Simone Lisi e l’irrealtà socievole dei trentenni

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Quella dei pasti, del trovarsi seduti a tavola, in compagnia, a mangiare e a chiacchierare, è una circostanza ampiamente sfruttata, a partire dalla tradizione (prima) teatrale e (poi) cinematografica, specialmente in determinati contesti nazionali, ne sia un esempio quello transalpino: è il caso di qualche anno fa della pièce di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière il cui titolo originale era Le Prénom, tradotta come Cena tra amici e trasposta su pellicola dagli stessi autori nonché, nel nostro Paese, da Francesca Archibugi (Il nome del figlio), ma si può ripensare anche al meno recente Le dîner de cons (La cena dei cretini) di Francis Veber, opera di origine drammaturgica, francese anch’essa.

Raffaello Brignetti e il mare come esperimento

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Prima dote di un critico militante ha da essere la tempestività, perciò è d’obbligo segnalare uno dei casi letterari dell’estate, dell’estate di mezzo secolo fa esatto, un libro che è stato appena sconfitto, nel luglio del 1967, per un solo voto: Il gabbiano azzurro (Einaudi) di Raffaello Brignetti, superato nella seconda votazione da Poveri e semplici (Vallecchi) di Anna Maria Ortese, “nella splendida cornice di” Villa Giulia. Prima che si palesasse Lorenza Pieri – romagnola di nascita e gigliese d’infanzia, però, e poi espatriata – Brignetti era l’unico scrittore nativo dell’Isola del Giglio di cui fossimo venuti a conoscenza a essere arrivato ad alti livelli, ai maggiori editori nazionali, ma la scalata, anzi la traversata di Brignetti non si arresterà di fronte a quel voto mancato: il Premio Strega riuscirà a conquistarlo appena quattro anni più tardi, con La spiaggia d’oro (Rizzoli), con ampio distacco su Paura e tristezza (Einaudi) di Carlo Cassola – diversamente da com’è andata, il nostro avrebbe meritato di vincere la prima volta e non la seconda, probabilmente, ma continuiamo ad avvicinarci, ricordando gli esiti di un’altra competizione letteraria.

Matteo Marchesini e i saggi con personaggi

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(fonte immagine)

Non è per niente facile allontanarsi dal nuovo libro di Matteo Marchesini e provare a formulare dei giudizi sull’opera narrativa di una delle figure più presenti e incisive del panorama intellettuale italiano, grazie alle sue collaborazioni con  “Il Foglio”, “Radio Radicale”, la “Domenica del Sole 24 Ore” e “doppiozero”: poeta, narratore, saggista, critico letterario e culturale che utilizza l’analisi dei gusti socialmente più diffusi (ma esclusivi!) per elaborare diagnosi implacabili dei nostri vizi nazionali, insistendo su quelle nostre identità fragili e mai risolte che ci costringono spesso a cedere di fronte alla sirene del Midcult delineato da Dwight Macdonald.

Non è facile per il sottoscritto, in particolare, che si trova a condividere le prese di posizione dell’autore di False coscienze. Tre parabole degli anni zero, avendo alle spalle un percorso formativo simile, dominato dall’ingombrante e quasi autarchica presenza di Alfonso Berardinelli: non concretizzatasi de visu, nel caso di chi scrive, e perciò senza alcuna garanzia di essere riusciti a mettere a rendita gli insegnamenti del critico romano, perché il contesto e le nostre debolezze sono tali che nessuno potrà dirsi al riparo dalle sirene di cui sopra, che invitano al rifornimento di prodotti editoriali in grado di sanare le nostre ansie di accettazione e promozione sociale, di manufatti culturali che promettono troppo a lettori irrimediabilmente spaesati.

Un casino immenso

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Questo pezzo è uscito sul numero di agosto di Linus. Ringraziamo gli autori e la testata.

di Valerio Mattioli e Raffaele Alberto Ventura

Alla fine era nell’aria: al di fuori dei canali che una volta avremmo detto tradizionali, e a fianco delle testate che per decenni sono servite come riferimento per il “dibattito politico-culturale” – qualunque significato decidiate di dare alla famigerata formula – si è sviluppata negli ultimi anni una… come vogliamo chiamarla? New wave dell’opinionismo da terza pagina? Giovane scena intellettual-letteraria? Nuova generazione del giornalismo più o meno critico, più o meno militante?

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Questo articolo è stato pubblicato sul Foglio.

di Matteo Marchesini

Abbiamo in mano i “Ritratti italiani” di Arbasino raccolti ora da Adelphi. Ritratti “cubisti”: che sovrappongono tempi, luoghi, articoli, interviste e appunti, spaziando da Longhi alla Loren e dalla Brin al cardinale Siri. Li sfogliamo, come l’autore in copertina, stesi su un divanetto, cercando di assumere la sua aria assorta e languida. Ma noi abbiamo attorno dei rigidi cuscini Ikea: niente morbidezze di cuoio sotto e d’arazzi sopra, né vestiti di sartoria o calze pronte per zompare a un vernissage in un punto qualunque del pianeta. Del resto, noi siamo cresciuti tra anni Ottanta e Novanta in una Padania cheap e retrodatata ai Cinquanta, mentre lui nei suoi padani Cinquanta già viveva in un agio da inizio anni Ottanta tra hippie e yuppie, raggiungendo ovunque la gioventù del Mondo e Paragone su una decappottabile sportiva…

De Carlo, il primitivo elettrizzato

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Quest’articolo è uscito in versione ridotta sul Foglio del 31 ottobre 2014. di Matteo Marchesini «Che fa nel ritratto lo Scrittore? Scrive, che domanda!», diceva Sbarbaro pensando alle pose dei suoi colleghi più impettiti. Lo sfottò m’è tornato in mente leggendo Cuore primitivo (Bompiani), l’ultimo romanzo di De Carlo, che invita a fare il punto […]

Da Pascoli a Busi, critica in contropiede

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Questo articolo è uscito, in forma abbreviata, sul quotidiano Europa.

Da alcuni anni a questa parte, il trentaquattrenne Matteo Marchesini, conosciuto anche come poeta e narratore, si è imposto come una delle voci più acute e stimolanti della nostra critica letteraria. Impresa tutt’altro che facile in un mondo in cui la critica ha ormai perso la propria tradizionale autorevolezza e lo spazio dedicato alla letteratura nelle pagine culturali dei quotidiani è sempre più esiguo. Oggi i critici acquistano una qualche visibilità soltanto quando sono coinvolti in qualche (più o meno oziosa) polemica, per esempio quella innescata recentemente da un discusso articolo di Franco Cordelli.

Dieci anni senza Garboli

Cesare Garboli in "Teorema" di Pier Paolo Pasolini

L’11 aprile del 2004 moriva Cesare Garboli. Per ricordarlo proponiamo un pezzo di Matteo Marchesini, pubblicato qualche tempo fa in versione leggermente diversa su “Il Foglio”. Questo scritto farà parte di “Da Pascoli a Busi. Letterati e letteratura in Italia”, la raccolta di saggi di Matteo Marchesini che a maggio verrà pubblicata da Quodlibet. (Immagine: Cesare […]