I sorrisi sono di D.

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Photo by Kyle Caraher on Unsplash di Massimiliano Governi Devo vestire il corpo. Siamo in primavera, quindi servirà qualcosa di leggero. Se fosse inverno, gli metterei un bel maglione blu di cashmere che gli avevo regalato a Natale qualche anno fa, quando ancora ci facevamo i regali. A metà mattina comincio a tirare fuori dall’armadio magliette e felpe […]

Il superstite, la fiaba nera di Massimiliano Governi

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di Federica De Paolis

Il superstite, non ha nome. Una mattina come un’altra, con la figlia sulle spalle va a casa dei genitori. Tutto è avvolto nel silenzio, le luci del giardino sono stranamente accese. Lascia la bambina fuori dal cancello e si avventura dentro casa; l’acqua scorre sul pavimento: la sua famiglia è stata sterminata, fratello, sorella, padre e madre. Non c’è nessun indugio sul ritrovamento dei corpi: non si tratta di un racconto macabro, né sconvolgente, è un’azione “anomala” eppure inevitabile che il Supersite si vede costretto a compiere. Di fronte al corpo inanime del padre, l’uomo gli sfila un mocassino e lo annusa.

Sandro Veronesi e l’architettura della narrazione

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Fonte immagine)

Dirò un’enormità, termine che piace moltissimo a Sandro Veronesi e che usa spesso nel suo Terre rare  (Bompiani, pag. 416, euro 19,00): il nuovo romanzo di Sandro Veronesi, una sorta di imprevisto sequel di Caos calmo (Premio Strega 2006), è il libro più divertente che abbia letto negli ultimi anni – divertente anche, e soprattutto, nel senso etimologico del termine di dèvertere, “far prendere un’altra direzione”. Maestro della digressione, come i suoi idoli Thomas Pynchon e David Foster Wallace, Veronesi è però attentissimo al senso dell’insieme e costruisce qui un romanzo che ha del miracoloso: pur traboccante di deviazioni– così simili ai quei cambi di direzioni apparentemente insensati che prendiamo ogni giorno navigando su Internet – Terre rare è calibrato, solido, verrebbe da dire, sodo. Come un palazzo costruito da un architetto molto capace, e un po’ visionario, che sta in piedi benissimo nonostante sembri cadere da un momento all’altro. (Sandro Veronesi, oltretutto,è laureato in Architettura con una tesi su Victor Hugo e viene il sospetto che, avesse fatto l’architetto, avrebbe costruito case stupefacenti).