Da Márquez a lezione di giornalismo d’allegria

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Madrid. È appena passato il Natale del ’93 a Barranquilla, tra le poche città colombiane dalla fama indipendente da questioni di droga. Jaime Abello Banfi ha mangiato troppo, come tutti, più di tutti. Riceve una telefonata: «Invitami a cena la prossima volta che vengo» è l’intimazione che riceve il trentenne direttore della locale TeleCaribe. La prospettiva di mangiare ancora è l’ultima cosa cui vorrebbe pensare, ma dall’altra parte del filo c’è Gabriel García Márquez. E non capita spesso, anzi non era mai capitato, che lo scrittore più famoso dell’America Latina chiamasse un giornalista felice (ma non sconosciuto) per estorcergli una convocazione al ristorante. La storia della Fundación para el Nuevo Periodismo Iberoamericano, che da Cartagena de las Indias assegna i corrispettivi del Pulitzer di lingua spagnola, comincia così. Esattamente venti anni fa.

Diffidare dell’ecologismo per salvare l’ecologia

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Pubblichiamo la recensione di Carlo Mazza Galanti, uscita su «Lo straniero», su «Non è un cambio di stagione, iperviaggio nell’apocalisse climatica», libro di Martín Caparrós (Verdenero).

Diffidare dell’ecologismo per salvare l’ecologia. È questa, in buona sostanza, la posizione di un autore argentino che ha scritto un libro notevole, nella forma e nelle intenzioni. Si chiama Martín Caparrós, ha poco più di cinquant’anni, è romanziere e saggista, storico di formazione, collaboratore di Internazionale. Il libro si intitola Non è un cambio di stagione, iperviaggio nell’apocalisse climatica, è pubblicato da Verdenero, il marchio di narrativa di Edizioni Ambiente. Sulla quarta di copertina viene paragonato spericolatamente a Capote e Kapucinski: elogi eccessivi, come spesso succede, ma che non sembrano del tutto pretestuosi una volta giunti alla fine di questo libro dallo statuto indecidibile: racconto di viaggio, diario, collezione di reportage, saggio storico-sociologico. Soprattutto salta all’occhio lo stile (della scrittura, del montaggio) di Caparrós: se ne pubblicano tanti, oggi, di reportage narrativi, ma quasi nessuno sembra interessato a (e capace di) confondere così profondamente le ragioni della scrittura e quelle del pensiero. Testo complesso e “completo”, dunque, questo “Iperviaggio” tra Sudamerica, Africa, Australia, Filippine, Stati Uniti muove alla ricerca del retroscena culturale (e degli interessi economico-politici) che ha portato, nel giro di qualche decennio, il mondo intero a preoccuparsi quotidianamente per il cosiddetto global warming.