Don Milani e i giornalisti

don milani

Questo pezzo è uscito su Pubblico.

Una lezione di coerenza. Adele Corradi ha insegnato per anni a Barbiana insieme a don Milani e a quell’intensa esperienza, che le ha cambiato la vita, ha dedicato un bel libro di memorie: Non so se don Lorenzo (Feltrinelli).

Quando le ho chiesto, qualche giorno fa, al termine di una presentazione del suo libro a Perugia, come don Milani si comportasse con i giornalisti (li faceva venire a Barbiana? quali accettava e quali no? sentiva la necessità di proteggere la “sua” scuola dall’invasione mass-mediatica, e quindi dal rischio che egli stesso fosse trasformato in un personaggio?), Adele Corradi mi ha dato una risposta fulminante. “Fosse per me, diceva don Lorenzo, non li farei venire. Ma lo faccio per i ragazzi, perché possano incontrarli e discutere con loro.” Così, ha aggiunto con un sorriso, il giorno dopo avrebbero visto in quali e tanti modi, scrivendone, si può stravolgere la realtà.

L’isola degli artisti

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Pubblichiamo un articolo di Matteo Nucci uscito sul Venerdì.

Procchio (Isola d’Elba). Era la notte di San Giovanni del 1950 quando arrivarono dopo un folle viaggio ubriaco. L’Isola d’Elba era ancora fuori dalle rotte del nascente turismo di massa, ma loro andarono a cercare la baia più selvaggia e deserta. Non c’erano che dune, a Procchio, in quegli anni, e solo una casa in abbandono sul limitare del golfo, chiamata Guardiola, perché aveva ospitato per anni la guardia di finanza. Ma la banda di pittori che in quell’anno sbarcò sull’isola per sfuggire all’afa di Firenze non si sognò di occuparne le stanze. Piantarono tende, s’infilarono a dormire nelle barche tirate a riva, costruirono capanni di frasche, eppoi trovarono una trattoria, nel paesino di quattro case e stradine polverose, fecero amicizia con il proprietario e arrivarono a un accordo: avrebbero mangiato sempre gratis e nel frattempo sarebbero diventati gli animatori del locale facendone un punto di richiamo per tutti i tedeschi e i milanesi che cominciavano a cercare il mito dell’Isola di Napoleone. Non mentivano. Realizzarono quanto avevano promesso. E in quegli anni, la trattoria “da Renzo” divenne nota anche fuori dall’Isola.