Napoli riletta: intervista a Toni Servillo

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di Matteo Cavezzali

A chi non conosceva Napoli, Eduardo De Filippo la descriveva come un teatro che non chiude mai, per cui non si paga il biglietto e il cui palcoscenico sono le strade che la attraversano.

La città partenopea è stata una delle fucine più vitali del teatro e della cultura europea. La sua letteratura, la sua drammaturgia e la sua recitazione sono sempre state segnate da una forte ascendenza popolare che le ha rese alte senza perdere la genuinità.

Walter Benjamin fu profondamente colpito dal “linguaggio mimico” degli abitanti di questa città, di questo teatro senza attori che si svolge alla luce del sole. «A Napoli – scriveva – orecchie, naso, occhi, petto, spalle, sono mezzi espressivi di comunicazione, che vengono messi in relazione dalle dita. Questa suddivisione rientra anche nel loro erotismo sofisticatamente specializzato. Gesti servizievoli e toccatine impazienti sfuggono allo straniero con una regolarità che esclude il caso».

Peppe Servillo legge Napoli

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Maurizio de Giovanni è da anni divenuto uno scrittore popolare per i suoi cicli di romanzi gialli, ambientati in una Napoli equidistante sia dai luoghi comuni da cartolina, che dagli sterotipi delle narrazioni criminali, di cui è così in voga la spettacolarizzazione.

I suoi romanzi sono stati tradotti in varie lingue e sono oggetto di  varie trasposizioni (segnaliamo ad esempio I Vivi e i Morti,  la bella versione a fumetti del racconto L’Omicidio Carosino realizzata da Alessandro Di Virgilio e Emanuele Gizzi).