L’arte della guerra di carta e inchiostro

utamaro_toyokuni_hokusai_hiroshige

Questo pezzo è uscito sul bimestrale Graffiti. (Immagine: Hiroshige.)

Leggendo L’arte della guerra di quel figlio di puttana di Sun Tzu mi è venuto in mente uno strampalato ipotetico Dao che riguardi la scrittura conscio che non seguirò mai tutti i dettami di un’eventuale via o principio universale che porta alla scrittura. Ma siccome predicar bene e razzolare male non è solo la prerogativa dei preti (fa’ come prete dice e non come prete fa), ci provo in questa pagina consapevole che non sarò in grado di rispettare nemmeno il 50% dei punti previsti.

Punto 1. Il Dao è dato nel momento in cui lo scrittore si pone la madre di tutte le domande: premesso che tu sia consapevole del tuo talento, quanto sei disposto a offrire per la Scrittura? Non ci sono mezze risposte a questa domanda. L’unica risposta è tutto. La vita. Il culo. Tutto, insomma.

John Williams – Tra Melville e McCarthy

kans

Questo pezzo è uscito sul Venerdì.

Sperduta nel Kansas, Butcher’s Crossing nel 1870 è una manciata di baracche di legno tagliata in due da una strada sterrata. Maniscalco, barbiere, emporio, hotel, saloon e bordello costituiscono l’ossatura di questo villaggio, assieme all’uomo che sembra rappresentarne il futuro: J.D. McDonald, ricco commerciante in pelli di bisonte.

È proprio di McDonald che è in cerca William Andrews, ventenne studente dell’est, quando un mattino di primavera scende dalla diligenza che lo ha accompagnato nell’ultima tappa del suo lungo viaggio da Boston. Ha in tasca una lettera del padre, una specie di raccomandazione. Ma non cerca lavoro. Non scommette sul successo nel nuovo mondo. Ha lasciato Harvard per inseguire ben altro: qualcosa che ha a che fare con se stesso e con la sfida della natura.

Balene e letteratura

moby-dick-luke-pearson

Questo pezzo è uscito sul Corriere della Sera. (Immagine: Luke Pearson.)
In Alaska, una serie di mascelle di balene forma il recinto di un cimitero. Gli spermaceti dei capodogli, spalmati sul viso, venivano usati per illuminare la pelle delle donne nel Settecento. Con i fanoni delle balene si fabbricavano busti e corsetti per modellare il corpo femminile. In alternativa, i «denti» venivano utilizzati per ombrelli o come sospensioni delle carrozze. Tutte le parti delle balene, carne, pelle, grassi, lingua sono stati impiegati per soddisfare mille necessità umane. Per l’illuminazione delle città fu una svolta la scoperta dell’olio di balena nelle lampade. Martin Lutero usava una vertebra di balena come sgabello.

Il terrore ancestrale verso le balene, gli inseguimenti sugli oceani e il commercio dei capodogli hanno attraversato secoli di storia coinvolgendo maori, eschimesi, indiani d’America, quaccheri, pirati, corsari e padri pellegrini. Dopo secoli di miti e avvistamenti cominciò l’era della caccia sistematica.

Aldo Busi: la lingua salvata

aldo-busi-danilo-de-marco

Pubblichiamo il pezzo su Aldo Busi scritto da Nicola Lagioia per Orwell. Lo facciamo adesso perché domani (come abbiamo appreso leggendo Altriabusi.it) si celebrerà, presso il tribunale di Monza, la seconda udienza del processo in cui Busi dovrà difendersi dall’accusa di aver diffamato Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, ex moglie del capo del governo Silvio Berlusconi.