Quante volte è successa la fine del mondo?

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La fine del mondo è successa un mucchio di volte, e siamo ancora qui a parlarne ogni tanto e per fortuna a parlare anche d’altro.
Il modo più strano in cui è avvenuta è forse quello raccontato da Douglas Adams in Guida galattica per autostoppisti: la Terra, che è una delle regioni più periferiche, insignificanti e soprattutto inconsapevoli e ignoranti di un grande impero interstellare (non sa nemmeno di far parte di un impero interstellare, figuriamoci!), deve essere asfaltata per costruire una superstrada interspaziale che attraversi in lungo e in largo il sistema solare.

La distruzione del Pianeta nella Guida galattica avviene per contrappasso: la Terra viene abbattuta con la stessa noncuranza con cui gli uffici comunali di una città (di provincia?), poco prima che succeda l’apocalisse, si accingono a radere al suolo la casa di Arthur Dent (uno dei protagonisti del romanzo) perché in quel punto deve passarci una tangenziale. Ad eseguire l’ordine di abbattimento della casa di Dent quel giorno c’è il signor L. Prosser, che alla domanda sul perché vada fatta una tangenziale, e proprio nel punto in cui sorge la casa di Arthur, risponde: «Perché mai andrebbe fatta? È una tangenziale e le tangenziali sono necessarie».

Guardiani del sonno

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(fonte immagine)

Questo articolo è uscito sul n. 9 della rivista Osservatorio Outsider Art, che ringraziamo.

L’altro giorno, parlando in aula insegnanti della vita che facciamo ogni giorno e sghignazzando, un collega mi ha detto: «Superati i quarant’anni i momenti di convivialità si riducono più o meno a quando vai con gli amici a correre».

Gli ho risposto che io invece gioco a calcetto. Anzi, giocavo. Non ci vado più da sei mesi perché tornavo a casa sempre con le ossa rotte e tutte e due le caviglie gonfie. “Prima o poi mi portano fuori dal campo in barella”, ho pensato una mattina di sei mesi fa, appena sveglio. La sera prima avevo fatto una partita. Ho dunque avvertito i miei compagni di squadra che per un po’ non sarei andato a giocare. Ho detto: «Per sopravvenuti impegni familiari». Improrogabili, ho detto.

DDL Scuola: le ragioni del nostro dissenso

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Il DdL n. 2994 in discussione al Senato, che tante polemiche ha acceso, se verrà approvato introdurrà molti cambiamenti nella scuola. Vale la pena riassumerli, anche se in modo incompleto: il notevole accentramento di poteri decisionali nella mani del Dirigente Scolastico; la possibilità di aziende private (oltre che di associazioni e realtà territoriali di vario genere) di collaborare molto da vicino con le scuole e di finanziarne (o indirizzarne) parte delle attività; il principio della chiamata diretta di un insegnante da parte dei singoli istituti scolastici; l’assunzione di un certo quantitativo di precari, ma non di tutti quelli che nell’ultimo decennio hanno lavorato nelle scuole; l’introduzione del principio della valutabilità dell’insegnante tramite un premio da attribuire ai più meritevoli. E altro ancora.

Come un sillabario

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Pubblichiamo un estratto da Come un sillabario di Mario Valentini, edito da Mesogea. (Fonte immagine)

Estate

Faceva un gran caldo. Le vacanze erano iniziate solo per pochi e il traffico cittadino all’ora di punta, dalle sei del pomeriggio alle otto, ingolfava le strade peggio che a Natale. Soprattutto lungo le principali direttrici di accesso o di uscita dalla città. Le automobili si incolonnavano lungo la circonvallazione e l’asfalto, reso torrido dalla lunga giornata di sole, continuava a emanare calore. Alla città, del tutto priva di alberi, nemmeno le ore notturne avrebbero portato sollievo. Nel corso della notte, oltre all’asfalto, anche il cemento avrebbe continuato a rilasciare il calore accumulato durante il giorno: le migliaia e migliaia di metri cubi di cemento armato che per più di una decina di chilometri costituiscono il corpo unico, disteso, tutto uguale e ugualmente desolante della città.

Scoprire il Museo Temporaneo Giovanni Bosco

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Quella che segue è la storia di come possa nascere un piccolo museo cittadino dall’iniziativa di un gruppo di ragazzi che si costituiscono in associazione per prendersi cura delle opere e della memoria di un artista outsider (un emarginato, quasi un clochard) in un piccolo centro urbano della costa siciliana tra Palermo e Trapani. Di come grazie alla loro iniziativa questo emarginato, da una condizione di totale isolamento in cui si trovava, sia stato riconosciuto come uno dei più importanti artisti brut europei degli ultimi anni. Di come le opere di questo artista siano state in questo modo salvate dalla dispersione, rese fruibili e tutelate.

Patrimonio condiviso, storia condivisa? Ancora su scuola e integrazione

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di Maria Pia Donato

Nel nostro Paese, “la storia si manifesta alle nuove generazioni nella straordinaria sedimentazione di civiltà e di società leggibile nelle città, piccole o grandi che siano, nel paesaggio, nelle migliaia di siti archeologici, nelle collezioni d’arte, negli archivi, nelle manifestazioni tradizionali che investono insieme lingua, musica, architettura, arti visive, manifatture, cultura alimentare e che entrano nella vita quotidiana. La Costituzione stessa, all’articolo 9, impegna tutti, e dunque in particolare la scuola, nel compito di tutelare questo patrimonio”.

