Viaggio al non termine di Céline

Questo pezzo è uscito per il Sole 24 Ore.

Secondo la nota definizione di Italo Calvino, un classico è un libro che non si finisce mai di leggere. Un diverso e ben più rumoroso indicatore del valore di un autore è tuttavia la capacita di continuare a far danni e creare scompiglio anche molto tempo dopo la propria morte. Era ciò che augurava per sé il marchese De Sade, e il cantore di “ragazzi criminali” Jean Genet, e perfino un apostolo dell’assenza come Carmelo Bene per il quale lo scompiglio iniziò a ceneri calde

Un tranquillo week end di memoria

di Giorgio Vasta

Nelle ultime pagine di Un uomo solo Christopher Isherwood, dopo avere narrato la storia d’amore tra George e Jim domanda al lettore di immaginare che nell’istante in cui per la prima volta George ha visto Jim e se n’è innamorato, nel suo organismo ioni calcio abbiano cominciato a depositarsi all’interno di un’arteria coronaria formando quella placca che tempo dopo lo condurrà alla morte. Isherwood domanda cioè di confrontarsi ancora una volta con il modello che vede amore e morte coesistere in un nodo inestricabile.

Smemoir

Memoir_by_Valimar

La prima verità è che gli esseri umani hanno un bisogno ancestrale e moderno di raccontare la propria storia dal proprio punto di vista e con le proprie parole. La seconda verità è che spesso, quando la raccontano, gli esseri umani non dicono la verità. La terza verità è che il senso della letteratura, forse, s’iscrive proprio in questo diaframma difettoso

L’invenzione della nostalgia

È arrivato recentemente il libreria, pubblicato da Donzelli, L’invenzione della nostalgia di Emiliano Morreale. Si tratta di uno studio molto interessante su come i mass media siano, prima ancora che dei divulgatori, i creatori su vasta scala di un particolare sentimento, quasi del tutto sconosciuto fino alla modernità e oggi diventato pervasivo, ingombrante. Che cos’è […]