Storie di fragilità da un mondo estinto: “Materia” di Jacopo La Forgia

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di Marco Renzi

Negli ultimi anni siamo stati sommersi dalle distopie: forse perché il pessimismo e il senso della fine non sono mai stati diffusi come adesso, o perché siamo giunti a un punto di totale saturazione per quanto riguarda le tecnologie, delle quali la fantascienza ha sempre posto in evidenza i risvolti più catastrofici.

Insomma, dando una scorsa veloce a libri, fumetti, film e serie tv, notiamo quanto questo tipo di narrazione abbia oggi attecchito e proliferato, e vien da pensare che un eccesso di distopia nel nostro presente possa alla lunga inflazionarsi agli occhi del lettore (o spettatore, negli altri casi).

Tra fantastico e videogame: le avventure di Talib

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di Marco Renzi

Siamo più o meno nel 5000 avanti Cristo. Talib è un lucidatore di pomelli alla corte di Babilonia ed è innamorato della principessa: siccome il Re darà in sposa la figlia a chi le regalerà un diamante grande quanto la testa di un toro, si mette subito in viaggio alla ricerca della pietra.

Ma la trama di Talib, o la curiosità (Tunué, 2019), scritto da Bruno Tosatti, non si esaurisce qui, giacché l’avventura picaresca del protagonista è un pretesto per immettere nella storia una serie di personaggi e di sotto-trame: Talib incontrerà Azad, in cerca del suo Golem; il burocrate Miralem, che vuol far pagare le tasse ai Peruani; la tribù dei Frugoli, Erza il raccoglitore di schiuma di nuvole; s’imbatterà poi in draghi, giganti e nelle creature più disparate.

Lungo «Lo stradone», l’ultimo romanzo di Francesco Pecoraro

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di Marco Renzi

È vero: la scrittura oggi è alla portata di tutti, ma fare letteratura resta ancora un lavoro per pochi. Il compito del critico e del lettore più attento è dunque quello di individuare questi pochi scrittori, segnalarli e restituire loro lo spazio che meritano.

Francesco Pecoraro, tuttavia, non necessita di molte presentazioni, essendo uno degli autori più interessanti apparsi nel panorama editoriale italiano negli ultimi quindici-vent’anni. Già La vita in tempo di pace (2013) aveva messo in luce una scrittura notevole e una capacità davvero rara di leggere sia la contemporaneità sia i settant’anni del dopoguerra, il più lungo periodo di pace ininterrotta che la Storia ricordi. Tali peculiarità restano inalterate nello Stradone, dove di nuovo riemergono nodi cruciali del nostro tempo, pur con una struttura abbastanza diversa, sicuramente più prossima al saggio.

Pecoraro si affida qui a un narratore senza nome: un uomo sopra la sessantina, un abitante della Città di Dio, più precisamente della Sacca (Valle Aurelia), un tempo popolata da fornaciai e ora luogo assai rappresentativo dell’odierno «ristagno».