Dichiarazioni d’amore a Yoko Ono

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Performer a tutto tondo, maestra di irrequietezza e di indipendenza, vituperata musa di uno dei più grandi Geni della storia del rock, per lungo tempo non è stato facile essere Yoko Ono. L’artista giapponese, dal 1968 al fianco di John Lennon, ha vissuto un destino da strega: l’ha riconosciuto lei stessa intitolando due dei suoi album più recenti Yes, I’m A Witch e Yes, I’m A Witch Too.  Matteo B. Bianchi le ha dedicato un libro appena pubblicato nella collana Incendi di add editore, Yoko Ono. Dichiarazioni d’amore per una donna circondata d’odio, nel quale spiega al lettore perché dovrebbe amarla.

Generations of love, diciotto anni dopo. Intervista a Matteo B. Bianchi

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di Marco Mancassola

“I mutamenti del pianeta sono più veloci della mia capacità di registrarli”, scrive il narratore di Generations of love –  una frase che riecheggia a lungo dopo aver riletto, a diciott’anni dalla prima edizione, il romanzo d’esordio di Matteo B. Bianchi (uscito nel 1999 e ora ripubblicato da Fandango, in una edizione arricchita di “contenuti speciali”). Se quella frase era già attuale ai tempi della prima uscita del libro, oggi riassume un sentimento conclamato e generalizzato. Lo stato di accelerazione in cui viviamo sembra rendere il nostro tempo un oggetto sfuggente per le coscienze, figurarsi per i romanzi – i cui ritmi di scrittura (e anche di lettura) sembrerebbero incommensurabili a quelli del ribollire del mondo.

Eppure, c’è qualcosa di speciale nel rapporto fra un romanzo di formazione d’esordio e il tempo in cui è stato scritto e letto; c’è qualcosa di speciale anche in un romanzo che viene ripubblicato dopo alcuni anni, tornando ad abitare un mondo sottilmente, radicalmente cambiato.

Le parole per dirlo

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di Matteo B. Bianchi

I miei genitori non sanno più nominare i programmi che vedono. Sanno descriverli: – Quello della ragazza che dipinge i mobili – (“Paint your life”), – La serie ambientata durante il Proibizionismo – (“Boardwalk Empire”), – Quella della cupola – (“Under the dome”). I miei genitori sono due pensionati che non sanno l’inglese, ma vivono in Italia e guardano i programmi che la tv italiana trasmette. La verità è che un numero elevatissimo di trasmissioni ormai conserva il titolo originale americano. Ancora più assurdamente, il titolo in inglese è usato anche per programmi originali di produzione nazionale. In alcuni casi i miei non riescono neppure a pronunciarlo (“Extreme makeover home edition”), in tutti gli altri non capiscono perché tenere a mente un’accozzaglia di parole straniere per indicare cosa stanno guardando.

La domanda che pongo è: sono loro ad avere torto?

L’ex “autore cannibale” che ha scelto di essere postumo in vita

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Pubblichiamo una recensione di Giorgio Vasta, uscita in forma ridotta su «Repubblica», su «Sinapsi» di Matteo Galiazzo (Indiana Editore).

Bartleby e Wakefield sono i protagonisti dei due notissimi racconti omonimi di Hermann Melville e di Nathaniel Hawthorne. Bartleby è colui che dicendo «Preferirei di no» si dimette dal mondo fino alla propria sparizione; Wakefield è il viaggiatore di commercio che un giorno saluta la moglie, esce di casa e, come un Ulisse sui generis che al posto del Mediterraneo ha a disposizione soltanto i dintorni di casa, sta via per vent’anni e quando rientra non dice neppure una parola.

Se intendiamo Bartleby e Wakefield come due nuclei centrali (e di fatto è quello che sono: scaturigini di materia letteraria che è diramata attraverso tutto il ’900) e da entrambi tiriamo una linea convergente, nel punto in cui il desiderio di sparire e l’insensatezza strategica si intersecano troviamo non un ulteriore personaggio bensì una persona. In carne e ossa e scrittura. Quel Matteo Galiazzo che tra il 1996 – anno in cui venne pubblicata l’antologia Gioventù cannibale che conteneva un suo racconto – e il 2002, quando dopo Una particolare forma di anestesia chiamata morte e Cargo esce, ancora da Einaudi, Il mondo è posteggiato in discesa, si era imposto come punto di riferimento, per quanto timido e defilato, di una narrativa italiana che comprendeva tra gli altri scrittori del livello di Tiziano Scarpa e Aldo Nove.