Generations of love, diciotto anni dopo. Intervista a Matteo B. Bianchi

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di Marco Mancassola

“I mutamenti del pianeta sono più veloci della mia capacità di registrarli”, scrive il narratore di Generations of love –  una frase che riecheggia a lungo dopo aver riletto, a diciott’anni dalla prima edizione, il romanzo d’esordio di Matteo B. Bianchi (uscito nel 1999 e ora ripubblicato da Fandango, in una edizione arricchita di “contenuti speciali”). Se quella frase era già attuale ai tempi della prima uscita del libro, oggi riassume un sentimento conclamato e generalizzato. Lo stato di accelerazione in cui viviamo sembra rendere il nostro tempo un oggetto sfuggente per le coscienze, figurarsi per i romanzi – i cui ritmi di scrittura (e anche di lettura) sembrerebbero incommensurabili a quelli del ribollire del mondo.

Eppure, c’è qualcosa di speciale nel rapporto fra un romanzo di formazione d’esordio e il tempo in cui è stato scritto e letto; c’è qualcosa di speciale anche in un romanzo che viene ripubblicato dopo alcuni anni, tornando ad abitare un mondo sottilmente, radicalmente cambiato.

Tra le stanze del romanzo. Intervista a David Mitchell

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«La mia generazione è stata commensale senza senso al Ristorante dei ricchi del mondo sapendo, ma negando, che correvamo per lasciare ai nostri nipoti un tablet che mai potrà essere pagato», dice l’ormai sessantenne Holly Sykes. La protagonista del romanzo stratificato di David Mitchell Le ore invisibili (Frassinelli, 608 pagine, 19.50 euro, traduzione di Katia Bagnoli e Claudia Cavallaro) è spaesata ma lucida in un’immaginifica Irlanda, che tremendamente assomiglia all’Iraq odierno. La distopia dell’autore inglese disegna la parabola dell’Europa dalla Thatcher a un caos nefasto nel non lontanissimo 2043. Il libro si compone di sei parti, quanti i diversi capitoli nella vita di Holly che nel 1984 è una quindicenne dall’esistenza apparentemente normale. Ha però il dono della prescienza. È l’oggetto del desiderio, di amore e di morte, di due immortali che si combattono in questo mondo e in altre dimensioni. Holly vive l’adolescenza sregolata degli anni Ottanta. S’innamora perdutamente dell’uomo sbagliato, per poi sposarsi con un reporter di guerra, che non può fare a meno dei campi di battaglia iracheni. Raggiunge il successo editoriale grazie a un memoir “paranormale”, e infine piomba nella desolazione di una Terra semidistrutta dall’insensatezza degli uomini.

Raccontare il calcio inglese

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Riferendosi a Il mio amico Eric di Ken Loach, Daniele Manusia ha scritto una volta che nei momenti di difficoltà in Italia vediamo la Madonna, a Manchester vedono Cantona: è vero, oltre che divertente, e rende l’idea di quanto nel Regno Unito questione sociale e calcio vadano di pari passo. La storia ha le sue origini alla metà degli anni Ottanta, quando il fenomeno degli hooligans era ancora fuori controllo e i due disastri di Heysel (1985) e Hillsborough (1989) stavano conducendo alla grande riforma degli anni 90. Negli stessi anni Margaret Tatcher imperversava facendo a pezzi il welfare state con ricadute violentissime soprattutto in quelle Midlands che ospitavano il grande Liverpool degli anni 80 e il Manchester United che sarebbe diventato la squadra più forte al mondo nella decade successiva.