Generations of love, diciotto anni dopo. Intervista a Matteo B. Bianchi

generationsoflove

di Marco Mancassola

“I mutamenti del pianeta sono più veloci della mia capacità di registrarli”, scrive il narratore di Generations of love –  una frase che riecheggia a lungo dopo aver riletto, a diciott’anni dalla prima edizione, il romanzo d’esordio di Matteo B. Bianchi (uscito nel 1999 e ora ripubblicato da Fandango, in una edizione arricchita di “contenuti speciali”). Se quella frase era già attuale ai tempi della prima uscita del libro, oggi riassume un sentimento conclamato e generalizzato. Lo stato di accelerazione in cui viviamo sembra rendere il nostro tempo un oggetto sfuggente per le coscienze, figurarsi per i romanzi – i cui ritmi di scrittura (e anche di lettura) sembrerebbero incommensurabili a quelli del ribollire del mondo.

Eppure, c’è qualcosa di speciale nel rapporto fra un romanzo di formazione d’esordio e il tempo in cui è stato scritto e letto; c’è qualcosa di speciale anche in un romanzo che viene ripubblicato dopo alcuni anni, tornando ad abitare un mondo sottilmente, radicalmente cambiato.

I ragazzi italiani che il Regno Unito non vuole più

mind_the_gap_1

di Marco Mancassola

L’allarme antincendio è scattato mentre David Cameron pronunciava il suo discorso, definito da vari osservatori come uno dei più importanti della sua leadership, nel quartier generale della Jcb a Rochester, Inghilterra del Nord, qualche settimana fa. L’allarme in realtà era partito per errore e Cameron ha reagito con una battuta: “Devo aver fatto scattare qualche campanello alla Commissione europea”. Probabilmente aveva ragione. Il discorso aveva a che fare con l’Europa, o meglio con l’immigrazione. Due temi che nel dibattito politico britannico sono diventati da qualche tempo quasi sinonimi.

L’ultima generazione a permetterselo

No.1000, Gallipoli, March 2012

Come forse sapete, l’edizione italiana di Rolling Stone ha sospeso le pubblicazioni, per riprenderle pare a settembre dopo un cambio di editore. Qui c’è il comunicato sindacale della redazione. Christian Raimo e Marco Mancassola scrivono da tre anni circa una rubrica intitolata Italia, amore. Questo qui sotto è quella del numero di aprile, ora in edicola. A tutta la redazione e a tutti i collaboratori, massima solidarietà e in bocca al lupo.

di Christian Raimo e Marco Mancassola

CR. Siete dei privilegiati. Sì, voi. Voi che leggete quest’articolo, che avete letto o sfogliato questo numero di Rolling Stone. Come me del resto, fate parte di un’élite, di una strana casta, non saprei dirlo meglio. In un libro recentissimo uscito per Laterza, Senza sapere di Giovanni Solimine, si riportano i risultati di una ricerca condotta da Save the Children: più di 300.000 ragazzi di età inferiore ai 18 anni, residenti nelle regioni meridionali, non hanno mai fatto sport, non sono mai andati al cinema, non hanno mai aperto un libro o acceso un computer.

Italia, amore, luglio. Le infinite estati in cui essere tutto.

tobias_kruse_03

di Christian Raimo e Marco Mancassola

CR. Gli esami di maturità nascondono nell’evidenza una grande contraddizione. La prassi vuole che ci sia un momento, alla fine dell’interrogazione orale ossia di tutto, in cui la commissione chiede al candidato: “E dopo cosa hai pensato di fare?”. È un piccolo rito in cui i ruoli non sono più asimmetrici, ma si parla per la prima volta, da pari, lo studente può respirare, non è più sotto torchio. La piccola stranezza che mi colpisce ogni volta è questa: abbiamo appena ascoltato qualcuno che sa padroneggiare – bene o male, non importa – questioni di cultura greca e vulcanologia, critica letteraria novecentesca e rudimenti di economia politica, citazioni da Freud e analisi iconografiche di Kandinskij; e a questa persona qui, noi dall’alta parte della scrivania cosa stiamo dicendo: Sai cosa c’è, tutta questa cultura trasversale non serve, è culturame funzionale solo a questo rito ormai concluso, questo liceo multidisciplinare era solo un modo per darti un ampio ventaglio di scelte, ora – da adulto a adulto – quale facoltà sceglierai? Come ti metterai a disposizione per il mondo nostro, per il lavoro, per produrre, per integrarti nella società? Che hai deciso di fare: non tradurrai più una riga di latino in vita tua, oppure dimenticherai per sempre le funzioni e i limiti?

