Guardare Avengers: Endgame in un cinema di provincia

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Sono ormai convinto da molto tempo che non esistano nord e sud né differenze tra città e provincia, e che tutto si giochi, nel mondo contemporaneo, nella dialettica tra centro e periferia. Che peraltro sono due categorie mobili: adesso io sono la periferia e tu il centro, un attimo dopo è vero il contrario e […]

Stan Lee: parabola

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Un breve ritratto di Stan Lee, ideatore e celebre volto dell’universo Marvel morto il 12 novembre 2018 all’età di 95 anni.

Capitan America contro Donald Trump: il nuovissimo mondo Marvel

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Questo pezzo è uscito su Repubblica, che ringraziamo: per le immagini, grazie a Panini Comics.

di Luca Valtorta

Chiede un passante: «Quello è Capitan America?». «Non il mio Capitan America» commenta un altro mentre cambia idea a proposito del selfie che si voleva scattare con lui. Già perché il nuovo Capitano non ha più gli occhi azzurri e i capelli biondi del “vecchio” Steve Rogers: si chiama Sam Wilson ed è nero. In realtà si tratta di una vecchia conoscenza che con Capitan America in passato ha vissuto molte avventure: il suo nome precedente era “Falcon” ed è stato il primo supereroe Marvel afroamericano (settembre 1969).

Il passaggio di consegna, anzi di scudo a stelle e strisce, oggi non è casuale: Steve Rogers è invecchiato, non è più al passo coi tempi e il nuovo “Cap” (come viene chiamato confidenzialmente dai fan) deve risolvere i problemi della vita di tutti i giorni. Non è più un’icona indiscutibile, l’opinione pubblica è divisa nei suoi confronti e deve vedersela anche sui social network tra sostenitori e haters. I due hanno anche litigato per questioni politiche: nonostante Rogers sia sempre stato un liberal, Falcon è decisamente più a sinistra e mette continuamente in gioco il tema delle discriminazioni razziali passate e presenti. Sam Wilson di fatto è il Capitan America delle minoranze, voterebbe Bernie Sanders mentre Rogers starebbe con Hillary Clinton.

Appunti su The Death-Ray

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Pubblichiamo un articolo di Andrea Queirolo, uscito sul blog Conversazioni sul fumetto, su «The Death-Ray» di Daniel Clowes (Coconino Press).

di Andrea Queirolo

Notare bene. The Death-Ray è uscito originariamente nel 2004 sul numero 23 di Eightball, ultimo della serie. Il volume uscito di recente ripresenta la stessa identica storia. Quindi, diversamente da come è stato scritto da altri in modo errato, Death-Ray non è l’ultimo fumetto di Clowes, che per adesso rimane Wilson.

Supereroi e esseri umani. Il primo pensiero che può venire in mente leggendo Death-Ray è rivolto alla rivisitazione del genere supereroistico attuata da Clowes. In realtà, ragionando meglio, è evidente come invece l’aspetto supereroistico sia nettamente in secondo piano rispetto alla caratterizzazione dei personaggi. In effetti, se contiamo la copertina sono solo 7 le pagine in cui compare l’alter ego in costume di Andy e di queste solo in 3 Andy è realmente travestito, mentre nelle altre 4 ci sono solo rimandi immaginari. Escludendo la copertina e la doppia pagina di presentazione, invece, il raggio della morte fa la sua prima apparizione solo a pagina 23 e si rivede per sole altre 4 tavole.