Altrove e bassa risoluzione. Conversazione con Massimo Mantellini

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«L’altrove digitale è l’alibi che offriamo alla nostra lenta accettazione del mondo che cambia, è una forma di incredulità nei confronti del presente, verso la possibilità che certe cose siano successe davvero e in tempi tanto rapidi.»
Con Bassa risoluzione (Einaudi, 2018) Massimo Mantellini ha scritto un piccolo e appassionato saggio di cultura digitale. La bassa risoluzione del titolo è una scelta collettiva, più o meno consapevole, che caratterizza l’uso del web nell’epoca dell’acceso di massa e dell’offerta di contenuti infiniti.

La vista da qui: sulla politica

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Arriva in libreria La vista da qui. Appunti per un’internet italiana dMassimo Mantellini (minimum fax). Di seguito pubblichiamo il capitolo sul rapporto tra la rete e la politica. Segnaliamo che è online da qualche giorno uno spazio creato da Mantellini per raccogliere racconti, frammenti ed esperienze su cosa sia internet oggi. (Fonte immagine)

L’uomo senza reputazione

Io penso da tempo che Beppe Grillo riassuma in sé moltissimi tratti dell’utente medio della rete internet in Italia. Un comico, un professionista apprezzato e divertente che sa poco o nulla di internet, che un giorno viene avvicinato al tema da una specie di visionario sconosciuto che lo va a trovare in camerino dopo uno spettacolo (così narra la leggenda) e gli spiega, in poche parole, il futuro progressivo del pianeta, cambiato nel profondo dalle reti informatiche. Grillo probabilmente aderisce a questa idea, oppure, meno probabilmente, finge di crederci, perché intuisce che ciò che gli viene raccontato in quel momento è il plot del suo prossimo inedito e lunghissimo spettacolo. Uno show millenarista come i precedenti ma dalle prospettive assai più ampie. Per esempio cambiare il mondo.

La banda della berlina 2 volumi bianca

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Il 10 marzo il Corriere della Sera, primo quotidiano italiano nell’edizione cartacea e secondo nel digitale, pubblica l’articolo “L’ambulanza che blocca il passaggio e le urla della signora con la Porsche” di Andrea Kerbaker, dove si racconta di una signora con la Porsche che minaccia di denunciare per “occupazione di suolo pubblico” il conducente di un’ambulanza, lasciata alcuni minuti in mezzo a un passaggio; per un codice rosso, perché, dovendo soccorrere una persona in pericolo, era mancato il tempo di parcheggiare a regola d’arte.

Il giorno dopo il Corriere pubblica un lungo intervento del direttore generale di Porsche Italia, che impartisce lezioni di giornalismo, s’avventura in spericolate analisi sulla situazione del paese (esplicitamente lamentando la tassa sul lusso), eccede nel sociologismo triviale e individua nell’articolo di Kerbaker un “ingiusto danno morale ed economico”. Massimo Mantellini, impeccabile, commenta così: “La lettera pubblicata oggi dal Corriere è per conto mio un segno dei tempi: è la rappresentazione di una sopraggiunta grande debolezza giornalistica (o se volete di una usuale ed ampia ingerenza autorizzata dell’inserzionista vero o potenziale). In altri tempi la lunga enciclica Porsche sarebbe stata ridotta a 4 righe nelle lettere al direttore oggi viene riconosciuta come una vera e propria minacciosa rettifica, anche se nel pezzo di Kerbaker non c’è nulla che vada rettificato.”