Come evocare il vuoto (Due letture molto personali)

shining

Esce oggi per Effigie Dentro al nero, un libro che festeggia i settant’anni di Stephen King e il compleanno di It. Tra i brani dell’antologia vi proponiamo questo scritto di Marco Peano, che ringraziamo. La sua storia riguarda Shining.

«Sesso e morte». È questa la risposta che avevo ottenuto quando, ventenne, mi ero arrischiato a domandare al mio insegnante di cinema – era il 1999 e frequentavo una scuola di scrittura – se esistessero degli argomenti intraducibili sullo schermo cinematografico: situazioni che gli attori erano impossibilitati a interpretare se non ricorrendo a trucchi, mascheramenti, effetti speciali. Ricordo che non avevo avuto il tempo di ribattere, poiché lui aveva aggiunto con prontezza: «Quando ti spingi oltre con il primo, sconfini nella pornografia. Quando lo fai con il secondo, sconfini nello snuff».

Il Libro dell’Anno di Fahrenheit – Radio 3: un estratto

PEANO_LInvenzioneDellaMadre

L’invenzione della madre di Marco Peano (minimum fax) è il Libro dell’Anno votato dagli ascoltatori di Fahrenheit – Radio 3. Ne pubblichiamo un estratto, ringraziando l’autore e l’editore. (Immagine: l’illustrazione di copertina di Alessandro Gottardo)

di Marco Peano

La sveglia di Mattia non ha suonato. O meglio, ha suonato – e pure all’ora giusta – ma lui l’ha spenta e ha ripreso a dormire. Quindi è come non avesse suonato.

Quando spalanca gli occhi sulla sua giornata, Mattia si accorge che non è affatto presto. Lancia il pigiama in un angolo della stanza e si lava al volo, ma una scarica di diarrea gli fa perdere altri minuti preziosi. Impreca contro l’influenza intestinale mentre butta giù un caffè molto amaro, s’infila una maglietta ed entra in auto – impensabile affidarsi alla corriera – già imboccando il cancello.

Marco Peano e “L’invenzione della madre”

Henri-Matisse7

Pubblichiamo un intervento inedito di Marco Peano uscito tradotto in inglese sul numero speciale del Breast Cancer Consortium Quarterly, per il quale è stato scritto appositamente. L’invenzione della madre, romanzo d’esordio di Marco Peano uscito per minimum fax, è candidato al Libro dell’Anno della trasmissione Fahrenheit (Radio 3): lo si può votare fino al 7 dicembre con una mail a fahre@rai.it. (Immagine: Matisse, particolare)

Dizionari, gatti, enciclopedie
Di solito, finché non c’è qualcuno che glielo dice in maniera esplicita, una persona ignora di essere un caregiver. O perlomeno, mio padre e io lo ignoravamo. Anche perché – prima che il cancro facesse irruzione nella nostra quotidianità tramite il corpo di mia madre – non avevamo idea di cosa significasse quella parola.

Eppure di termini nuovi era fatta la realtà che ci circondava, e sempre più lo sarebbe stata: io però li andavo scoprendo soltanto nel momento in cui entravano in relazione con la malattia di mia madre.

Cosa vuol dire perdere una madre

big

Questa riflessione di Marco Peano è uscita su Internazionale. Vi segnaliamo che domani, domenica 17 maggio, alle 17 Marco Peano presenta L’invenzione della madre (minimum fax) al Caffè letterario del Salone del libro di Torino insieme a Domenico Starnone.

Nell’Anno del pensiero magico Joan Didion ricorre a due metafore precise per descrivere l’espressione di chi ha subìto da poco un lutto. Per la scrittrice americana il dolore imprime sul viso lo stigma inconfondibile di qualcuno che “esce con le pupille dilatate nell’abbacinante luce del giorno” dall’ambulatorio dell’oculista. Didion rafforza l’immagine facendola seguire da un’altra appartenente allo stesso campo semantico: chi è a lutto è simile a qualcuno “che porta gli occhiali e che improvvisamente è costretto a toglierseli”.

Due metafore che hanno a che fare con gli occhi; due metafore quasi opposte: un violento eccesso di luminosità e un repentino calo della vista.

