Le guerre di Salinger

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Questo articolo è uscito su Il Foglio. Ringraziamo l’autore e la testata.

Chi ha avuto un’adolescenza se la ricorda, chi non l’ha avuta, beato lui. Chi l’ha avuta, a un certo punto, in uno di quei momenti che alterna la vergogna di stare al mondo al desiderio di potenza di distruggerlo, l’intelligenza e la noia dilapidate in giornate eccitate e storte, ha sentito le vene dei polsi ballare al suono elettrico della parola “ribellione”. Gratuita è la ribellione dell’adolescenza, e giusta insensata allegra, veloce velenosa e apatica. E a un certo punto, l’adolescenza e la sua ribellione sono diventate “schife” (“lousy” in inglese), come prosecuzione di un’infanzia altrettanto “schifa”. La comparsa di questo aggettivo, a differenza degli altri, è databile: luglio 1951 (1961 in Italia), mese di pubblicazione del Giovane Holden di J.D. Salinger. Da allora il romanzo ha venduto 65 milioni di copie ed è stato sfogliato da almeno il doppio delle persone: tanto che si può dire che sono pochi i lettori a non conoscere Holden Caulfield, e molto pochi gli adolescenti che non si sono riconosciuti nelle sue ribellioni.

Tradurre “Il giovane Holden”: intervista a Matteo Colombo

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Questo pezzo è uscito sul Mucchio.

«È tutto un po’ più grosso del solito. L’attenzione che ha questo libro non ha paragoni».

Questo libro sarebbe «The Catcher in the Rye», in Italia «Il giovane Holden», e l’affermazione è di Matteo Colombo, che per Einaudi ha curato una traduzione nuova di zecca del capolavoro di JD Salinger: è la terza versione italiana, dopo quelle del 1952 (Jacopo Darca, con il titolo «Vita da uomo», un’edizione controversa, quasi clandestina) e del 1961 (Adriana Motti: l’Holden che conosciamo tutti). Con Colombo, considerato uno dei migliori traduttori italiani, (già al lavoro, tra gli altri, su Don DeLillo, Jennifer Egan, Dave Eggers, Chuck Palahniuk, David Sedaris e Michael Chabon) abbiamo parlato di tante cose: del suo mestiere, di Salinger e dei suoi eredi, di traduzione e di metatraduzione, e via discorrendo.

Il giovanissimo Holden

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. Vi segnaliamo che venerdì 31 maggio Matteo Colombo racconterà il “suo” Giovane Holden al seminario di traduzione del festival La grande invasione di Ivrea.

Non ci si crede: Il giovane Holden è diventato vecchio. Non esattamente quello che parla inglese, ma il suo alter ego italiano. La gloriosa traduzione di Adriana Motti, con i suoi infanzia schifa, e compagnia bella, palloni gonfiati e bastardi che stanno sul gozzo al protagonista Holden Caulfield e col fischio che gli fanno un favore, risulta un po’ datata. Un bel po’ datata: 1961. E ai ragazzi non fa più l’effetto di una volta.

Le vendite di questo long seller Einaudi (1,3 milioni in 53 anni) sono in calo; le 38-39 mila copie l’anno del recente passato sono diventate 30 mila. Bisognava fare qualcosa: ritradurre.

Quello che spero io (un piccolo regalo per Pasquetta)

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Uno dei migliori scrittori americani viventi è David Means. Jonathan Franzen gli dedicò Le correzioni. Gli attestati di ammirazione dei suoi colleghi scrittori sono negli anni cresciuti a dismisura. In questi giorni Einaudi ha mandato in libreria la sua ultima straordinaria racconta di racconti, Il punto (The spot), uscita negli Stati Uniti nel 2010, tradotta […]

