Shakespeare a Berlino

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore, alcune poesie di Marco Mantello.

di Marco Mantello

Penso che essere ricordati o dimenticati non ha alcun valore
come non sono valori il sentirsi sicuri o felici, via denaro fica e amici
Penso inoltre che i sonetti siano una forma superata di amore
per un qualcosa che non esiste nella realtá, ma solo negli artifici
e che la mia unica libertá, dalla parola noi e dai suoi profeti
sia nel netto superamento dell´identitá, che troppi dicono collettiva
penso che il vento e la primavera, siano meglio di una partita iva
e che una volta che comincio a scrivere, e non ho pareti
ma canzoni da classifica in testa, e poemi per la middle class estiva
non ho bisogno di nessun finale, nessuna fine nessun inizio
nessuna immagine buona o cattiva, di me a parole e di voi in ospizio.
Ho solo bisogno di amore. O al massimo di un divano
come quel killer del romanzo americano

La rinascita

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di Marco Mantello 1. Alessio Molinari, cinquantatré anni, sposato con Emma, lavora alla portineria di un grande ospedale. Il turno finisce verso le diciotto e siccome passa tutto il giorno su una poltroncina, anche il suo corpo è divenuto concavo e ha preso la forma delle cose. “Lavoratori?”, dice aprendo la porta di casa. In […]

Intervista sulla morte

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di Marco Mantello Certe volte, prima ancora di produrre un figlio, o di sparire in un lavoro stabile, le persone diventano città. Come se quello che fanno là dentro fosse avere un secondo corpo, le loro giornate sembrano incapaci di adeguarsi ad altri luoghi, al diverso incedere delle campane in piazza Duomo, al diverso modo […]

Il periodo blu di Anita Riolo

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Pubblichiamo un racconto di Marco Mantello che farà parte del suo nuovo romanzo, letto a Esordire nel 2011, e pubblicato in una sua prima versione su Nazioneindiana.

di Marco Mantello

Cara Anita,

Ho provato più volte a scrivere qualcosa di universale e compiutamente privo di emotività a proposito della tua nascita. Magari lo troverai stupido, natalizio, retorico… Te lo ricordi che ti dicevamo tua madre e io da ragazzina? «Hai fatto sempre come volevi tu». E impara a difenderti, in primo luogo da noi, l’autonomia il senso critico non lo so scusa, non volevo iniziare così…
La sera prima, con tua madre, eravamo stati a un concerto all’Akademie der Künste. Verso mezzanotte, quando sono cominciate le contrazioni e ci siamo messi con l’orologio a vedere ogni quanto le venivano, era tutto pronto in due valigie apposite, le lenzuola pulite, i vestiti di ricambio, la cioccolata per me…
Ecco, adesso sicuramente mi dirai: come al solito descrivi le situazioni senza esporti mai in prima persona. Che cosa provavi, tu? Avevi paura? Eri felice? Un senso di attesa, agitazione, cosa?
Non lo so forse all’inizio una totale assenza. Che poi è la sensazione tipica che provo, quando mi capita di vivere. Voglio dire la rottura dei ritmi, le giornate più o meno scandite, la verità è che il tempo presente a me mi stordisce proprio, ti sembra come di non esserci, come assistere a uno show da fuori, appunto, fiction.

Il discorso sui massimi sistemi

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di Marco Mantello

Limitiamoci alla piccola borghesia universale, per favore, lasciamo da parte i poveracci, i clandestini e i pazzi. E ripetiamolo tutti insieme, con convinzione: non è vero che  quando si muore si muore soli.
Se non sei un barbone dickensiano sotto i ponti di Buniago di Maserà, o un vedovo di settant’anni chiuso in casa col telecomando, è molto difficile andarsene senza avere della gente intorno, delle opinioni, finanche azioni od omissioni dirette a gestire in modo più o meno cooperativo il come e il quando morirai.
I reparti di rianimazione degli ospedali sono luoghi affollatissimi.
Nella casa del malato terminale c’è sempre qualcuno, fosse anche solo un’infermiera, una moglie o una colf. Gente che tace, che ha qualcosa da eseguire, gente in visita, amici, preti e animali domestici.

Andava tutto al macero

di Marco Mantello A proposito della discussione sulla pseudoeditoria, ripubblichiamo per gentile concessione di autore e editore un brano del romanzo di Marco Mantello, La rabbia, pubblicato quest’anno da Transeuropa. Nella Rabbia il padre, Leandro Van Sandt, è un affermato e anziano scrittore italiano, in preda a un esaurimento nervoso dopo la separazione dalla moglie, […]

L’economia decisa dalla politica o la politica decisa dall’economia?

Ripubblichiamo quest’intervista realizzata a Marco Mantello da Edoardo Albinati per la splendida rivista d’interviste Una città EA: Cosa significa “concorrenza perfetta”? Esiste in qualche misura nella realtà o forse si è affermato solo un mito della concorrenza? MM: L’idea di concorrenza implica innanzitutto un modo di concepire i comportamenti umani o i sentimenti morali delle […]

Tutti i mistici di Roma Nord

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di Marco Mantello

Passavano in camicie a scacchi, pantaloni neri e Doctor Martins. Con Rumore Bianco nella mano destra, con i loro denti spezzati a dieci anni durante la partita di minibasket trascorsa in panchina, con le loro braccia bloccate a quarantacinque gradi, dentro un gesso coperto di firme con le stelline e disegni di Paperino,

La riduzione del sangue

di Marco Mantello L’undicesimo comandamento recita: Non bruciarti di nuovo la vita a violare le leggi marittime. Quelli salgono, sparano, estraggono le prove solite dell’innocenza portate apposta per l’occasione. Non risultano italiani fra le vittime Tutto il resto è televisione. * Gli israeliani sono geni militari e non solo economisti straordinari. Sotto gli occhi spalancati […]