È proprio tramite lo sguardo vigile e dolente di Margherita (Margherita Buy), grazie al primissimo piano dei suoi occhi, che nei minuti iniziali di Mia madre fa la sua comparsa sullo schermo Ada (Giulia Lazzarini). Il dodicesimo lungometraggio di Nanni Moretti (che firma sia il soggetto, insieme a Gaia Manzini, Valia Santella e Chiara Valerio; sia la sceneggiatura, scritta con Santella e Francesco Piccolo) introduce così la madre del titolo mostrandola lì dove lo spettatore la vedrà stazionare per la maggior parte del film: in una stanza d’ospedale.

L’assedio di un figlio nell’esordio di Marco Peano

Sırttan-Resmedilmiş-Oturan-Genç-Kız-Seated-Girl-Seen-from-the-Back

Pubblichiamo la recensione di Giorgio Vasta, uscita sul manifesto, sul romanzo d’esordio di Marco Peano L’invenzione della madre. Vi segnaliamo due appuntamenti con Marco Peano: oggi, martedì 24 febbraio, alle 19 alla libreria Therese di Torino con Vincenzo Latronico; domani, mercoledì 25, alle 19 alla libreria Centofiori di Milano con Michele Mari. Qui tutti gli incontri in calendario. (Immagine: Salvador Dalì, Donna seduta)

«Io gli giro intorno: con circospezione, con impazienza, con rabbia». La prima frase di Le parole tra noi leggere di Lalla Romano, il libro in cui la scrittrice piemontese descrive il legame con il figlio, individua una specifica declinazione della forma romanzo: non tanto il racconto mobile di fatti tra loro concatenati, quanto il progressivo accerchiamento di un’unica figura. Non il divenire ma il circoscrivere, non la fluidità bensì la stasi; non – ancora – l’illustrazione di ciò che accade bensì l’estrazione se non l’estorsione di un senso da ciò che di senso appare privo.

L’invenzione della madre

19_carra_madre-e-figlio

Pubblichiamo un estratto da L’invenzione della madre, il romanzo d’esordio di Marco Peano edito da minimum fax. Vi segnaliamo l’incontro di domani, giovedì 19 febbraio, alle 21 al Circolo dei Lettori di Torino: con l’autore intervengono Michela Murgia e Giorgio Vasta. Letture di Rolando Ravello. (Immagine: Carlo Carrà, Madre e figlio)

La festa

La madre sarebbe tornata. Dopo più di un mese in ospedale, tutto a casa era pronto per accoglierla: Mattia e suo padre avevano curato ogni dettaglio.

Era martedì 1° febbraio 2005 e l’aria era fredda, ma c’era il sole. Ogni cosa sembrava leggera.

L’invenzione della madre: Nicola Lagioia intervista Marco Peano

Gustav_Klimt_020

È in libreria per minimum fax L’invenzione della madre, il romanzo d’esordio di Marco PeanoCome raccontare la malattia e la perdita di un genitore? Pubblichiamo un’intervista di Nicola Lagioia a Marco Peano e vi segnaliamo l’incontro di domani, giovedì 5 febbraio, alle 19.30 alla libreria Giufà di Roma. Con l’autore intervengono Michela Murgia e Nicola Lagioia. (Immagine: Le tre età della donna, Gustav Klimt)

Il tuo romanzo si apre con un’epigrafe di Donald Antrim. È una frase molto potente, e anche per certi spaventosa nella sua definitività. Dice che il deterioramento della vita di sua madre ne riassume la storia. E dice anche che questa storia è legata indissolubilmente a quella del figlio. Antrim non arriva a dire in modo esplicito che l’idea stessa di madre contiene quella di figlio senza che a quest’ultimo sia data la possibilità di emanciparsene, ma la sensazione che accarezzi un pensiero simile c’è. Allora, da una parte (questo nel tuo romanzo mi sembra di percepirlo in modo chiaro) tra madre e figlio si consuma il rapporto d’amore più profondo e antico (e forse anche spaventosamente bello) che all’uomo sia dato di provare. Dall’altra mi chiedo se questo non significhi costringere i figli in una gabbia per uscire dalla quale non esiste una chiave. Come se ne esce? È necessario uscirne?

Uno dei motivi per cui ho scritto L’invenzione della madre, oltre alla necessità di doverlo fare, è legato al desiderio di raccontare il rapporto madre-figlio in una situazione estrema come quella della fine vita. In fase di stesura, mi sono accorto che uno dei temi che stavo affrontando – e che innervavano la storia in maniera significativa – era la difficoltà ad accettare il cambiamento.