Ricordando David Foster Wallace / 2

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Questo articolo è uscito sulla rivista Tradurre. (Foto: Giovanni Giovannetti)

di Norman Gobetti

Moriva, il 16 dicembre 1991, Pier Vittorio Tondelli. Prolifico operatore culturale, oltre che amatissimo scrittore, Tondelli aveva fondato nel 1990, insieme ad Alain Elkann ed Elisabetta Rasy, il quadrimestrale di letteratura «Panta». Dopo la morte di Tondelli, nel comitato editoriale di «Panta» subentrò lo scrittore statunitense Jay McInerney, che nel 1993 curò un numero dedicato ai nuovi narratori americani. Il volume presentava i racconti di quindici autori all’epoca quasi tutti inediti in Italia, fra cui Jennifer Egan, Jeff Eugenides, Mark Leyner, Donna Tartt e William T. Vollmann, tradotti da scrittori italiani come Michele Mari, Sandra Petrignani, Claudio Piersanti, Sandro Veronesi e Valeria Viganò. Fra gli altri c’era anche, nella versione di Edoardo Albinati, un racconto dal titolo Per sempre lassù. Nella sua introduzione, McInerney scriveva a proposito dell’autore di quel racconto: «Uno sperimentatore postmodernista […] furiosamente creativo. […] Le sue ambientazioni e le sue strategie narrative sono varie, ma sempre attualissime» (McInerney 1994, 14). Sono probabilmente le prime parole mai pubblicate in Italia a proposito di David Foster Wallace.

Guardami, di Jennifer Egan

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Arriva in libreria Guardami di Jennifer Egan, tradotto da Matteo Colombo e Martina Testa. Pubblichiamo qui l’incipit, ringraziando tutti i lettori di minima&moralia per i commenti e i suggerimenti con cui hanno accolto il lancio del nuovo sito. (Immagine: Necklace or Anatomy, Man Ray.)

di Jennifer Egan

Dopo l’incidente, diventai meno visibile. Non nel senso ovvio che andavo a meno feste e non mi si vedeva più in giro. O almeno non solo. Nel senso che, dopo l’incidente, diventò letteralmente più difficile vedermi.

Nel ricordo, l’incidente ha acquisito una sua aspra e abbagliante bellezza: la luce bianca del sole, un lento e ripetuto volteggio nello spazio, come su una di quelle giostre i cui abitacoli ruotano su una piattaforma rotante a sua volta (da sempre le mie preferite), la sensazione che il mio corpo si muovesse più veloce del veicolo che lo conteneva e in senso opposto. Quindi una luminosa, ramificata incrinatura, io che sfondo il parabrezza e volo all’esterno, insanguinata e terrorizzata e confusa.

Scatola nera – Il finale

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Ieri è stato diffuso su Twitter il finale del racconto di Jennifer Egan Scatola nera. Lo ripubblichiamo qui e vi ricordiamo che da oggi Scatola nera è disponibile esclusivamente in ebook. (Traduzione di Matteo Colombo.)

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Neppure doti da nuotatrice sovrumane possono farti attraversare per intero un mare nero-blu.

Non può fartelo attraversare il fatto di fissarlo con smaniosa ferocia dalla punta di un molo.

Quando al tuo corpo sono stati forniti poteri eccezionali, è scioccante incontrare un abisso tra i tuoi desideri e le tue capacità.

Jennifer Egan: dal quaderno a Twitter

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Pubblichiamo un’intervista di Elena Stancanelli, uscita su Repubblica, a Jennifer Egan. Da oggi al 31 ottobre tutte le sere dalle 22 il racconto Scatola Nera di Jennifer Egan verrà “twittato” dallaccount minimum fax. Su minima & moralia ogni mattina un post con la puntata della sera precedente. E dal 1 novembre il racconto sarà disponibile esclusivamente in ebook. (Immagine: Pieter M. van Hattem.)

Jennifer Egan è una scrittrice americana di impressionante bravura. È nata nel 1962 a Chicago, e l’anno scorso ha vinto il premio Pulitzer con il suo quinto romanzo, A Visit from the Goon Squad, pubblicato in Italia da minimum fax col titolo Il tempo è un bastardo (traduzione di Matteo Colombo).

Sorelle della luna

Pubblichiamo stamattina un racconto inedito di Jennifer Egan, vincitrice del Premio Pulitzer 2011 per la narrativa con il romanzo «Il tempo è un bastardo», e ringraziamo Matteo Colombo per la traduzione. Il racconto fa parte dello Speciale Jennifer Egan che trovate sul sito di minimum fax.

di Jennifer Egan

Silas ha la testa rotta. È successo ieri notte davanti al Limited, un locale all’angolo tra Geary e Powell Street. Nessuno di noi ha visto. Silas dice che la rissa è scoppiata per una donna, e che ha vinto lui. «Ma amico mio, se sei conciato da far schifo», dice l’irlandese ridendo, accartocciando le parole nel suo accento. Silas dice che dovevamo vedere l’altro.