I nomi dello sterminio e l’attualità della questione antisemita

1memoriale

Come ogni anno, a ridosso del Giorno della Memoria, fioccano iniziative editoriali, ristampe in nuove vesti di testi già editi o, in casi meno numericamente impressionanti, pubblicazioni di nuovi studi che hanno la forza di uscire dall’occasione per aprire invece un ragionamento più ampio e, di conseguenza, interessante. In particolare sono stati pubblicati quest’anno quattro volumi, che coinvolgono vari editori, da Bompiani ad altri più specificatamente occupati a sviscerare questioni che hanno a che fare con il mondo dell’ebraismo, come Giuntina, EDB e la rinata Marietti.

Si tratta della Breve storia della questione antisemita di Roberto Finzi (Bompiani), dei testi su un lessico delle sterminio di Anna-Vera Sullam Calimani (I nomi dello sterminio. Definizioni di una tragedia, Marietti 1820) e di Tel Bruttmann e Christophe Tarricone (Le 100 parole della Shoah, Giuntina) e, infine, la riflessione sull’emancipazione ebraica di Bruno Karsenti (L’ebreo emancipato. Attualità dell’antisemitismo in Europa, EDB).

Nondimanco: Carlo Ginzburg tra Machiavelli e Pascal

1nondimanco

Con il termine microstoria si intende una tendenza della ricerca storica, che però immediatamente ne trascende i confini per diventare storia del pensiero e della cultura, che a partire dagli anni Settanta e sotto l’influsso di tendenze straniere, una su tutte la scuola francese degli Annales, pratica una ricerca che trova suo luogo privilegiato nelle storie particolari e circoscritte di piccole comunità, avvenimenti che sfuggono alle indagini a vasta scala ma che offrono fondamentali chiavi di lettura.

Rileggendo Gatsby e Frankenstein, all’ombra del memoir

1gat (1)

La collana Passaparola dell’editore Marsilio, ideata da Chiara Valerio, editor della narrativa italiana della casa editrice veneziana, ha un compito sulla carta abbastanza semplice: si tratta di un esercizio tutto sommato comune che consiste nello scrivere un libro in cui un autore rilegge, attraverso una chiave narrativa, un testo letterario che ha avuto un ruolo particolare nella sua vita e nella sua formazione.

Ad emergere sono dunque dei veri e propri memoir estremamente letterari, che nascono dall’incontro tra un libro e la biografia dello scrittore.

Giuseppe Pontiggia e la letteratura senza mediazioni

1pont

Corsi e ricorsi della letteratura italiana portano ad una frequentazione maggiore o minore con certi autori: nel caso di Giuseppe Pontiggia, purtroppo, questi meccanismi non hanno generato l’attenzione che l’autore si meriterebbe, certamente inferiore a molti pochi colleghi nel secondo Novecento italiano.

Fortunatamente però le sue opere continuano a venir pubblicate e ad avere un pubblico –  ed esiste anche un Meridiano a lui dedicato: si tratta di una fortuna perché molti dei suoi romanzi sono capaci di parlare in maniera profonda e centrata ancora oggi, uno su tutti lo splendido Il giocatore invisibile, insuperato ritratto di un mondo accademico narcisistico e tragicamente ripiegato su se stesso, raccontato con magistrale distacco ironico.

Alienazione e anestesia. Capitalismi oggi

jimi-filipovski-189724-unsplash

Photo by Jimi Filipovski on Unsplash

Parafrasando le parole di Karl Marx e Friedrich Engels, lo spettro che si aggira ormai da tempo nell’Europa risponde al nome del capitalismo: ma tanta ed estesa è la sua frequentazione con il mondo, che esso ha imparato ad assumere forme e sembianze sempre diverse, sottostando ad un diabolico principio di mutevolezza che mai si placa e che lo rende sempre più sfuggente. Se il libro del 2013, divenuto più che celebre, di Thomas Piketty Il capitale nel XXI secolo, mostrava come esso dominasse nell’andamento delle disuguaglianze tra i redditi, sono recentemente usciti due saggi che tentano di esplorare alcune delle forme che il capitalismo sta assumendo oggi, letture imprescindibili per comprendere le nuove forme attraverso cui esso appare.

