Beatrix Kiddo era un tipo coraggioso

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Su un foglio scrive

– andare a comprare il latte

– andare a comprare i cereali integrali

– andare alla festa per l’anniversario

– cercare provviste tra le macerie di un disastro nucleare, essere costretta a sottrarre cibo a qualcuno un po’ meno svelto, magari non avere voglia di aiutare un vecchio. Dover decidere se finire o no qualcuno che agonizza sul marciapiede, qualcuno a cui sta venendo via la pelle dalle ossa a pezzettoni grossi

poi infila il cappotto, spinge il foglio giù per una tasca e va alla Coop. Tutto è ordinato sugli scaffali, entra, arraffa, paga ed esce in 7 minuti totali, ci sono molti vecchi ma per fortuna hanno le badanti. Esegue ogni operazione soltanto con una mano perché con l’altra stringe la pallina di carta nella tasca e, comunque, non è nemmeno del tutto infelice poiché si allena per quando perderà un braccio a causa delle esplosioni o delle le mine o del cancro alle ossa, e infatti lo fa alternando la destra e la sinistra, giacché non è possibile indovinare il destino: quel giorno sarà pronta e ambidestra. Anzi, per completezza avrebbe dovuto scrivere anche Cancro alle ossa.

Tre milioni di CFU

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di Marianna Crasto

Un giorno avevamo trent’anni e il giorno dopo ne abbiamo settantacinque, e quel giorno-dopo è oggi. Il contorno netto delle iridi si è sciolto nei bulbi grigiolatte e anche tu hai perso sguardi intensi in favore di un glaucoma non ancora invalidante. Tentiamo di mettere a fuoco, al meglio delle nostre possibilità, i ragazzi alle prese con il primo alloro accademico.
Siamo alla sedicesima cerimonia di laurea.
Nei gruppi di facoltà su Facebook scrivono che dovremmo abbandonare le corone dalle grandi foglie intrecciate e iniziare a considerare quelle da cerimonia funebre. A decine cliccano mi piace, poi arrivo io a scrivere LOL e spariscono.
Alla prima laurea non avevo sulle mani le macchie scure da accumulo di melanina. C’è una foto: mia madre e mio padre guardano in due direzioni diverse, le mie sorelle gesticolano a qualcuno fuori campo e sono sfocate, tu mi stringi la vita e guardi in camera, io bevo spumante da un calice di plastica col gomito alzato. Quel pomeriggio postai la foto su Instagram con la didascalia LOL, ma oggi me ne contestano l’uso.

Fuori dal film

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Abbiamo le prove è una rivista online di non fiction nata un anno fa da un’idea di Violetta Bellocchio. Pubblichiamo l’intervento di Marianna Crasto ringraziando l’autrice e la rivista.

di Marianna Crasto

Attorno al tavolo della cucina c’è stata una di quelle sedute psicanalitiche in cui io e mia madre ci scambiamo il ruolo di paziente e medico ogni sette minuti. Capita di continuo e ovunque: sul bordo del letto, in bagno, davanti al bidone della spazzatura, a volte non saprei dire dove abbiamo cominciato e dove siamo andate a finire perché può succedere che gironzoliamo per casa mentre parliamo, e lei addirittura stenda i panni e io a passarle le mollette di fianco.