Quel silenzio da numero uno. L’intervista a Dino Zoff

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Pubblichiamo un’intervista Malcom Pagani a Dino Zoff apparsa sul Fatto quotidiano. Ringraziamo l’autore e la testata. (Nella foto, Dino Zoff con Gaetano Scirea. Fonte immagine)

di Malcom Pagani

Se il signor Zoff parlava poco, una ragione c’era: “A casa mia le regole non erano scritte, ma scolpite. Si viveva di realtà e di concretezza, per scuse puerili e vittimismi non esisteva spazio”. Specchiandosi nel fiume Aniene, l’uomo che superò il guado a tempo debito confessa che avrebbe avuto ancora voglia di remare. Il pudore di sempre. L’amarezza lenita dall’ironia: “Mi chiede se mi sarebbe piaciuto dare una mano al calcio italiano di oggi? Onestamente sì, sa cosa mi ha fregato? L’età. Sono vecchio. Ho 72 anni, conosco le persone che comandano il gioco e loro sanno perfettamente chi sono io”.

Le ombre di Ocaña, il campione triste che sfidò Merckx e si arrese a se stesso

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Il 19 maggio 1994 moriva Luis Ocaña. Pubblichiamo un ricordo di Gianni Mura uscito su la Repubblica ringraziando l’autore e la testata.

Uno sparo all’ora di pranzo, nelle cantine della sua tenuta, a Caupenne d’Armagnac. È il 19 maggio del 1994. Luis Ocaña s’è sparato alla tempia sinistra. Strano, perché non è mancino. Alle 13.45 sua moglie Josiane chiama la gendermeria di Condom. Alle 16 all’ospedale di Mont de Marsan si accerta la morte cerebrale. Alle 17, l’ora dei toreri, il decesso. A Bordeaux, dopo l’autopsia, che rivela l’assorbimento di una forte dose d’alcool, il corpo sarà cremato. Funerale alla chiesa di Notre Dame des Cyclistes, a Labastide. Li celebra l’abate Massie, che nella stessa chiesa aveva unito in matrimonio la notte di Natale del ‘66 Luis Ocaña e Josiane Calède, figlia di un camionista, la biondina che aveva consegnato il mazzo di fiori al vincitore del criterium di St. Pierre du Mont. E il vincitore era Luis. Lasciamolo, lasciamoli su questa immagine.