Il brano non è tratto da Istruzioni per l’uso del futuro di Montanari, ma dalle Indicazioni ministeriali del 2012 per la scuola primaria, capitolo su Il senso dell’insegnamento della storia.

La legge di cittadinanza applicata ai miei studenti

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Alla fine di quest’anno per me disgraziato, in cui mi è sembrato di avere cambiato mestiere, ho fatto un conto.

Il mestiere che ho svolto quest’anno, pur essendo insegnante di ruolo nella scuola media inferiore, è più simile al pony-express o al rappresentante di detersivi: sempre in macchina, sempre di corsa, a fare la spola da un capo all’altro della città per raggiungere le tre scuole in cui l’USP di Palermo mi ha mandato a insegnare. E tutte scuole poste in contesti piuttosto difficili, tra il mercato di Ballarò e il quartiere Zisa-Noce.

Me la sono cavata alla meno peggio, riuscendo a sopravvivere a giornate in cui alle otto di mattina ero a fare lezione nella prima scuola, alle undici nella seconda, alle due mezza del pomeriggio ero a un consiglio di classe nella terza e alle quattro e mezza ero di nuovo nella prima scuola per un collegio dei docenti. Diciamo che, ecco, sono riuscito più o meno a garantire la presenza in aula o negli organi collegiali. Se poi abbia potuto prestare un buon servizio agli studenti e alla stessa istituzione che ha avuto la felice idea di sbattermi a destra e a sinistra per tutto l’anno, su questo qualche dubbio ce l’ho!

Le lune di Zavattini. Colloquio con Alfredo Gianolio

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a cura di Mario Valentini

Con Alfredo Gianolio ci siamo frequentati spesso nel corso degli anni ’90, quando a Modena facevamo Il Semplice. Di recente ho ripreso contatto con lui per un articolo destinato a OOA, la rivista dell’Osservatorio Outsider Art di Palermo, in cui avevo pensato di parlare delle vite di artisti naif da lui raccolte e trascritte.

Gli ho rivolto diverse domande via mail, incentrate, oltre che sui pittori naif, sulle sue frequentazioni con Cesare Zavattini. Le ha eluse tutte, con la grazia e l’ironia che gli sono proprie da sempre, tirando fuori però un racconto di quei fatti che mi sembra bello.

Il racconto è uscito sul n. 7 di OOA (www.glifo.com) come pezzo autonomo, anticipando l’articolo per il quale sarebbe dovuto essere del semplice materiale di lavoro.

di Alfredo Gianolio

Il mio incontro con Cesare Zavattini fu casuale, dovuto al fatto che, verso il 1950, settimanalmente mi recavo presso la Camera del Lavoro di Luzzara dove si trovava il mio recapito di avvocato. Provenivo da Reggio Emilia, inizialmente con una “Lambretta” e quindi con una vecchia “Wolksvagen”, dal minuscolo lunotto anteriore, forse un residuato bellico, che incuriosiva i bambini, i quali si facevano ai margini delle strade al mio passaggio.

Segretario della Camera del lavoro era Mario Scardova, che, il giorno della Liberazione, fece il suo ingresso in Luzzara sopra un cavallo bianco tra due ali di popolo plaudente.

Scrittori arabi contemporanei, quinta puntata

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La rubrica di Mario Valentini è dedicata alla letteratura araba contemporanea. Qui le puntate precedenti.

Perché io, che sono di Bolzano, dovrei leggere la letteratura libanese?

Mi sa che è venuto il tempo di saldare qualche debito. Il primo è verso Elisabetta Bartuli la quale, quando un po’ di tempo fa mi ha dato da leggere un lungo racconto del grande scrittore egiziano Yusuf Idris avviandomi così alla lettura di autrici e autori arabi, non immaginava che mi sarei messo a scrivere una rubrica come questa saccheggiando a man bassa, e sicuramente travisando, molti dei suoi testi. Come è inevitabile che faccia anche ora, utilizzando proprio un’intervista da lei realizzata con la scrittrice libanese Hoda Barakat e pubblicata in Libano. Frammenti di storia, società e cultura, a cura di Elena Chiti (Mesogea, 2012). (E proprio verso la redazione della casa editrice Mesogea, senza la quale non mi sarebbe mai nemmeno balenata l’idea di avvicinarmi a questo genere di libri, è il secondo debito).

Scrittori arabi contemporanei, quarta puntata

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La rubrica di Mario Valentini è dedicata alla letteratura araba contemporanea. Qui le puntate precedenti.

Mahfuz e le città

I romanzi arabi non possono essere ricondotti a una dimensione puramente locale. L’interesse che ci può mettere sulle loro tracce non è di tipo etnico. Leggerli non significa avvicinare un mondo altro. È il tuo stesso mondo quello che hai davanti, e la tua stessa identica storia, solo vista dalla diversa prospettiva dovuta a un’altra latitudine.

Mi girano in testa questi pensieri mentre riprendo in mano Il nostro quartiere di Nagib Mahfuz, il libro di cui vorrei parlare stavolta. Lo avevo comprato e letto diversi anni fa perché mi interessava un certo modo di raccogliere le storie e di tenerle insieme, senza costruire una trama romanzesca, procedendo per variazioni sul tema, seguendo il filo dei ricordi, con una scrittura molto legata al modo orale di tramandare e porgere i racconti.