Marziani a Rionero in Vulture

monti

Fate un esperimento: entrate in una libreria, in una grande libreria, e domandate se hanno un reparto fantascienza. Se c’è (e non è detto) scorrete gli scaffali per vedere quali autori ci sono, e troverete tutta roba classica: Asimov, Dick, Bradbury, Clarke, Lem… Provate infine a scovare gli autori italiani, e rimarrete un po’ sconcertati. L’ultima volta che l’ho fatto – ero in un megastore Feltrinelli – ho contato i seguenti libri: Valerio Evangelisti con tutta la sua saga eymerichiana, uno dei quattro volumi della classica Le meraviglie del possibile Einaudi curata da Carlo Fruttero insieme a Sergio Solmi, Guerra agli umani di Wu Ming, e La neve se ne frega di Luciano Ligabue. Punto, stop.

Italia, Amore: lavoro gratis

6a0105351f2394970c0167664e9801970b-800wi

Questo articolo, uscito sul numero di maggio di «Rolling Stone», è tratto dalla rubrica «Italia, Amore» di Christian Raimo e Marco Mancassola.

di Christian Raimo e Marco Mancassola

Raimo >> Con un po’ di spietata tenerezza uno alle volte si chiede: perché esiste una generazione di persone (in cui potrei essere compreso anche io) che in nome di un fantasma di riconoscimento sociale accetta di scrivere per un giornale a 3 euro a pezzo, insegnare a centinaia di persone all’università per un euro a semestre, si danna l’anima per un dottorato senza borsa, non batte ciglio di fronte alla proposta di pagarsi di tasca propria un tirocinio?

Italia amore: rivelazioni

psychcat

La consueta rubrica di Christian Raimo e Marco Mancassola che esce ogni mese su «Rolling Stone». Finita l’era psichedelica che per un po’ ci ha fatto credere di poter scassinare le porte della percezione, finita quella del postmodernismo che ci ha resi cinici e disgregati, e ora che anche il neoliberismo pare essere al collasso, quali strumenti ci restano per comprendere il mondo in cui viviamo?

Marco Mancassola >> Una delle tipiche esperienze di chi prende un acido o altre sostanze psichedeliche per la prima volta, è la sensazione che la realtà complicata, frammentata, dispersiva in cui ha vissuto finora diventi di colpo leggibile. All’improvviso tutto combacia. Tutto si rivela coerente. Posso intuire ciò che tiene ogni cosa insieme: ho capito, ho capito! Il disordine del mondo era soltanto illusione. Un po’ come la “teoria del tutto” cercata dalla fisica teorica, quella che sarebbe in grado di connettere le diverse teorie sulla natura della realtà.

Italia, amore: solitudini

soli

«Italia, Amore» è una rubrica di Christian Raimo e Marco Mancassola che esce tutti i mesi su «Rolling Stone». Questi due articoli sono apparsi sull’ultimo numero della rivista, febbraio 2012.

MM >> Sono uno scrittore, essere solo è il mio lavoro. Ci sono attività in cui la solitudine è uno strumento attivo di lavoro. E la solitudine in realtà ha una varietà di sfumature, dalla più scura alla più esaltante. Ci vorrebbero decine di termini diversi per nominare tutte le solitudini possibili, proprio come in quella leggenda secondo cui gli Inuit avrebbero cinquanta parole per indicare la neve.

«Io te ne faccio dono»

Sul blog di Giorgio Fontana, un’interessante riflessione sul ruolo che devono (e possono) avere letteratura e scrittura in questo tempo di crisi.

Cosa può fare la letteratura in tempo di crisi? Cosa può, naturalmente, non cosa deve: non credo che la letteratura abbia altro dovere se non quello di raccontare delle buone storie e cercare di colpire il cuore delle cose. Ma la domanda è pressante. Per quanto sia isolata la nostra torre, la realtà bussa con insistenza alla porta, e da un po’ di tempo è sempre più difficile fare finta di nulla.

Italia amore: insolvenza

di Christian Raimo e Marco Mancassola
La rubrica mensile di «Rolling Stone» sulle passioni e i mali del nostro Paese.

Christian Raimo: Padre, rimetti a noi i nostri debiti: ossia, azzerali, pagali tu per noi, liberacene. I genitori sono bene o male gli unici esseri umani che nella nostra vita ci danno dei soldi senza volerli indietro. Ma la crisi che stiamo attraversando sempre di più mostra uno scenario futuro diverso da quello in cui i padri rimettono i debiti dei figli.