Verso il transumanesimo e oltre: i libri di O’Connell e Shanahan

1mark

Le nuove suggestioni tecnologiche, con la loro generazione di sentimenti misti tra timore e curiosità, stanno pian piano acquisendo un certo rilievo editoriale. Si può pensare per esempio al recente e interessantissimo saggio 6/5. La rivolta delle macchine di Alexandre Laumonier, pubblicato dalla collana Not delle edizioni Nero, concentrato ad illustrare l’automatizzazione dell’economia globale («Fino alla fine del XX secolo, i mercati finanziari erano immersi in un ambiente fatto di grida d’ogni genere. Poi, in meno di un quarto di secolo, il silenzio si è imposto: gli umani furono rimpiazzati dalle macchine» recita uno dei passaggi più belli del libro), oppure a due libri da poco pubblicati, Essere una macchina di Mark O’Connell, edito da Adelphi e La rivolta delle macchine di Murray Shanahan, per la Luiss University Press.

Mark Cousins e la Storia dello sguardo

and

Viviamo in un momento storico nel quale lo sguardo e la vista hanno assunto un carattere massimamente pervasivo, che trova una sua legittimazione dal fatto che ci è data  la possibilità di vedere tutto. Sono state molte le novità che con l’età moderna hanno soddisfatto questa sete di vedere, si pensi al percorso che muove dalla fotografia alla televisione, dalle prime  videochiamate sino a Facebook, da Google Maps fino alle esperienze di realtà aumentata (e d’altronde già Leonardo Da Vinci si interrogava secoli prima sull’importanza del guardare: «Or non vedi tu che l’occhio abbraccia la bellezza di tutto il mondo?»).

L’anima e le sue parole in due libri

steinar-engeland-100576-unsplash

Che cos’è l’anima non è certo l’interrogativo, ineludibile, a cui vuole rispondere Adin Steinsaltz nel suo libro edito da Giuntina ed intitolato semplicemente L’anima. Il libro del rabbino tra i maggiori conoscitori e studiosi del Talmud, che ha tradotto in ebraico moderno, si propone comunque un compito importante, quello di tentare di smuovere nel lettore riflessioni su uno dei più grandi misteri dell’essere umano e altresì di provare a consegnare alcuni strumenti che possano essere utili nella sua percezione durante il cammino dell’esistenza. Perché seppur almeno dall’avvento della psicologia o della psicoanalisi si è portato a parlare di Io o di Soggetto, la questione dell’anima, forse meno nominata che un tempo, resta centrale nella vita dell’uomo, almeno dall’antica filosofia greca che la riteneva un’essenza separata dal corpo e immortale.

Kronos. Witold Gombrowicz e il mistero del tempo

1gombr

C’è sempre un’ambiguità di fondo quando ci si addentra nei diari o nelle memorie intime degli scrittori: lo si può fare in punta di piedi, aggirandosi circospetti tra le confessioni in cerca di luci per interpretare meglio l’opera, oppure lo si può fare in maniera quasi morbosa, se con questa parola si intende anche la relazione con tutto il corpus di un autore, considerando ogni particolare come decisivo per la costruzione di un suo ritratto fedele. Se questi sono solamente due tra i differenti modi di leggere opere strettamente autobiografiche, e anch’essi soggetti a decise e profonde variazioni, con alcuni autori particolarmente cari al lettore quasi non esiste un vero e proprio scarto, perché tutto, ogni notizia, figura nello stesso tempo come via ermeneutica privilegiata e come un tesoro prezioso da custodire per la creazione della propria immagine personale.

Disperazione e speranza nella poesia di Agota Kristof

agota

La vita di Agota Kristof è segnata come quella di molti altri intellettuali, scrittori, poeti dell’Europa orientale ed esuli, sin dalla giovinezza dalla necessità della partenza e della fuga. Nata in Ungheria nel 1935, nel 1956, in seguito e a causa all’intervento dell’Armata Rossa in Ungheria, fuggirà con la famiglia in Svizzera, nella città di Neuchatel, dove vivrà fino alla fine dei suoi giorni.

In un bellissimo volume edito dalla casa editrice svizzero-italiana Casagrande, dal titolo Analfabeta, Kristof ripercorre alcuni dei momenti più importanti della sua vita, dalla felice spensieratezza dell’infanzia agli anni di solitudine durante gli studi: uno dei momenti più interessanti di questa narrazione autobiografica è la parte che si concentra sulle lingue («All’inizio, non c’era che una sola lingua.