Obama, message in a bottle

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Inizia un nuovo anno, e non è detto che debba essere così catastrofico come gli ultimi trascorsi, o come molte previsioni economiche e politiche annunciano. A volte, seppure in mezzo a mille difficoltà, un po’ di ottimismo non guasta; e a ben vedere, un minimo potrebbe anche essere giustificato.

Nello scacchiere internazionale il 2013 si è aperto con la battaglia vinta da Obama in sede parlamentare per quanto riguarda, in scarna sintesi, l’aumento della tassazione del ceto medio-alto statunitense, nel tentativo di evitare il materializzarsi del “fiscal cliff”, lo spettro americano del baratro fiscale che molto somiglia in casa nostra al marchio “spread”, altro termine sconosciuto sino a pochi mesi fa, improvvisamente popolare dopo l’avvento di Mario Monti alla presidenza del Consiglio; il quale, pronunciandosi sul successo politico dell’amico Barack (pare si diano del tu chiamandosi per nome), cinguettava un “finalmente” riferendosi al dimezzamento dello spread causato dalle notizie provenienti dalla Casa Bianca sull’accordo raggiunto. Un dimezzamento che era tra gli obiettivi principali del suo operato al governo nel corso del 2012, arrivato come manna dal cielo per il neocandidato, e dunque immediatamente trasformato in notizia di bassa cucina da propaganda elettorale: è la comunicazione globale, bellezza. Basta un tweet.

Scusate di nuovo

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Questo pezzo è uscito su Carmilla nei giorni in cui il Senato approvava il decreto Ilva. (Immagine: Andrea & Magda.)

Scusate… scusatemi se scrivo sempre della stessa cosa, ma…
Allora, insomma. Taranto se la stanno giocando ai dadi in Parlamento. La Camera ha già fatto la sua puntata e il Senato si appresta a farlo. Io rientro in Brianza dopo tre giorni passati dentro quella torre satanica che è l’ospedale Nord, sesto piano, reparto oncologia. Andatevelo a vedere, l’ospedale Nord. Sorge in una landa desolata, sorge sul nulla. Intorno solo cespugli, una roulotte bruciata e cani impazziti che brancolano nel buio a caccia di topi. L’ospedale ha un pronto soccorso. Arriva una malata di cancro. Una vecchia insegnante della scuola D’Aquino, quartiere Tamburi. S’è appena ripresa da un cancro all’utero che le ha fruttato l’asportazione di tutto quello che aveva in mezzo alle gambe che c’è ricaduta, la lazzarona: tumore alla membrana peritoneale.

Generazione perduta?

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Questo pezzo è uscito su Orwell, supplemento culturale del quotidiano Pubblico

Quando il presidente del consiglio Mario Monti – durante un’intervista a “Sette”, poi al meeting di Cl – ha parlato di “generazione perduta”, riferendosi ai trenta-quarantenni che l’Italia avrebbe definitivamente mancato (un paradosso: venire maltrattati dal Paese salvato dal proprio sacrificio equivarrebbe a uscire dal solco della Storia), ho pensato che la psicanalisi di gruppo in cui abbiamo da tempo coinvolto i nostri recalcitranti padri stesse arrivando al punto.

Mai un leader politico aveva manifestato pubblicamente un tale odio per se stesso e la propria fascia anagrafica. “Atti mancati”: così li definiva Freud. Affinché però il processo di riemersione sia completo, sono ancora necessari un paio di passaggi.