Leone dell’Atlante

adel taarabt

Questo pezzo è uscito su Studio.

Prologo

I Leoni dell’Atlante, si fanno chiamare. Eppure, durante l’ultima partecipazione alla Coppa d’Africa, 15 dei 23 “leoni” marocchini, alle pendici dell’Atlante, non ci sono nemmeno nati e cresciuti. È il riflusso post-coloniale che il mondo calcistico sperimenta negli ultimi anni, quando sempre più giocatori scelgono di indossare maglia e colori della nazione in cui affondano radici, ma non in quella in cui sono concretamente venuti al mondo. Come nati in cattività eppure aspiranti alla libertà di una terra promessa, la spina dorsale verde e innevata che si alza fino a quattromila metri dalle pianure del Sahara occidentale.

“Leoni dell’Atlante”: non è un modo di dire, un epiteto artificiale per esaltare il coraggio in campo di una squadra nata nel 1957 e mai davvero vittoriosa, in continente e fuori (eccezion fatta per lo storico passaggio agli ottavi di finale del 1986, prima rappresentativa africana a riuscirci). Di leoni, su quell’Atlante che è la più grande catena montuosa dell’Africa settentrionale e del Mediterraneo tutto, ce n’erano eccome.

Stili di gioco: G-Foot

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Nella sua consueta rubrica del lunedì dedicata agli stili di gioco nel calcio, Daniele Manusia ci presenta il terzino sinistro del Tottenham, Benoit Assou-Ekotto, un raro esemplare di giocatore con i piedi per terra. Qui trovate tutti gli articoli della rubrica

Terzino sinistro del Tottenham da sei stagioni ormai, Benoit Assou-Ekotto non ha nulla che lo possa rendere il giocatore preferito di nessuno.
Arrivato dal Lens nel 2006 pareva dovesse diventare uno dei più forti giocatori di fascia in assoluto, invece ha faticato a imporsi e praticamente solo da quando l’allenatore degli Spurs è Redknapp è sicuro del posto da titolare. Quasi esclusivamente difensivo, non particolarmente tecnico e tutto mancino (con il destro, come si dice a Roma, non ci scende neanche le scale), si allontana raramente dall’angolo formato dalla linea di metà campo con quella laterale, dove la maggior parte delle volte il suo compito si limita a controllare la palla di suola e alzare la testa in cerca di Bale. Se non può verticalizzare (a volte scaglia la palla in avanti un po’ a caso sui piedi di Adebayor), ruota leggermente verso il centro del campo dove Modric tra le linee e Parker in orizzontale gli vanno incontro, e se anche loro sono marcati scarica all’indietro su Kaboul o la passa direttamente al portiere, Friedl, con retropassaggi rasoterra di trenta metri. Nelle partite in cui il Tottenham domina gli avversari nella loro metà campo (sto vedendo il secondo tempo della partita giocata in casa contro lo Swansea) gli può capitare di accentrarsi, ma senza mai avvicinarsi a più di trenta metri dalla porta.