Opacità, irresponsabilità, reticenza: le abilitazioni universitarie per la storia dell’arte come ennesimo tradimento dei chierici

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Pubblichiamo un intervento inedito di Tomaso Montanari (che uscirà in libreria a fine marzo con Istruzioni per l’uso del futuro) sul caso sollevato dalle abilitazioni universitarie per la storia dell’arte.

Vista nel complesso, questa prima tornata di Abilitazione Scientifica Nazionale assomiglia molto ad un suicidio di massa. Lasciati a noi stessi, con il compito di autovalutarci senza vincoli comparativi, ma solo in scienza e coscienza, noi professori universitari abbiamo dimostrato una totale incapacità, impastata variabilmente a disonestà, faziosità, ignoranza. È il bilancio terrificante raccontato all’opinione pubblica dagli articoli del «Fatto» e di Gian Antonio Stella, cui si aggiunge la valanga di ricorsi individuali e collettivi che – per quanto spesso legittimi, e in alcuni casi sacrosanti – avrà l’effetto di commissariare de facto l’università, affidando ai TAR anche la selezione dei docenti e dei ricercatori. Si fossero assegnate le cattedre attraverso una lotteria non sarebbe potuta andare peggio di così.

Lo stato dell’Arte al luna park

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Inizia oggi a Roma la quinta edizione del Salone dell’editoria sociale. Il tema di quest’anno è “la grande mutazione” e il programma è molto ricco: più di quaranta incontri tra tavole rotonde, dibattiti, presentazioni di libri, musica e video. Oggi alle 16.15 Tomaso Montanari presenta Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane. Introduce Goffredo Fofi e interviene Vittorio Giacopini.

Pubblichiamo un intervento di Tomaso Montanari uscito sul Fatto Quotidiano il 21 agosto 2013.

L’unica associazione sensata che scaturisce dai nomi di Michelangelo e Jackson Pollock è probabilmente un altro nome: Michael Jackson. È infatti solo un travestimento pop-trash che può consentire di accostare questi due artisti, accoppiati per stupire il popolo. Eppure la mostra clou del cartellone dell’anno prossimo è proprio questa genialata dei «geni a confronto».

Si terrà a Firenze, nientemeno che nel Salone dei Cinquecento ed è «l’evento artistico con cui Matteo Renzi pensa di chiudere il mandato» (così l’anticipazione di «Repubblica»). L’evento c’entra così poco con la storia dell’arte, che lo sta organizzando Marco Carrai, noto come il «Gianni Letta di Renzi»: l’anima ciellina-finanziaria cui il sindaco ha affidato la Firenze Parcheggi, la Cassa di Risparmio, l’Aeroporto e ora anche Michelangelo. D’altra parte, dopo il buco nell’acqua (oltre che negli affreschi vasariani) della ricerca del Leonardo perduto, bisognava pur inventarsi qualcosa, per riempire il Salone di Palazzo Vecchio. Certo, di questo passo arriveremo presto ai Bronzi di Riace contro Holly e Benji (come predice Christian Raimo), o alla riedizione di Godzilla contro Maciste.