Tor di Valle. Prima Roma, poi la Roma

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Non ne ho voluto sapere nulla, in questi giorni. L’annuncio di Virginia Raggi, la soddisfazione di James Pallotta e di Unicredit, la felicità cieca delle migliaia e migliaia di romanisti – una felicità che dovrebbe anche essere la mia -, tutta roba che mi riempiva di disgusto. Meglio assentarsi. Leggere romanzi. Rifugiarsi in spazi protetti. Poi, ieri, sono passato sulla Roma – Fiumicino, mi sono affacciato sullo splendore di Tor di Valle, fra gli odori della primavera che verrà, immerso nella bellezza di luoghi destinati con ogni probabilità a scomparire. E così eccomi qua. Vorrei dire questo. Se non conoscete Tor di Valle e non avete idea, benché romani o residenti a Roma, di quel che sono Tor di Valle e l’ansa del Tevere e la natura incontaminata e meravigliosa, prendetevi un pomeriggio e andate. Fatelo prima che sia troppo tardi. Non è neppure granché difficile. Basta una bicicletta per pedalare sulla ciclabile che esce da Magliana in direzione mare e finisce fra i rovi del ponte di Mezzocammino.

Il caso straordinario di Lesbo. Reportage dall’isola

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo; le foto sono dell’autore.

LESBO. Moria è un piccolo villaggio nell’entroterra di Lesbo a sei chilometri da Mitilene. La strada lo attraversa zigzagando fra antiche case in legno, due negozi di verdura, due vecchi kafenìa, i tipici caffè greci, un alimentari, una farmacia e un forno sublime che per tutto il mattino riempie la strada di un odore irresistibile. Nei kafenìa, gli uomini si raccolgono, fumano, sgranocchiano, giocano a tàvli (backgammon) e chiacchierano senza pausa, come si fa da sempre in Grecia. Sono molto stanchi di quel che succede poco fuori dal villaggio, ovvero in quel campo profughi che è  diventato simbolo della nuova politica europea sui flussi migratori a partire dal marzo 2016 quando sono stati siglati accordi contestatissimi con la Turchia. Moria è un nome ormai conosciuto nel mondo non per il villaggio ma per quel campo, descritto spesso come lager dove è stanziata una quantità di esseri umani di gran lunga superiore alla sua capienza.

Catullo immortale. La nuova vita delle poesie nella versione di Alessandro Fo

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«Catullo è stato il primo poeta a scrivere un canzoniere d’amore dedicato a una specifica persona. In questo canzoniere ha dato voce alla sua storia sentimentale con tutti gli accidenti e le contraddizioni che caratterizzano qualsiasi storia, a partire dall’innamoramento, la seduzione, la crisi, la riconciliazione, fino alla crisi definitiva». Alessandro Fo non ha dubbi. Di fronte alla massa di studiosi che negli ultimi anni hanno scritto tutto e il contrario di tutto circa la portata biografica della poesia di Catullo, è necessario essere chiari. Docente di Letteratura Latina all’Università di Siena, autore sei anni fa di un’ammiratissima traduzione dell’Eneide, Fo giustifica il suo giudizio netto con una monumentale edizione del celebre liber, zeppa di riferimenti, spiegazioni, approfondimenti, nonché una nuova eccezionale traduzione. Un lavoro destinato a rappresentare un punto di riferimento decisivo per chi voglia confrontarsi con le liriche di uno dei più amati poeti latini.

Tra mito e leggenda. Il racconto della guerra di Troia

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Tutto ebbe inizio con il celebre “pomo della discordia”. Una mela che rotolò fra le gambe degli dèi riuniti a banchettare il giorno delle nozze di Teti e Peleo. Una mela d’oro dedicata alla più bella fra le dee.

Ma chi? Forse Era, moglie di Zeus, signora indiscussa dell’Olimpo? Forse Atena, figlia di Zeus e Metis (Intelligenza Astuta), dea dotata di acutezza intellettuale invincibile? O forse Afrodite, la dea del desiderio e dell’amore sensuale? Chi fra di loro? Eris, la divinità della Discordia, fu geniale. Non invitata al banchetto, fece ruzzolare la sua mela fra gli invitati e seminò quel che voleva seminare. La contesa per assicurarsi il premio ebbe effetti devastanti. Da lì in avanti nulla sarebbe più stato lo stesso.

