I mondi immaginari e la ricerca di un’iniziazione

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Il pezzo che segue è stato scritto aggregando gli spunti emersi presso il FilosoFestival di Firenze e il simposio letterario del gruppo di ricerca interdisciplinare Oriss.

di Matteo Innocenti

La lettura dell’Impero del sogno di Vanni Santoni è stata per me una specie di folgorazione. Solo in un altro caso mi è capitata una tale immedesimazione nel protagonista, e parliamo de Il pendolo di Foucault di Umberto Eco. Ma nel caso de L’impero del sogno non c’è neanche quella minima distanza temporale o geografica. Stessi luoghi, Firenze e dintorni, stessa età, nati alla fine degli anni Settanta o all’inizio degli Ottanta. Insomma, il Mella potrei essere io. E forse lo sarei stato, se avessi avuto dei genitori o degli amici diversi. O semplicemente se invece che a Firenze fossi nato nel Valdarno. Stesso immaginario: lo sterminato mondo dei giochi e del fantastico che ha avuto la sua epoca d’oro fra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, gli anni in cui si è consolidata la visione a senso unico che domina oggi il pianeta. E stessi problemi, stesse turbe.