La Buenos Aires di Borges e Arlt

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Buenos Aires. “Scrittori che hanno una fama superiore ai propri meriti? Borges, certo, benché ancora non possegga una sua opera”. “Arlt? Un comunista, un mezzo delinquente straordinariamente incolto”. Si detestavano e non poteva essere altrimenti. I pochi mesi di distanza alla nascita li avevano scaricati in due mondi opposti. Jorge Luis Borges, agosto 1899, era erudizione, biblioteca, labirinto. Roberto Arlt, aprile 1900, era criminalità, strada, follia. Il borghese conservatore e il proletario ribelle, l’esteta e il combattente, il minotauro e il ruffiano, il conoscitore di letteratura raffinata e il lettore onnivoro di traduzioni indegne. Non potevano essere più diversi. Non potevano detestarsi di più. E come sempre succede fra giganti tanto lontani, non potevano che rispettarsi e segretamente amarsi.