Antigone e gli scrittori dégagé

hotspur

Pubblichiamo di seguito un intervento di Valeria Parrella in risposta a un articolo di Paolo Di Paolo. Entrambi i pezzi sono usciti sull’Espresso, assieme a quelli di altri scrittori. Ringraziamo la testata e l’autrice (nell’immagine: morte di Hotspur).

di Valeria Parrella

“Se viviamo è per marciare sulla testa dei re” fa dire Shakespeare a Hotspur nell’Enrico IV. È così  il Bardo: un intellettuale impegnato, al punto che la sua vis politica, traghettata dentro le opere, sale ancora sui nostri palcoscenici a dirci cosa appartiene all’uomo (quando egli è un Uomo).

Tiresia, nell’Antigone di Sofocle, mette in guardia Creonte dalla hỳbris, dalla tracotanza del tiranno di sapere cosa è giusto o meno fare non “per” i cittadini, ma “dei” cittadini, per esempio del loro corpo. Anche Sofocle era dunque un intellettuale engagé e usava lo stesso sistema di Shakespeare: faceva parlare i personaggi. Torno al 400 avanti Cristo e me ne vado a spasso per la letteratura europea – ma ha davvero un tempo e una latitudine, la letteratura? – per ragionare su quello che Paolo Di Paolo ha sostenuto la settimana scorsa su l’Espresso, in un articolo vibrante di passione.

Cosa potrete vedere alla 71a edizione della Mostra del Cinema di Venezia

Michel-Houellebecq-star-de-cinema_article_landscape_pm_v8

di Carlotta Briganti

Mentre sta finendo la conferenza stampa e tutti i film son stati annunciati, vi raccontiamo cosa potrete vedere alla settantunesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Non parlerò di tutti i film che verranno proiettati al Lido dal 27 agosto al 6 settembre. Per l’elenco ufficiale basta farsi un giro sul sito della Biennale o leggere i quotidiani domani. Provo a fare invece al volo un elenco delle cose più interessanti e/o bizzarre che mi sembrano venute fuori dagli annunci qui all’Hotel St. Regis (luogo della conferenza stampa).

Oltre 3000 tra lunghi e corti arrivati alla commissione. Ed ecco alcuni tra i film scelti dal direttore Alberto Barbera, insieme ai selezionatori Bruno Fornara, Oscar Iarussi, Nicola Lagioia, Mauro Gervasini, Marina Sanna, Giulia d’Agnolo Vallan.

Abel Ferrara: la mia partita con Pasolini

pppasolini

Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. Ringraziamo la testata e l’autrice.

Roma. «#?*˜¥! % #* ßΩ√!». Turpiloquio americano bello forte, ma non blasfemo. Quando non riesce a contenere la rabbia, Abel Ferrara va sul pecoreccio. Poi non è detto che sia rabbia, la sua, forse è solo un modo di fare, o di dirigere. Alla stazione Ostiense di Roma si gira una scena del suo Pasolini (titolo provvisorio). Che racconta le ultime 24 ore di PPP. Dovrebbe arrivare un treno, ma quello dei fratelli Lumière a La Ciotat in confronto era un Frecciarossa: «E che cazzo! Ho preso non so quanti fottuti treni in vita mia, ma nessuno così lento!». Poi si dispiace, lancia ai collaboratori sguardi indifesi e acquosi da fratello buono della Bibbia, elargisce nodose carezze o manate, sospira: «Sul set di Salò Pasolini non ha mai alzato la voce, ma lui era cresciuto a Casarsa, io nel Bronx».