Sulle tracce di Ulisse

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Non soffia il meltemi, quest’estate, nell’Egeo. Strano, strano, molto strano – ripetono i vecchi seduti lungo le mura ombrose delle taverne, alzando le sopracciglia a ostentare un senso di ignoranza e impotenza. Pochi giorni fa a Naxos addirittura pioveva. Una pioggia fugace ma del tutto fuori dall’ordinario. I turisti che si dicono fortunati ignorano un fatto dalla duplice conseguenza. Il meltemi è un vento di bel tempo, non alza il mare, favorisce la navigazione e fu grazie a esso secondo molti studiosi che si svilupparono i commerci e gli scambi culturali su cui ebbe origine la civiltà greca.

Pericle e la politica del consenso

Mentre impazza la ricerca del consenso a tutti i costi e ogni decisione politica è determinata dal livello di “piacere” che essa può generare, il primo storico moderno ci illumina con il suo giudizio sul primo politico che dominò nella prima forma di democrazia.

Tucidide (460-circa 400 a.C.) così racconta e spiega la forza del potere che si conquistò Pericle (495-429 a. C.) a Atene.

Perché il bar San Calisto è una scuola e in quanto tale non dovrebbe chiudere mai

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Venerdì scorso alle sette di sera sono sceso a Trastevere e ho passato un’ora a Piazza San Cosimato festeggiando il Bar San Calisto. Di una festa di strada, una festa improvvisata, si trattava. Non per il mezzo secolo del bar (che compirà esattamente fra un anno) ma per la bellezza e l’assoluta straordinarietà di un luogo che non è un semplice bar e che venerdì è stato chiuso su ordine del Questore per le seguenti motivazioni: malfrequentato (da “pregiudicati”) e causa di schiamazzi notturni (in particolare per via di una festa organizzata in piazza nella notte del 3 giugno da ragazzi che secondo le forze dell’ordine frequentano il bar). Il Decreto Regio del 18 giugno 1931, n. 773 è dietro all’articolo 100 del testo unico per la pubblica sicurezza (Tulps) che autorizza il questore a «sospendere la licenza di un esercizio» nel caso in cui sia «abituale ritrovo di persone pregiudicate» e «un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume».

L’età dell’ipocrisia. All’università con Petros Markaris

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

ATENE. “La ripresa? Figuriamoci. Hanno sostituito i numeri alle persone. Ma i numeri non dicono nulla della gente che soffre e della classe media che scompare. Che poi a far questo sia la sinistra è una vergogna. Ma lei, Mister Nucci, lo sa cosa stiamo vivendo? Glielo dico subito. Siamo tornati esattamente ai tempi dell’Impero Ottomano. I grandi proprietari andavano dal Sultano giurando fedeltà e obbedienza e in cambio ricevevano privilegi, quindi tornavano a casa, in Grecia, e facevano soffrire la gente. Questo fanno Tsipras e compagnia. Vanno a Bruxelles, ottengono benefici per pochi ricchi, tornano a casa con misure insostenibili che portano solo sofferenza” Petros Markaris è furioso. Mi ha accolto con la gentilezza di sempre nella sua casa di Kipseli, un quartiere popolare di Atene che ama molto, fra vie pedonali, empori e bar dove a fine giornata passa il tempo con amici, negozianti, e tutta quella folla tipicamente greca di gente dedita alla discussione e alla critica.

Romanzo cretese: “Brutti incontri al chiaro di luna”

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo. (La foto è dal film Ill met by Moonlight).

Nella notte del 4 aprile del 1944, Patrick Leigh Fermor, detto Paddy, e William Stanley Moss, detto Billy, agenti dello Special Operations Executive Britannico, s’incontrarono su una piccola spiaggia della costa meridionale di Creta, per dare definitivo inizio a una delle più spettacolari e stupefacenti azioni della seconda guerra mondiale. L’obiettivo all’apparenza folle era il rapimento del generale Heinrich Kreipe, comandante della divisione Sebastopol a Creta, dunque l’uomo più importante fra i nazisti che occupavano l’isola. Leigh Fermor che sarebbe diventato uno dei principali narratori di viaggio del Novecento scrisse poco di quell’impresa, forse anche perché Billy Moss tenne un lungo e dettagliato diario di quei giorni.

Cosa succede ad Atene

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Questo pezzo è uscito sul Fatto Quotidiano, che ringraziamo.

Una delle feste nazionali più importanti in Grecia cade il 28 ottobre. È il giorno del “Grande No”. Il No con cui Ioannis Metaxas nel 1940 rispose a Mussolini e alla sua pretesa di occupare militarmente il Paese. Nel nuovo millennio greco, invece, non esiste data più importante del 12 luglio 2015. La notte in cui Tsipras ha trasformato un altro “Grande No” in un drammatico Sì. La notte in cui l’attuale Premier sconfessò il risultato del referendum di una settimana prima in cui oltre il 60 per cento dei Greci aveva rifiutato il memorandum imposto dalla Troika, firmandone uno a condizioni ben peggiori del precedente.