Last days of California di Mary Miller

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Questa recensione è uscita sul Mucchio, che ringraziamo.

In una scena piuttosto famosa de Le vergini suicide, Cecilia Lisbon risponde al dottore che lui non è mai stato una ragazza di tredici anni; quello che è successo prima – i polsi, l’acqua rosa della vasca –  resteranno sempre una questione opaca agli occhi di quell’uomo, immobile ai piedi del letto.

Mary Miller, invece, una ragazza lo è stata e lo ricorda con così tanta accuratezza che la sua voce di autrice scompare dentro le parole di Jess, torna ad avere quindici anni e un corpo che ancora non le assomiglia. Jess in tasca ha un cellulare che non squilla mai, neanche adesso che i suoi genitori hanno costretto lei e la sorella Elise in un viaggio dall’Alabama alla California, nella direzione di qualche salvezza spirituale, o forse di un’apocalisse che metta fine a tutto.