“Le cose belle” di Ferrente e Piperno è il miglior documentario dell’anno

Enzo-motorino-con-fidanzata-L

Pubblichiamo un’intervista di Camilla Ruggiero ad Agostino Ferrente, regista insieme a Giovanni Piperno del documentario Le cose belle vincitore del Doc/it Professional Award, del Premio del Pubblico Italiano, del Premio del Pubblico Europeo e del Premio Fake Factory. Questo pezzo è uscito su Kino Review, che ringraziamo.

di Camilla Ruggiero

È sorprendente quanto, in fin de conti, il film più riuscito ed emozionante di tutti sia la vita stessa, anche quando può sembrare sgraziata e continuamente offesa, come quella dei quattro protagonisti di questo meraviglioso film. Le cose belle è fatto di vita: quattordici anni di riprese per un’ora e mezza di destino. Parliamone con uno dei due autori, Agostino Ferrente che forse, proprio per la consapevolezza di aver maneggiato qualcosa di più grande di lui, è molto emozionato.

Le cose belle nasce dall’idea di riutilizzare materiale di un altro vostro film, ‘Intervista a mia madre’, in una chiave nuova e abbastanza inedita, almeno in Italia. Ci racconti di cosa tratta il primo film del 1999?

Sì, allora, il film tratta della vita di due ragazzi dodicenni e due ragazze quattordicenni e del loro rapporto con le proprie famiglie e principalmente con le mamme. Io e Giovanni Piperno, il coautore, li filmammo in quella fase della vita in cui gli occhi brillano di una luce speciale e in una città, Napoli, dove tutto sembrava più forte: la violenza, le speranze, l’energia, la sensualità, la rassegnazione.

Il cinema di Leonardo Di Costanzo

9788895862699

L’intervallo di Leonardo Di Costanzo è uno dei più bei film italiani usciti negli ultimi anni. Purtoppo l’hanno visto in pochi. Quando si inizia a parlare dello stato di salute delle nostre arti, alcuni appuntamenti bisognerebbe tuttavia non averli mancati. Distribuzione non è creatività. E ignorantia non excusat. Per fortuna si può recuperare. La Cineteca di Bologna ha pubblicato da poco un cofanetto intitolato L’età di mezzo dedicato proprio al cinema di Di Costanzo. Dentro ci trovate il dvd con tre film (L’intervallo, Cadenza d’inganno, A scuola) oltre a un booklet ben fatto.

Prima di lasciarvi alla nota introduttiva di Goffredo Fofi, un’altra piccola considerazione. Tra gli sceneggiatori de L’intervallo c’è Maurizio Braucci. Lo stesso di Gomorra per la regia di Matteo Garrone, Bellas Mariposas per la regia di Salvatore Mereu, e  Piccola patria, non ancora uscito, per la regia di Alessandro Rossetto. Se tre indizi danno una prova, anche alcuni discorsi sulla presenza o meno di ottimi scrittori per il cinema del nostro paese dovrebbero iniziare a essere rivisti.

Un ringraziamento a Tempesta Film per averci concesso di pubblicare  l’introduzione di Fofi.

di Goffredo Fofi

È diventato un luogo comune anche la difesa del cinema documentario, in Italia, contro il cinema ufficiale, ‘romanesco’, condizionato ovviamente dalle due forze che dominano culturalmente la capitale e i suoi ‘salotti’ – il giornalismo, soprattutto televisivo ma non solo, e la politica, intesa, ebbene sì, come ‘casta’, anche se da qualche anno in perpetuo rinnovamento di volti, non di costumi. È facile fare documentari, basta poco, costa poco; meno facile è che qualcuno li veda, fuori dal giro stretto degli amici; costa poco e costituisce un buon alibi per la smania creativa di una o due generazioni, sempre dentro le mode e, di conseguenza, un tantino più rivendicative e politicizzate delle precedenti.

