialogo su Virginia Woolf

virginiawoolf

Per ricordare Virginia Woolf, a 135 anni dalla sua nascita, pubblichiamo un dialogo tra Laura Lepetit (che con la casa editrice milanese La Tartaruga ha portato per prima tutti i racconti di Woolf, nel 1988) e Liliana Rampello. Per Racconti edizioni Rampello ha curato Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose, uscito a novembre 2016. Woolf è una scrittrice universalmente nota più che altro per i romanzi, i saggi e i diari, mentre le short stories – che in realtà accompagnano il suo percorso di scrittrice per tutta la vita – sono  finora rimaste colpevolmente trascurate dalla critica e dai lettori.

Laura Lepetit ha recentemente pubblicato con nottetempo la sua Autobiografia di una femminista distratta, mentre Liliana Rampello si è occupata spesso e appassionatamente di Woolf, soprattutto nei lavori Il canto del mondo reale e nella curatela di Voltando pagina. Saggi 1904-1941 (entrambi editi dal Saggiatore).

********

Laura Lepetit: Se consideriamo Oggetti solidi dobbiamo constatare che Virginia Woolf ha scritto un numero considerevole di racconti durante la sua vita. Eppure ne ha pubblicata solo una piccola parte, nella raccolta intitolata Lunedì o martedì, tutti gli altri sono stati pubblicati postumi. Che lei stessa li considerasse troppo sperimentali o troppo privati per essere dati alle stampe?

Liliana Rampello: Virginia Woolf era una lavoratrice infaticabile e metodica, nella sua vita ha scritto 8 romanzi, 3 biografie, un diario in 6 volumi, un enorme numero di saggi e recensioni (la raccolta completa conta 6 volumi), 3800 lettere… poco più di 40 racconti non sono dunque così tanti, ma questa forma di scrittura breve l’accompagna sempre.

Bacio della buonanotte per il cancro

pesatori

Questa intervista a Marco Pesatori, astrologo di D di Repubblica e autore del romanzo Il trigono del sole (Feltrinelli) è uscita su Linus di questo mese, che ringraziamo. Le illustrazioni sono di Silvia Marinelli.

Un giorno di metà dicembre, a sole ormai tramontato, mi trovo di fronte a Marco Pesatori, astrologo, nato a Milano nel 1952. È seduto con un iPad al tavolo di un minuscolo bar. Dal 2003 cura con grande successo l’oroscopo di D, inserto del sabato di Repubblica. «Vogliamo parlare di stelle? Cerchiamo Pesatori», mi aveva suggerito Pietro Galeotti, direttore di linus. Ma nessuno dei due era al corrente della recentissima uscita per Feltrinelli de Il trigono del sole, esordio di Pesatori nella narrativa. Ho cominciato a leggere il libro a colazione, il giorno di Sant’Ambrogio, chiuso in un sottotetto dove lo specchio di un armadio riflette i grattacieli di Porta Nuova. Anche nella storia raccolta in questa prosa sorprendente –ruscellante, inesauribile – si torna spesso in un abbaino milanese, ma in un altro tempo: il 1973. Chiudevo il libro, quindi, e vedevo Milano in uno specchio. Lo riaprivo e vedevo un’altra Milano: ragazze pratiche di esoterismo, materassi, albe, gelidi intellettuali situazionisti (il misterioso STS), furti di libri e professori marxisti. Non folklore settantino, ma una vibrante foresta di relazioni corporee, cerebrali, che coprono il romanzo come un’edera.

A diciassette anni non si può essere seri. L’adolescenza secondo André Techiné

quand_on_a_17_ans

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

A più di vent’anni dal suo pluripremiato e bellissimo L’età acerba, il regista francese André Techiné torna a raccontare l’adolescenza. Il nuovo film si chiama Quando hai 17 anni, e di quell’età racconta i corpi, il divenire delle relazioni, il primo amore. Il film è diviso in tre tempi, ognuno per un trimestre dell’anno scolastico francese. I protagonisti (interpretati dai bravissimi esordienti Kacey Mottet Klein e Corentin Fila) sono due ragazzi che frequentano lo stesso liceo, Damien e Tom.

Il primo, Damien, ha una vita apparentemente serena, genitori che lo amano, possibilità economiche che gli permettono di preoccuparsi solo dello studio. Il secondo, Tom, è magrebino, è stato adottato da una famiglia di contadini, più che infelice è intrappolato in una vita in cui anche le cose più facile (andare da casa a scuola e tornare) richiedono fatica.

L’Album inedito di Roland Barthes

barthes

All’interno delle principesche manifestazioni che lo scorso anno hanno celebrato il centenario della nascita di Roland Barthes, inclusa una superba mostra di manoscritti e lettere al museo Pompidou, l’editore Seuil ha pubblicato Album, a cura di Eric Marty: si tratta di un libro che riunisce inediti, immagini, documenti, archivi e lettere che, al di là della loro ovvia eterogeneità, costituiscono un’importante via di lettura dell’opera del semiologo francese.

Come sempre, non in ogni momento in primo piano, ma comunque sempre con arguzia tra le linee dei molti documenti qui raccolti, l’attenzione di Barthes si sofferma sulla lingua e sul linguaggio, forse il luogo dove il suo pensiero si è fatto più originale, certamente una risorsa ancora attuale: perché Roland Barthes, già da giovanissimo, aveva intuito il potere e la pericolosità del linguaggio e così, attraverso la ricerca linguistica che segnerà tutta la sua vita, tenterà di farne uno strumento di ripudio e sconfessione di quel potere che al suo interno tutto comprende.

