Accogliendo babele: intervista a Stefano Ercolino

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di Leonardo Bevilacqua

Stefano Ercolino, classe 1985, è uno studioso italiano di letteratura comparata, dal 2014 docente presso l’Underwood International College, Yonsei University, a Seoul, in Corea del Sud. Nel corso degli studi presso l’Università dell’Aquila, ha avuto modo di frequentare atenei di prestigio internazionale: tra gli altri, Stanford e Berkeley, in California. Il suo percorso, di cui ha scritto anche Remo Ceserani, è esemplare non solo per la sua eccellente formazione accademica ma anche per la precocità e la fecondità dei suoi scritti critici e teorici. Nel 2014, infatti, Ercolino ha pubblicato due monografie: Il romanzo massimalista (Bompiani,poi tradotto in inglese per Bloomsbury) e The Novel-Essay (Palgrave Macmillan).

I crimini dell’amore. 200 anni di Sade

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Pubblichiamo l’introduzione di Filippo D’Angelo a I crimini dell’amore, raccolta di testi del Marchese De Sade che ha curato per L’orma editore. Vi segnaliamo che il libro sarà presentato domani, venerdì 5 dicembre, alle 19 al Caffè letterario di Più Libri Più Liberi. Intervengono Filippo D’Angelo, Massimo Fusillo, Tilli Bertoni e Luca Donnini. (Fonte immagine)

Strano destino, quello di un’opera che, nelle intenzioni dell’autore, avrebbe dovuto dargli una rispettabilità letteraria mai avuta prima, e finì viceversa con l’affrettare la rovina della sua reputazione.

Quando, nel 1800, vengono dati alle stampe I crimini dell’amore, Donatien Alphonse François de Sade è reduce da oltre due decenni di tribolazioni. La lunga detenzione nelle prigioni del castello di Vincennes e della Bastiglia, nel periodo subito anteriore alla Rivoluzione, lo ha crudelmente minato nel fisico, trasformandolo in un uomo obeso, affetto da tosse cronica, emicranie, gotta, dolori agli occhi e allo stomaco; la sua troppo convinta adesione al dissolvimento della religione dell’Ancien Régime (con le posizioni espresse in Francesi, ancora uno sforzo se volete essere repubblicani) gli è valsa, all’epoca del Terrore, una condanna alla ghigliottina, cui fortunatamente riuscirà a sfuggire grazie alla caduta di Robespierre; le sue finanze e i suoi beni sono stati inghiottiti dall’amministrazione del Direttorio, riducendolo in miseria.

Nell’occhio di chi guarda

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Il 16 giugno è uscito, pubblicato da Donzelli, Nell’occhio di chi guarda. Scrittori e registi di fronte all’immagine, a cura di Clotilde Bertoni,  Massimo Fusillo e Gianluigi Simonetti, e con postfazione di Stefano Chiodi. A ventitré fra narratori, poeti, registi teatrali e cinematografici è stato chiesto di scegliere un’immagine e di descriverla, o commentarla; variazione sul tema classico dell’ekphrasis, ma anche esperimento sul senso della relazione tra visivo e scritto in epoca contemporanea. Hanno partecipato Roberto Andò, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Mauro Covacich, Filippo D’Angelo, Elio De Capitani, Giorgio Fontana, Gabriele Frasca, Nadia Fusini, Andrea Inglese, Helena Janeckzek, Valerio Magrelli, Guido Mazzoni, Enzo Moscato, Tommaso Pincio, Vincenzo Pirrotta, Laura Pugno, ricci/forte, Alessandra Sarchi, Walter Siti, Domenico Starnone, Federico Tiezzi ed Emanuele Trevi.

Pubblichiamo il contributo di Filippo D’Angelo ringraziando l’autore, i curatori e l’editore.

Mundonarco

Non lo vedevo da dieci anni, ma ne riconobbi il profilo intento alla contemplazione di un’urna funeraria. All’epoca dei nostri studi in Normale, eravamo stati buoni amici: avevamo condiviso le stesse indifferenze e idiosincrasie. Mi avvicinai e gli posi una mano sulle spalle. Guido si voltò e ci abbracciammo.

Il suo viso era meno cambiato del mio, manteneva una patina di giovinezza, come se, per un prodigio a me ignoto, fosse riuscito ad arginare le derive del tempo. Iniziammo a conversare e scoprimmo di trovarci in una situazione di perfetta specularità: io insegnavo letteratura italiana in Francia e avevo appena avuto un figlio con una donna che abitava a Roma; Guido insegnava letteratura francese in Italia e aspettava una figlia da una ragazza che viveva a Parigi. Ci dividevamo entrambi fra i due Paesi, in un’esitante aspirazione da transfughi. Scherzammo sulla simmetria dei nostri destini e decidemmo di visitare insieme ciò che restava di Teotihuacán, la Cité des Dieux.