Speciale Santarcangelo 13 – Intervista a Leonardo Di Costanzo

intervallo_dicostanzo

Si sta svolgendo in questi giorni Santarcangelo 13, festival internazionale del teatro in piazza: iniziamo a raccontarvelo con alcuni articoli che usciranno nei prossimi giorni. Invitiamo i lettori di minima&moralia che ne abbiano la possibilità a raggiungere Santarcangelo di Romagna per vedere spettacoli di teatro italiani e stranieri in uno dei maggiori festival europei di teatro di ricerca. “L’intervallo” di Leonardo Di Costanzo – uno dei film italiani più importanti dell’anno e purtroppo poco visto per colpa di un meccanismo distributivo incapace di recepire le opere di valore e allo stesso modo sfacciatamente ottuso nel privarne lo spettatore  – ha vinto da poco il David di Donatello per la migliore opera prima e lo scorso 13 luglio, durante il Festival di Santarcangelo, ha ricevuto il premio “Lo straniero” dal direttore della rivista Goffredo Fofi. Pubblichiamo una recensione del film e un’intervista al regista.

La giornata de “L’intervallo” si apre con un’inquadratura fissa di Napoli all’alba, sullo sfondo il Centro Direzionale. Non ci sono il Vesuvio o le Vele di Scampia: già da quella prima visione, che sarà la stessa dell’ultima scena, ma a notte fatta, non c’è l’intenzione di “vendere” Napoli, come di frequente succede quando ci si accorge che la morbosità dello spettatore preferisce indulgere sui morti ammazzati o sulle storie del Sistema camorrista.

Leonardo Di Costanzo, dopo anni da documentarista, si cimenta nella regia della prima opera di finzione, che ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente e il Premio Lo straniero, assegnato durante il Festival di Santarcangelo da Goffredo Fofi.

Salvatore è un ragazzo che vende granite; una mattina, mentre sta uscendo con il carretto, viene bloccato da un uomo in scooter che lo chiude dentro a un luogo abbandonato – l’ex ospedale psichiatrico “Leonardo Bianchi” – e che gli affida il compito non far scappare Veronica, una ragazza che Bernardino, boss del quartiere, vuole incontrare la sera, dopo la segregazione. Salvatore è estraneo alle vicende del Sistema, ma rivuole il suo carretto, e suo malgrado rimane costretto nel ruolo del carceriere.

Bellas Mariposas

bellas-mariposas

A chiunque viva o si trovi a Roma consiglio di andare a vedere Bellas Mariposas di Salvatore Mereu, tratto dall’omonimo romanzo di Sergio Atzeni. A fronte di una vicenda distributiva che sfiora i cieli del demenziale tenuto conto della sua qualità, il film  inizia per così dire oggi (9 maggio, all’Alcazar) il suo percorso più o meno regolare nell’accidentata capitale. Da oggi sarà possibile vederlo anche a La Spezia, a Savona dall’11 maggio. A Milano (omonima di una grande città capace di trattenere il meglio intra moenia), in occasione della festa del cinema, Bellas Mariposas sarà programmato all’Apollo per la sola giornata del 15 ma a partire dalle 13.00. Ininterrottamente, fino a sera.

Petizione per la chiusura del CIE di Santa Maria Capua Vetere

Pubblichiamo di seguito una petizione promossa da Maurizio Braucci, Goffredo Fofi, Alessandro Leogrande, Roberto Saviano e diretta al Ministero dell’Interno del Governo Italiano per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione di S. Maria Capua Vetere (CE). Per firmare.

Il sopralluogo nella caserma dismessa Ezio Andolfato del CIE di S. Maria Capua Vetere, avvenuto lunedì 2 maggio al seguito di due senatori, ci ha permesso di constatare le condizioni igienico-sanitarie in cui si trovano le 102 persone di nazionalità tunisina lì recluse in seguito alle disposizioni governative per affrontare l’emergenza dei profughi del Nord Africa.

Tra Napoli e il Messico

Abbandonare Napoli, per raccontarla nella distanza. Abbandonare il racconto di Napoli (con i suoi cliché, i suoi luoghi comuni, le sue strade abusate), per riavvicinarsi al cuore della città, e ai suoi fantasmi. Fin da subito, è stato questo l’obiettivo di Maurizio Braucci quando ha iniziato a scrivere il romanzo Per sé e per gli altri, ora edito da Mondadori nella collana Strade Blu.