Caro Marcel

marcelproust_2737624b

Caro Marcel,

ho finito di leggere il tuo manoscritto “Alla ricerca del tempo perduto”, che mi hai sottoposto per la pubblicazione. Mi scuso vivamente per il fatto che questa risposta arrivi dopo la tua sopravvenuta morte. Sono stato incasinato, mi cospargo il capo di cenere.

D’altra parte i tuoi quaderni assommano a circa 3000 pagine, di scrittura molto densa, “letteraria”, e non è stato facile individuare l’inizio e la fine dei diversi libri (oltre al fatto che molti personaggi cambiano nome, si perdono di vista, ecc….). In generale c’è una forte componente saggistica, che non facilita le cose. Sinceramente l’ho letto integralmente perché sei tu.

Annie Ernaux: la scrittura, il tempo, l’attesa

annie e

Questa intervista è uscita su la Lettura del Corriere della Sera. Ringraziamo la testata e l’autore (fonte immagine).

La casa di Annie Ernaux sovrasta il paese vecchio di Cergy-Préfecture, una cittadina in espansione a 40 minuti di RER da Parigi. Dal 1975 l’autrice francese abita in una villetta con ampio giardino dominato da una magnolia imponente.

All’entrata vegliano due gatti, Sam e Zoe, che ci seguono fino al soggiorno affacciato sull’arcipelago di stagni e sul fiume Oine. La luce entra dalla grande finestra e riverbera sul tavolo circolare dove avverrà l’intervista. È un luogo accogliente e semplice, dal silenzioso assoluto. In fondo, poco prima degli scaffali di libri, c’è la porta che conduce allo studio: è aperta e lascia intravedere la scrivania su cui la Ernaux lavora ogni giorno, quasi sempre di mattina.

L’arte che mantiene la vita. Proust a Grjazovec

czapski1

di Matteo Moca

Joseph Czapski, pittore, scrittore, saggista e critico d’arte, combatté la seconda guerra mondiale come ufficiale nell’esercito polacco, ma fu catturato dai russi e internato dapprima a Starobel’sk e poi a Grjazovec. Proust a Grjazovec, come suggerisce molto chiaramente il titolo, è un saggio che si muove all’interno della cornice del gulag a 400 chilometri da Mosca, ed è un libro denso e a tratti commovente.

Si tratta di una conferenza su Proust che l’artista polacco tenne nel refettorio del gulag, all’interno di alcune conferenze che i prigionieri, per la maggior parte ufficiali e quindi istruiti, e che erano l’élite intellettuale della società, medici, ingegneri, insegnanti, scrittori e pittori, organizzarono per tentare di mantenere viva la memoria e l’intelligenza critica, lottando contro la disumanizzazione perpetrata dalla vita di lavori forzati a cui erano condannati.

Storia collettiva e storia individuale. “Gli anni” di Annie Ernaux

anniee

(fonte immagine)

di Matteo Moca

Eric Hobsbawm, nel suo fondamentale saggio Il secolo breve, scriveva di come il ‘900 potesse essere ridotto, in una sua schematizzazione, in tre fasi: quella della violenza delle due guerre, l’età dell’oro fino alla metà degli anni ’70 e quella che lui stesso definisce la “frana”, che arriva circa fino al dissolvimento dell’Unione Sovietica. Nella sua particolarità questo secolo oltre che breve può essere definito, con un’inerzia che giunge fino ai nostri anni, anche veloce, il secolo in cui si è iniziato a sperimentare la velocità: basti pensare alla durata che gli oggetti hanno oramai assunto, ai tempi di percorrenza di grandi distanze e al continuo sviluppo tecnologico che rischia continuamente di gettare nell’obsolescenza. Quello che Annie Ernaux tenta in Gli anni (romanzo uscito in Francia nel 2008 e tradotto, dopo il meraviglioso Il posto dello scorso anno, sempre da L’Orma Editore e sempre in maniera molto accurata e precisa da Lorenzo Flabbi) è di indagare come il tempo vissuto si trasformi nel tempo della nostra vita e lo fa scrivendo un romanzo autobiografico che intreccia la sua storia personale con quella collettiva, disegnando un affresco che si impone come cronaca del nostro mondo. Il viaggio personale di Annie Ernaux comincia con il secondo dopoguerra, gli anni subito successivi alla Liberazione, con i momenti conviviali vissuti da bambini e di cui si capisce ben poco se non che i tedeschi erano stati rimandati a casa e che adesso c’è abbastanza cibo per alzarsi da tavola sazi e non conoscere più la fame, e si conclude nei nostri giorni, nel mondo della “società dei consumi” in cui viviamo oggi.

Vivere nella “Recherche”. Giovanni Raboni e Marcel Proust

raboni

di Matteo Moca

Roland Barthes, in una discussione sulla Recherche con Gilles Deleuze e Gérard Genette, parla dell’opera di Proust come di un tipo di testo che può soltanto indurre idee di ricerca e non delle ricerche vere e proprie; è la sostanza straordinaria e peculiare che la compone a renderla oggetto di desiderio per il critico ma anche, nello stesso momento, a consegnargli il rischio di una conclusione che mai potrà dirsi realmente tale, che anzi non si assesterà mai in una posizione definitiva, ma si muoverà sempre in una continua tensione di ricerca.